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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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venerdì 2 maggio 2014

Una politica di stimoli monetari o le riforme di sistema?

“Sono passati più di 5 anni dall’esplosione della crisi finanziaria globale, ma l’economia globale sta ancora lottando per superare la debolezza cronica del dopo crisi”. Una debolezza che si manifesta in tanti modi: trend deludenti della produzione e della produttività; disoccupazione oltre ai livelli pre-crisi; rischi di deflazione; crescita del 30% del debito privato dei settori non finanziari rispetto al Pil; un settore finanziario ancora in riassestamento; i mercati finanziari in crescita e sempre più dipendenti dalle banche centrali; deficit di bilancio crescenti mentre scendono gli introiti fiscali; una politica monetaria che ha raggiunto i suoi limiti.
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Passera non fare il passero

non sembra è già finita la parabola renzi.
Il Governo Renzi sembra aver iniziato il suo lento declino, probabilmente per settembre si ritornerà a votare, i proclami e le slides innovative non sono bastati. Mancano meno di 30 giorni ai famosi 80 euro in busta paga (ammesso che servano veramente a qualcosa). La stampa nazionale evidenzia da giorni come sulla proposta vi siano ancora numerose lacune e perplessità insanabili.
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Il moderato capitalismo di Marine Le Pen e il keynesismo che verrà…

Crediamo di non sbagliare se, guardando al risultato conseguito dal Front National della Marine Le Pen alle elezioni amministrative in Francia, possiamo tranquillamente affermare che questo è il primo, forte segnale di una profonda inversione di tendenza che, ben presto, toccherà l’intero Vecchio Continente e che poi andrà, via via, espandendosi in tutto il mondo. Il malcontento per le istituzioni europee o euroscetticismo, al pari del profondo disagio sociale determinato da una perdurante crisi economica, nascondono in verità una realtà ben più gravida di conseguenze di questi fenomeni.
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Ci restano soltanto quindici anni

Viviamo come ai tempi di Noè. Col presentimento che sarebbe venuto un diluvio, il vecchio cercava di convincere la gente perché cambiassero stile di vita. Ma nessuno gli dava retta. Al contrario, “Si mangiava e si beveva. C’era chi prendeva moglie e chi prendeva marito finché non arrivò il diluvio e li spazzò via tutti” (Lc 17,27; Gn 6-9).
I duemila scienziati del Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) che studiano il clima della terra, sono i nostri attuali Noè. La terza e ultima relazione del 13 aprile contiene un grave grido di allarme: abbiamo soltanto quindici anni per impedire che si oltrepassi di 2°C il clima della terra. Se sarà oltrepassato, conosceremo qualcosa del diluvio. Nessuno dei 196 capi di stato ha detto una sola parola. La grande maggioranza continua a sfruttare i beni naturali, facendo affari, speculando e consumando senza fermarsi, come ai giorni di Noè.
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Non più padroni in casa nostra

I giornali e la politica fanno un gran parlare di populismo, quasi sempre per dipingerlo come un pericolo mortale ma quasi mai per spiegarlo, per indicarne i motivi e í contenuti. Forse molte cose sarebbero più chiare se invece si cominciasse con il dire chiaramente che: primo, quello che viene definito populismo nasconde in realtà un sentimento di crescente ostilità, se non addirittura di rivolta, degli strati più «popolari» e disagiati della società contro le élite; e, secondo, che questo nuovo tipo di rivalità sociale gode di così cattiva stampa perché non è in alcun modo intercettato politicamente dai partiti della sinistra tradizionale, a differenza di quanto avveniva fino a non molto tempo fa in Italia come in Europa.
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L’uomo moderno non teme la morte, teme la vita


Oltre alle classiche paure individuali, sociali e politiche se ne aggiungono ulteriori non facili da individuare, figlie del predominio del progresso e dell'economia, della globalizzazione, della precarietà delle condizioni lavorative e della rapidità che tormenta lo svolgersi delle vite. Alla base di ciò sta il sistema capitalistico, il quale ha generato le più temibile delle nostre paure: l'insicurezza per il presente e l'incertezza per il futuro.

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La sinistra italiana tra finanza e capitalismo

Una sinistra che ha ereditato dai suoi illustri maestri il solo antifascismo, applicato oggi ad un fascismo che non esiste più, se non nelle forme che essa stessa ha protetto ed incentivato, quali ad esempio la tecnocrazia. Una sinistra che festeggia sulle note di “Bella Ciao” la svendita della Banca d'Italia.
Dalla seconda metà del XIX secolo fino ad arrivare agli anni 60′ del 1900, la sinistra italiana e le sinistre europee, tra differenze e contraddizioni, hanno fondato la loro battaglia politica sul perseguimento di precisi obiettivi quali la lotta al sistema capitalistico, la socializzazione dei mezzi di produzione, un’equa distribuzione delle ricchezze e riforme sociali volte a garantire a tutti gli stessi diritti. Ciò è accaduto attraverso i canali legali delle istituzioni, con l’appoggio delle socialdemocrazie, o al di fuori di essi, attraverso i vari movimenti estremisti come i sindacalisti rivoluzionari o le frange più radicali del Partito Socialista. Ma la sostanza non cambia: moderati e radicali di sinistra hanno fatto del capitalismo il nemico giurato della loro lotta politica.
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La nostra è prima di tutto una crisi etica e morale

Quella che persistono stupidamente a definire una “crisi”, non é di natura economico, finanziaria o sociale (che ne sono gli effetti) ma é determinata da una terribile crisi etica, morale, e di valori, che da oltre mezzo secolo ha fatto tabula rasa di ogni cultura, passione, volontà, capacità autocritica, e senso di colpa! In questo modo, si è sdoganata ogni nefandezza fino a renderla pratica comportamentale. Ed è in questo modo che il Sistema Bestia ha potuto commercializzare la sua sporca e insanguinata mercanzia, essendo decadute tutte quelle regole e presupposti che monitoravano, controllavano e impedivano le degenerazioni dei comportamenti umani. Attraverso un’opera di lavaggio mentale metodico e sistematico (un’ipnosi di massa) indotto dai media allo scopo di uniformare le coscienze degli individui alle ragioni e logiche del Sistema, si è stato in grado di contrabbandare tutto quel baraccone tecnologico, ludico e invalidante, per “progresso e benessere”.
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 http://www.oggi.it/posta/lettere/2013/12/19/la-nostra-e-prima-di-tutto-una-crisi-etica-e-morale/

giovedì 1 maggio 2014

CINQUE MOTIVI PER CUI NON FESTEGGEREMO IL PRIMO MAGGIO

1. Lavorare dovrebbe servire a vivere, non il contrario. Perciò dovrebbe essere considerato alla stregua del denaro: un mezzo da maneggiare col dovuto senso del limite. Il lavoro, dicevano gli antichi Greci che a saggezza battevano alla grande noi moderni, è una pena (un fardello, un peso, un male necessario ma pur sempre un male). Altro che festa.

2. Un tempo lavorare forniva perlomeno una coscienza di classe, faceva sentire degna la fatica del lavoro anche all’ultimo degli onesti sfruttati. Oggi è mortificante fare la questua agli imprenditori per contratti a singhiozzo e paghe da fame. Il lavoro parcellizzato, precarizzato, senza prospettive, appeso ai capricci del mercato è peggio della schiavitù, che almeno durava. Abbiamo scambiato le punizioni corporali con l’angoscia esistenziale.
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13299

DOVE E’ SEPOLTA LA SALMA DEL PRIMO MAGGIO

Oggi sono in grado di rivelare per la prima volta a milioni di lavoratori e al mondo politico dove è stata sepolta la salma del Primo Maggio.
La stanno cercando disperatamente 30 milioni di disoccupati/sottoccupati europei, e il 42% dei vostri figli senza lavoro e senza speranza di trovarne uno.
La salma del Primo Maggio fu tumulata nel 1975, nell’oceano Atlantico, dopo che la Commissione Trilaterale lo assassinò. Il sicario prescelto dalle elite di Stati Uniti, Europa e Giappone fu Samuel P. Huntington, nel suo trattato “The Crisis of Democracy”.
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 http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13298