Uno shock di offerta (energia, materie prime, colli di bottiglia logistici, interruzioni produttive) non è un eccesso di domanda. È un aumento dei costi di produzione che si trasmette ai prezzi finali. Agisce come una tassa: riduce il potere d’acquisto reale, comprime i margini delle imprese e scoraggia gli investimenti. I settori più sensibili ai tassi (edilizia residenziale, immobiliare commerciale, beni durevoli e capex aziendale) entrano in contrazione molto prima del resto dell’economia. Se anche il mercato del lavoro mostra già segni di debolezza, ulteriori rialzi dei tassi non risolvono il problema di offerta: lo aggravano, trasformando un rallentamento in una recessione più profonda.Il punto critico è questo: alzare i tassi non aumenta l’offerta. Non fa comparire più petrolio, più microchip o più capacità produttiva. Serve solo a comprimere la domanda aggregata. Quando l’inflazione è prevalentemente da offerta, questa compressione produce stagflazione: prezzi ancora alti e attività economica più debole.🤷♀️
Uno shock dell’offerta come quello attuale è altamente deflazionistico, se le banche centrali ci danno una mano con la loro stupidità accademica, ben venga, i tassi collasseranno.🤷♀️
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