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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

😔😔😔  

giovedì 13 luglio 2017

Il Russiagate Show va verso la fine. Guai per Trump (e tutti noi)



Ci sono riusciti. Donald Trump è fritto, cucinato a puntino. Non resta che mangiarselo. La salsa è in cottura. Il figlio ha pubblicato le lettere della sua “colpa”. Perché l’abbia fatto non so, ma conosco storie, di minor rilievo, in cui il colpevole rivela in anticipo la sua colpa essendo stato informato che “qualcun altro” lo farà assai presto. Resta in vigore il proverbio: “excusatio non petita, accusatio manifesta”. In ogni caso così andranno le cose.
Ricordo, en passant, che nel 2003 Giuliano Ferrara pubblicò la sua confessione sul Foglio, con grande rilievo, comunicando al colto e all’inclita che aveva preso le bustarelle gialle piene di dollari della CIA. Perché lo fece non so, ma certamente qualcuno stava per tirare fuori quei documenti. Così lui li anticipò sdrammatizzandoli (per quanto possibile). Infatti non successe niente.
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lunedì 3 luglio 2017

Il Tramonto dell’Uscita dall’Euro e l’inizio di una Moneta Parallela (e la BCE come “bad bank”)



Ieri il capo gruppo alla Camera della Lega, Giorgetti, a una domanda esplicita di Antonio Polito (in questo video di Radio Radicale, dal minuto 57) vicedirettore del Corriere della Sera, sulla posizione della Lega sull’uscita dell’Italia dall’euro, ha detto che la proposta della Lega non è uscire dall’Euro, ma rinegoziare i trattati.
[Polito] voi pensate che l’Italia debba uscire dalla moneta unica?”
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La fine del (petro)dollaro: che cosa la Federal Reserve non vuole che tu sappia



La capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria influenza sul resto del mondo sta diminuendo lentamente. Da quando il petrodollaro  venne istituito nel 1971, la moneta ha monopolizzato il commercio internazionale grazie a scambi con l’OPEC e continui interventi militari. C’è però una crescente opposizione allo standard americano, aumentata recentemente dal fatto che diversi Stati del Golfo hanno bloccato il Qatar, accusato di finanziare il terrorismo.
Nonostante la narrativa principale, ci sono diverse altre ragioni per cui Qatar è nel mirino. Negli ultimi due anni, ha condotto oltre $86 miliardi di transazioni in yuan e ha firmato altri accordi con la Cina che incoraggiano ulteriormente la cooperazione economica. Il Qatar ha inoltre i maggiori giacimenti di gas naturale del mondo, assieme a quelli iraniani, dando ai due paesi una significativa influenza regionale.
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Vince il Pizza, l’avatar del renzismo



Vince il Pizza, l’avatar del renzismo di rimessa, vincono i pennivendoli dei media, tutti schierati dalla parte dell’immagine, la città si è confermata incivile, distratta, disinformata, legata ai soliti frames culturali, esatta espressione dell’ottusità politica dei nostri tempi, vince l’hollywoodismo della politica.
Poco importa che Pizzarotti abbia decisamente tradito tutti i principi di una buona amministrazione (difesa del pubblico contro le privatizzazioni), cementificazioni, favori a IREN e alle banche, inceneritore che brucia anche i rifiuti di Reggio e altre province, vendita di azioni delle proprietà pubbliche (Iren, Ente Fiere, Tep), tariffazioni ai massimi livelli nazionali, costo dell’acqua tre volte superiore quella della Lombardia, privatizzazione di servizi pubblici attraverso le cooperative (Proges, Zerosei) … quello che importa invece è che il Pizza assomigli al Tom Cruise della Padania.
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I Regaletti del Declino dell’Impero



Riuscire a trovare i segnali che rivelano la decadenza ed il declino di un Impero è una specie di gioco da salotto. L’arroganza di una leadership sempre più incestuosa e sfrenata, sgomenta per gli eccessi delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza tra élite avide ed egocentriche e per la crescente dipendenza delle classi inferiori dal panem et circenses che eroga un governo preoccupato solo di evitare la bancarotta per la stagnazione del gettito fiscale e per l’enormità dei patrimoni che intanto si sono accumulati: questi sono i primi sintomi che si manifestano prima  della decadenza di un Impero.
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Gli italiani: Renzi go home, again! E il vincitore è Salvini



Il centrodestra ha stravinto le elezioni comunali italiane, oltre ogni previsione. E il primo messaggio che gli italiani hanno lanciato è molto chiaro: Renzi go home. Anzi, Renzi go home, again. Perché è la seconda volta nell’arco di sette mesi che lo lanciano e con pari forza.
Nel dicembre scorso sconfiggendolo sonoramente al referendum, ora bocciando il governo gestito dal suo protetto, l’impalpabile e insignificante Gentiloni, ma anche il suo modo di far politica, la sua persona, il suo rimangiarsi sempre le promesse (Ricordate quando disse: se perdo il referendum lascio la politica?), pensando che gli altri, e innanzitutto gli italiani, siano una manica di ingenuotti da incantare (ma forse dovremmo dire imbonire) a piacimento.

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