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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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lunedì 28 settembre 2015

Immigrazione: altre foto, stesse finalità

Dopo Aylan, altri bambini sono annegati senza l’onore di una foto. In compenso, ora circola nel mondo l’immagine di una bimbetta siriana che gattona davanti a poliziotti appoggiati agli scudi.
La foto di Aylan e quella della bimbetta esprimono situazioni e simbolismi diversi, quasi opposti, ma rispondono allo stesso fine.
Le diversità sono evidenti. Aylan è un piccolo cadavere prono davanti a quel mare che ha una doppia valenza simbolica: è via verso un Altrove, quell’avvenire migliore che doveva attendere il bambino, ma è anche barriera, ostacolo, abisso da superare in una prova in cui si mette a repentaglio la vita.  E quel volto riverso al suolo, lambito dall’onda, è l’immagine di una speranza stroncata sul nascere, di un progetto di vita tragicamente spezzato.
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Quanti auspici, papa Francesco. E quante bugie


Bel discorso al Congresso USA, mercoledì scorso, e bel discorso all’Assemblea generale dell’ONU, il giorno successivo. Nel suo viaggio oltreoceano papa Francesco ha confermato di essere molto abile, nel presentare sé stesso e la Chiesa in una luce positiva e desiderabile, e puntualmente ha fatto il pieno di reazioni favorevoli, o persino entusiastiche: applausi ripetuti dei presenti, qualcuno dei super professionisti della politica che addirittura si commuove fino alle lacrime (vedi il repubblicano John Boehner, presidente della Camera), e gli amplificatori del mainstream che rilanciano nel modo più acritico le dichiarazioni altisonanti e i mirabili auspici.
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Alchimie politiche liberaldemocratiche in Italia (piddì forever?)

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La narrazione liberaldemocratica, a copertura del potere oligarchico-finanziario che impazza, ci suggerisce che il popolo è comunque sovrano e le elezioni politiche, a suffragio universale, sono il momento clou della democrazia, in cui si mettono a confronto programmi politici contrapposti e si decide chi governerà il paese. Infatti, spulciando la Treccani online a tutti accessibile, alla voce “liberaldemocrazia” scopriamo che si tratta di un Regime politico basato sulla combinazione del principio liberale dei diritti individuali con il principio democratico della sovranità popolare. Spesso viene usata, come sinonimo, l’espressione “democrazia liberale”. In entrambi i casi si intende sottolineare che il riconoscimento della sovranità del popolo va di pari passo con l’intangibilità di una serie di libertà individuali (pensiero, religione, stampa, impresa economica). L’ibridazione fra liberalismo e democrazia, un tempo divisi e contrapposti, è subordinata al liberismo economico, che fa il paio con il liberalismo. Proprio qui sta il problema di fondo, perché decide chi detiene veramente il potere economico-finanziario, nonostante quelle periodiche e rituali “espressioni della volontà popolare” che sono le elezioni. Se John Locke fu il teorico dello stato liberale e Spinoza di quello democratico, il vero motore della liberaldemocrazia occidentale, oggi, non è il pensiero filosofico ma gli sfuggenti Mercati & Investitori, che ne raccolgono i frutti decidendo i governi, espropriando le risorse degli stati e consolidando un potere sovranazionale.
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Diritti dei turisti?

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Più volte, in questi giorni di rumore massmediatico provocati dalla demonizzazione dell‘assemblea sindacale dei lavoratori del Colosseo, mi sono soffermata a leggere di alcuni che, insinuando di avere meno diritti di altri (partite IVA contro dipendenti pubblici, dipendenti pubblici contro dipendenti privati, imprenditori contro il resto del mondo), invocavano a gran voce più occupazione per tutti ma, contemporaneamente, meno diritti.
Lo stesso, presunto, “leader dell’opposizione” Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, intervistato da un programma radiofonico dell’emittente Radio 24 (che fa capo a Confindustria), accusava gli stessi dipendenti dei Beni Culturali di «rovinare l’immagine dell’Italia all’estero», e quindi continuava, «per me possono essere licenziati domani mattina», colpevoli di creare disagi a causa della loro protesta contro il mancato pagamento degli straordinari dell’ultimo anno.
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I viaggi di papa Francesco


È iniziato in maniera trionfante e probabilmente finirà -inconvenienti a parte, ma non crediamo proprio ce ne siano- in apoteosi il lungo viaggio di papa Francesco a Cuba prima e negli Stati Uniti poi.
Molta la carne al fuoco: l'incontro con Raul Castro, la messa in piazza a L' Avana sotto l'effigie di "Che” Guevara, la visita al Congresso USA, il discorso all' ONU, l'incontro interreligioso a Filadelfia in cui, udite udite, saranno presenti "uomini e donne di ogni orientamento sessuale".
Queste trottate in giro per il mondo a ricevere applausi da masse gaudenti e plaudenti ci ricordano altri viaggi pontifici, non lontanissimi nel tempo, in cui i predecessori di Bergoglio -Wojtyla in primis- mieterono allori e successi, forti dei loro trionfi diplomatici: a Wojtyla si dà il merito di aver fatto crollare la Cortina di Ferro quando invece furono ben altre le ragioni del collasso comunista e quanto a Bergoglio la vulgata lo vuole artefice del disgelo diplomatico tra Cuba e Stati Uniti quando, anche in questo caso, la verità è solo parziale e sono ben altre e più complesse le cause che hanno spinto il regime cubano ad aprirsi al cosiddetto "mondo libero"(?): da 25 anni senza le sovvenzioni dell' URSS e strangolata da embarghi e scarso commercio estero, isola di una ideologia comunista defunta in un Continente e in un Oceano di neoliberismo, Cuba ormai languiva, ridotta a qualcosa come un miscuglio tra un museo per turisti e l'ospizio di mendicità.
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Il legame spirituale che manca in Europa


Se l’Unione Europea sia davvero unita è la domanda quotidiana di milioni di europei, la cui persistente identità nazionale è ancora di molto prevalente rispetto al senso della loro appartenenza europea.
In realtà, neppure ci accorgiamo che su punti fondamentali per l’unità europea, noi siano stati e restiamo assai reticenti. Perché ci siamo uniti, e abbiamo, anzi, tanto allargato la nostra unità?
Eppure si tratta del nodo centrale della natura o qualità etico-politica dell’Europa in costruzione: un nodo insoluto. L’unione degli europei era un semplice modo di adattarsi alle mutate condizioni del mondo a metà ‘900? Era solo il modo di scongiurare per il futuro la prassi di guerre intestine che hanno logorato la posizione e la vita dell’Europa? Era dettata solo o soprattutto da convenienze economiche e materiali? Costruivamo una nazione europea, sia pure complessa come tante nazioni europee? Che significava su questo piano il passaggio dall’iniziale termine di Comunità all’attuale termine di Unione per indicare l’associazione dei Paesi europei?

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L’autoritarismo renziano e l’omertà “democratica”

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Matteo Renzi, insieme alla personale schiera di deputati e seguaci di partito, sottopone numerosi decreti a un’approvazione che si può considerare unilaterale, poiché le opposizioni sono state annichilite da una legge elettorale che attribuisce poteri decisionali quasi illimitati alla maggioranza.
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Il Piano Kalergi

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Quindici anni fa uno studio dell’Onu introduce il concetto di “immigrazione di rimpiazzo” che porta al centro del dibattito la necessità di sostituire (letteralmente) buona parte della popolazione europea con migranti, al fine – si dice – di compensare il calo delle nascite e garantire il sistema pensionistico. Si può dire che il Piano Kalergi ha avuto successo praticamente in tutto. O perlomeno i suoi discepoli stanno procedendo a grande velocità verso la sua finalizzazione.
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Soros elogia Renzi e vuole un milione di migranti all’anno

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Ha la faccia del cattivo dei film e, una volta tanto, cattivo lo è davvero. EppureGeorge Soros passa universalmente per un buono, persino in Italia, nazione che nei primi anni ’90 cercò simpaticamente di mandare in bancarotta.
Ma evidentemente non c’era niente di personalese il Corriere della Sera può intervistare il noto speculatore senza causare neanche un centesimo delle polemiche che ha suscitato Vespa invitando in trasmissione quei dilettanti di borgata dei Casamonica.
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domenica 27 settembre 2015

DA NEW YORK, ECCO: PUTIN IL GRANDE


putin
DI PEPE ESCOBAR



E' l'ultimo colpo di scena geopolitica della stagione: sarà ora che il presidente americano Barack Obama avrà finalmente deciso di incontrare il presidente russo Vladimir Putin, questo Venerdì o all’Assemblea generale dell'ONU la settimana prossima a New York?

Il cambio di marcia della Russia in Siria - non solo consegna le armi, ma c’è anche la prospettiva di un intervento effettivo di forze aeree russe – ha causato una sincope al traffico di Washington.

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