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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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giovedì 5 settembre 2013

Responsabilità e sacrifico

Ho sentito spesso confondere la responsabilità con il sacrificio. La responsabilità che ognuno ha nei confronti di se stesso consiste nella capacità di attuare il proprio desiderio, la più intima volontà personale. Significa riuscire a mettere in pratica parte di ciò che si è nel profondo, riportare alla luce pezzi di verità indistrutte. Riuscirci vorrebbe dire essere arrivati a conoscere se stessi, come voleva Socrate.
Conoscere se stessi è un imperativo morale vertiginoso e a tratti catastrofico. Ma se non ci si riconosce, se non si riesce a dissodarsi, rimuovendo gli ammassi di pietre che ostacolano il passaggio, nel tentativo (perché può trattarsi solo di un tentativo, così come lo soffriva Nievo: voglio che la mia vita sia un tentativo, ma un forte, ostinato tentativo) di attingere alle radici di noi stessi, allora non sarà nemmeno possibile sapere ciò che si vuole, cosa ci identifica. Potrebbe essere infine questa la responsabilità dell'esistenza, la responsabilità tout court: incarnare il nostro desiderio e dare a esso concretezza, realizzarlo.
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Unione Europea, oligarchia e mercato

Entrato in vigore il 1° dicembre 2009, il Trattato di Lisbona è stato messo in mora, anzi di fatto sostituito con un sistema di governance messo a punto da una serie di direttive, concordate anche con il Parlamento europeo, la prima delle quali emanata dall'ECOFIN il 7 settembre 2010 dando inizio al Semestre Europeo. La nuova governance, nata per fronteggiare la crisi economico-finanziaria, si è strutturata con accordi intergovernativi: il Patto Fiscale e il Trattato ESM.
Fino al 2009 si poteva parlare di deficit democratico, ora si deve parlare di deriva oligarchica dell'UE. Per controllare ex ante e ex post le politiche di bilancio è stato successivamente emanato un gruppo di direttive: il Six Pack e il Two Pack. Con questa serie di misure si sono concentrati i poteri nel Consiglio europeo, nella BCE e nelle due nuove istanze istituzionali, quelle dell'Euro Summit e del suo presidente, che attualmente coincide con quello del Consiglio europeo, van Rompuy: sono questi i 'giudici di ultima istanza' che dettano le misure di bilancio e di politica economica, mentre la BCE regna sulla moneta.
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Chi è Matteo Renzi e perché ci perseguita?

Matteo Renzi, battuto da Bersani come candidato premier, si ripresenta come unico candidato in grado di portare il Pd alla vittoria nelle prossime elezioni. Autorevoli opinionisti, inizialmente ostili, hanno cambiato idea e lo vedono ora come l'estrema possibilità di salvezza di un partito lacerato e perdente: Matteo Renzi, in grado di recuperare voti sul fronte moderato e in effetti assai più gradito agli elettori di destra che di sinistra; una candidatura a premier - in stile Pdl - fatta sul personaggio e non sulla politica. Questa è appunto la domanda: quale è la politica di Matteo Renzi, ovverosia quali sono i valori e gli obiettivi che propone al paese? Domanda cui non è facile dare risposta, data l'evasività di Renzi su questo punto e dato il fatto che il suo programma per le primarie è collocato su un piano quasi esclusivamente efficientista, fatto di ricette come 'snellire', 'semplificare', 'ridurre la burocrazia', e simili. 
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L'insostenibile leggerezza dell'avere

Finalmente. Non solo un saggio teorico sui movimenti sociali e politici che, in particolare dopo la rivoluzione industriale, hanno rifiutato la logica del produttivismo a tutti i costi, cercando altre strade da percorrere. Lo sguardo attento di Valerio Pignatta si concentra sul presente, analizzando da vicino e raccontando esperienze di vita di persone che, come l'autore, si sono date come ideale quello della 'decrescita', e hanno tentato di metterlo in pratica.
Esperienze che in apparenza possono sembrare estreme, ma che in realtà non lo sono certo di più di quelle di chi sceglie - più o meno consapevolmente - di sacrificare tutto sull'altare della 'crescita': il tempo, l'ambiente, l'incontro con gli altri e la vita in tutte le sue espressioni.
Proprio sui temi affrontati nel suo ultimo libro, L'insostenibile leggerezza dell'avere (Ed. EMI, 2009), abbiamo intervistato Valerio Pignatta, socio fondatore del Movimento per la Decrescita felice e attivo sostenitore della 'sobrietà', dell'autoproduzione e di un mercato che valorizzi anche lo scambio di beni e servizi.
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Europa sull'orlo del collasso

L'Europa parla sempre più tedesco. È il commento che, come un virus, si è diffuso nel vecchio continente. Attesta l'indubbia egemonia di Berlino nel definire le politiche dell'Unione Europea. A questo tema lo studioso tedesco Ulrich Beck ha dedicato un saggio - "Europa tedesca", Laterza -, nel quale analizza la politica portata avanti da Angela Merkel. Beck non esita a criticarla e a mettere in evidenza il doppio regime seguito da Berlino: neoliberista in Europa, moderatamente in difesa del modello renano in casa.
Ma la sua riflessione si concentra anche sul fatto che la crisi economica ha accelerato la formazione di movimenti sociali che si muovono certamente sul piano locale, nazionale, ma all'interno di una cornice globale. O come preferisce qualificarla: cosmopolita. Da qui la consapevolezza di una crescente «provincializzazione» del Vecchio Continente all'interno di una geografia del potere mondiale che vede ormai protagonisti paesi come l'India, la Cina, il Brasile. Allo stesso tempo individua nei movimenti sociali l'unico antidoto possibile per le forme di nazionalismo che carsicamente ritorna ad occupare la scena nei paesi europei. 
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I debiti della Germania e l'austerità della Merkel

L'intervista concessa giorni fa dalla Cancelliera Merkel alla Frankfurter Allgemeine, apparsa anche su Repubblica, si presenta con due facce. La prima è quella di un manifesto elettorale, in vista della tornata di settembre. Angela Merkel è nota per saper interpretare come pochi altri politici le idee e gli umori del cittadino medio del suo paese.
Che si possono così compendiare: noi lavoriamo sodo, sappiamo fare il nostro mestiere e amministriamo con cura il denaro pubblico e privato; quasi tutti gli altri, nella Ue, lavorano poco, sono degli incapaci e vivono al di sopra dei loro mezzi. La seconda faccia dell'intervista è una calorosa difesa delle politiche di austerità e delle riforme che la Cancelliera ha imposto ai Paesi Ue affinché risanino i bilanci pubblici e riducano i debiti. Ogni personaggio politico sceglie le strategie comunicative che crede ed è probabile che quelle di Angela Merkel le assicurino il terzo mandato consecutivo. Su di esse non c'è quindi nulla da dire. Ma la difesa strenua dell'austerità e il messaggio implicito nell'intervista "i Paesi Ue sono pieni di debiti e noi no, per cui ci tocca insegnargli come si fa ad uscirne" meritano qualche osservazione.
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DA QUALE PARTE STAI ?

"C’è stato un tempo in cui il rischio di rimanere un bocciolo era più doloroso che fiorire." - Anais Nin

Quanto ancora siamo disposti a tollerare prima di intervenire?

Qual è la nostra soglia personale del dolore?

Quando capiremo che siamo meno spaventati dallo Stato che dal vivere su un pianeta senza alberi, senza acqua potabile, senza terra arabile, senza un minimo di giustizia?

Invece che risposte stimolanti, dirò ssssshhhhhhh...


Spegni i tuoi telefoni cellulari, le tue TV, spegni il rumore nella tua testa ... e ascolta soltanto.

Ascolta con attenzione. Riesci a sentirlo? 

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SCOSSE GLOBALI. ALTRO CHE IVA: I 5 EVENTI CON ITALIA A RISCHIO FINO AL PRIMO OTTOBRE

Nel mondo a parte dei media italiani, dove un sospiro della Santanchè o un sussurro di Rosi Bindi sembrano persino cose serie, il primo ottobre rappresenta la scadenza che il governo si è imposto sulla questione dell'aumento dell'Iva. O meglio, si tratta della scadenza che serve per garantire Bruxelles, come Berlino e Francoforte, sul fatto che in caso di mancato aumento dell'Iva scatteranno altri sistemi di recupero risorse per le politiche di bilancio (garantendo banche e fondi di investimento, naturalmente). 
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BARACK OBAMA DISTRUGGE LA CLASSE MEDIA

L'agenda economica della Casa Bianca


Secondo un sondaggio condotto da Gallup il 15 agosto 2013, il consenso di Obama in campo economico è scivolato al 35%. Due terzi buoni degli americani, ora, sono insoddisfatti delle prestazioni di Obama, in materia economica. L'indagine rispecchia i risultati di un sondaggio precedente (12 agosto), che ha rivelato che solo il "Ventidue per cento degli americani si dichiara soddisfatto per la conduzione del paese ... Tre quarti degli americani sono ora scontenti dell'andamento della nazione." (Gallup)

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SILVIO PUO' RESTARE SENATORE. IN CARCERE

Ai berluscones non entra nella zucca che il consenso non autorizza a commettere reati. Altrimenti bisognerebbe stabilire un tariffario. Con due milioni di voti si potrebbe fare un furto semplice, con quattro un furto con scasso, con sei una rapina, con dieci una frode fiscale, con dodici commettere un omicidio, con venti compiere una strage. Già è grave che Pdl e Pd (sia pur questo sottobanco) trattino per trovare una via d’uscita al Cavaliere per permettergli di sfuggire a una condanna definitiva. Perché qui non c’è da dividersi in “falchi” e “colombe”, ma sono in gioco principi indisponibili, come l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che non è nella potestà di nessuno violare. 
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