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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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mercoledì 12 settembre 2012

PERCHE’ CHI COMPRA TITOLI DI STATO COMMETTE REATO

Moody’s ha dichiarato che è contenta del risultato ottenuto dal nuovo Governo italiano; vuol dire che la fine è vicina, che lo sporco lavoro a vantaggio delle banche è stato fatto, che l’industria è a terra e quindi cedibile a pochi soldi, che l’Italia è decotta ed è pronta per essere venduta, servita su un piatto d’argento, alle banche che Moody’s, Standard & Poors e gli altri compagni di merende rappresentano. Pardon: ad essere “privatizzata”, come ci si dice dando ad intendere che il Cittadino, il Privato, avrà la possibilità di comprare un’azienda che lo Stato non ha ben gestito per poi metterla a disposizione della Comunità con più efficienza, togliendo una perdita dal settore pubblico e scrivendo qualche cifra a nove zeri nel bilancio statale.
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 http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10780

giovedì 6 settembre 2012

Ma la scelta finale spetta solo a noi

da Venezia Fra i suoi tanti meriti, il progresso della medicina ha purtroppo portato con sé l'illusione di poter «sconfiggere» la morte spostando sempre più avanti la soglia di quella che è una sopravvivenza più artificiale che reale.
La tecnica si è impadronita della nostra esistenza e la tiene in pugno. Una volta la morte era naturale, apparteneva alla sfera della familiarità, si moriva in casa così come in casa si era nati. Oggi è il tabù che demanda a macchine, strutture, specialisti, la gestione di un corpo tenuto in vita oltre e a dispetto della vita. Quella che noi gente semplice, e che può avere o meno il dono della fede, conosciamo e riteniamo tale, quella per cui abbiamo pensato valesse la pena vivere, pur sapendo che in un futuro, prossimo o venturo, morire avremmo comunque dovuto.
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http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43968

Decrescita felice: critiche e risposte

Negli ultimi giorni sono spuntati come funghi sul web articoli critici verso l’idea di decrescita in generale e verso le tesi della “decrescita felice” in particolare. È un buon segnale: cresce l’interesse intorno a questi temi e la risposta del “pensiero unico” sviluppista non si fa attendere. Si cita spesso Serge Latouche le cui tesi, vogliamo ricordarlo, non esauriscono il ben più ricco dibattito culturale su questi temi. In Italia, in particolare, abbiamo la fortuna di avere Maurizio Pallante e il Movimento per la Decrescita Felice che, pur concordando con molte della analisi e delle proposte di Latouche, vanno oltre offrendo a questo movimento di idee un contributo importantissimo in termini di praticità e possibilità di attuazione di un differente modello di produzione e consumo.
Poichè Fare Verde ha abbracciato in ben due importanti occasioni le tesi della decrescita felice, vogliamo informarvi del dibattito in atto. E soprattutto, diffondere le risposte alle critiche. Di seguito riportiamo la risposta di Massimo De Maio, presidente di Fare Verde e socio fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, ad uno degli articoli che criticano la decrescita. Per completare il quadro, vi indichiamo anche i link di alcuni altri articoli critici e delle relative risposte. Buona lettura.
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 http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43969

Il problema è capire cos’è il debito

Debito. Forse la parola più sentita in questi ultimi anni. Ma cosa s’intende, realmente?
Il significato, nella visione popolare, è che un debito pubblico, creato dallo Stato, è un debito di ogni suo cittadino. Questa è la falsa pista che ha convinto l’opinione pubblica mondiale. Da sfatare.

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 http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43973

Cambiare rotta per uscire dalla crisi

Il dibattito politico non affronta il merito dei problemi economici e sociali. La politica dimentica i soggetti sociali e il loro disagio. Per discutere dei contenuti e delle alternative concrete, la campagna Sbilanciamoci! riunisce associazioni, esperti e movimenti alla decima edizione della “Contro-Cernobbio”, a Capodarco di Fermo
Dalle discussioni estive sulle alleanze politiche in vista delle prossime elezioni e sulle prospettive di governo sta mancando completamento il merito: il programma e gli obiettivi che sarebbe necessario darsi per fronteggiare la crisi e avviare un modello di sviluppo radicalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. E scompaiono – dal dibattito politico – da una parte la società con le sue sofferenze e dall'altra i soggetti (il lavoro, i movimenti, la società civile) che dovrebbero essere il perno di un cambiamento radicale del paese.

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martedì 4 settembre 2012

L'irresistibile crescita delle energie rinnovabili

Probabilmente conoscete tutti la leggenda dell’invenzione del gioco degli scacchi. Si racconta che l’inventore lo regalò al re di Persia, il quale ne fu talmente contento che promise all’inventore un regalo a sua scelta. Questo, allora, chiese al re un chicco di riso sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza, e così via per le 64 caselle. Il re accettò di buon grado, salvo poi accorgersi che per arrivare alla 64-esima casella avrebbe dovuto tirar fuori una quantità di grano talmente grande da non saperla nemmeno calcolare. Pare che risolse il problema facendo tagliare la testa all’inventore.
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Manifesto per la soppressione dei partiti politici…

In questo fine agosto che non accenna a sbollire, i nostri politici, come nei mesi precedenti, hanno ricominciato un balletto consueto e conosciuto che va avanti da parecchi anni. Sembra quasi un comportamento obbligato per tutti coloro che si accostano alla politica. Insulti, vacuità, promesse e slogan declamati con voce stentorea, quasi urlati, tanto da pensarli come eterni, che invece svaporano nel breve lasso di un’esternazione televisiva.
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Come nel 1994 lo scontro sarà tra vecchi e nuovi

È difficile che si voti a novembre, ma è praticamente certo che a novembre comincerà la bagarre. Mentre il povero Monti, come succede a fine anno a qualsiasi presidente del Consiglio, sarà alle prese con i problemi dei conti pubblici, i partiti avranno tutti la testa già rivolta alle elezioni di primavera. Ogni gesto, ogni dichiarazione, ogni parola sarà finalizzata ad attirare il maggior numero di voti possibile. 
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Ma è stata la democrazia a rivalutare il fascismo

"Fascista!" ha urlato Bersani a Beppe Grillo. Sembra essere tornati agli anni ’70 quando chi non si "dichiarava, laico, democratico e antifascista" era di per sè un fascista. Usare il termine "fascista" come insulto e strumento di lotta politica nell’anno di grazie 2012 non solo è un "non sense" è ridicolo. Evidentemente nella generazione dei Bersani, scatta ancora un riflesso, pavloviano dovuto all’età (a un Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che di anni ne ha 37 e che pure è un Ds, non verrebbe mai in mente da dare del "fascista" a chichessia) e alla lunga militanza del Pci, che rischia di dare ragione a Berlusconi quando diceva che gli ex comunisti, nonostante tutti i cambi di sigle, erano rimasti, nel fondo della loro animuccia, comunisti.
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Alle prossime elezioni si spegnerà del tutto la credibilità dei partiti

I partiti che si accapigliano sulla riforma elettorale, sulla Rai, sulla giustizia, sulle tasse, sul rigore, per accaparrarsi ancora qualche fettina di potere e nell’illusione di conquistare consenso, assomigliano molto ai polli di Renzo che si beccavano l’un l’altro senza rendersi conto che sarebbero presto finiti sullo spiedo dell’Azzeccagarbugli. Se non proprio allo spiedo i partiti rischiano di finire sulla padella dell’irrilevanza. È infatti molto probabile che alle prossime elezioni, si tengano in autunno o nel 2013, le astensioni e i voti dati a Grillo riducano il parterre degli elettori ai minimi termini
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