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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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lunedì 26 novembre 2012

Siamo stupidi perché viviamo di più così il progresso danneggia l'intelligenza

SIAMO meno intelligenti di 2000 anni fa, l'evoluzione in questo caso ha giocato a nostro sfavore: il nostro cervello, secondo le teorie di Darwin e i principi della genetica, negli ultimi due millenni si è evoluto di pari passo con il nostro stile di vita, ma 'cambiamento' non sempre è stato sinonimo di miglioramento. Il rapporto tra progresso tecnologico ed evoluzione neurologica -  secondo Gerald Crabtree, un genetista dell'università di Stanford -  ha fatto impigrire le abilità cognitive mano a mano che la vita è diventata più comoda. In poche parole, rendendoci più stupidi.
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 http://www.repubblica.it/scienze/2012/11/25/news/stupidi_intelligenti-47040690/?ref=HREC2-11

venerdì 23 novembre 2012

Perché le grandi opere sono inutili

Quante sono le grandi opere inutili che la Commissione Europea e i governi stanno promuovendo come strumento per uscire dalla crisi? Quanti dei 2 milioni di miliardi (avete letto bene) che la Commissione ritiene serviranno per costruire “la spina dorsale d’Europa” diventeranno debito per governi e cittadini, senza portare alcun beneficio alla collettività?
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 http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3748

La missione autoritaria delle nostre polizie

Alzi la mano chi può dirsi sorpreso di fronte alla gestione dell'ordine pubblico attuata lo scorso 14 novembre. Foto, filmati e testimonianze hanno documentato un uso smodato (e pericoloso) di lacrimogeni, l'abuso dei manganelli, cariche inutili e violente, ma se qualcuno ha mandato (flebili) segnali di rincrescimento e annunciato l'avvio di inchieste interne di fronte alle violazioni più clamorose (il pestaggio di una persona inerme, il lancio dei lacrimogeni addirittura da un ministero), è solo perché certe immagini hanno sfondato il muro dell'anonimato in rete trovando sponda in alcuni media "accreditati".
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http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3745

Una rete per un'altra politica economica

A Firenze 10+10 il lancio della Rete europea degli economisti progressisti promossa da Euromemorandum, Economistes Atterrés, Sbilanciamoci!, Another Road for Europe
L’European Progessive Economists Network – Rete europea degli economisti progressisti – ha raccolto gruppi di economisti, ricercatori, istituti e coalizioni della società civile che criticano le politiche economiche e sociali dominanti che hanno portato l’Europa alla crisi attuale. Vogliamo promuovere un ampio dibattito in Europa su politiche alternative basate sui seguenti sei punti:
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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Una-rete-per-un-altra-politica-economica-15383

I frantumi d’Europa e le altre voci di Firenze

Scontri ad Atene, litigi a Bruxelles. L’Europa appare sempre più in frantumi, la spaccatura tra centro e periferia sempre più profonda. Un’altra Europa, quella di Firenze 10+10, discute delle alternative per l’economia
Scontri in piazza ad Atene mentre il parlamento vota le nuove misure di austerità. Occhi chiusi a Berlino di fronte agli effetti delle politiche imposte alla periferia d’Europa. Scontro aperto a Bruxelles tra Europa e Gran Bretagna sul prossimo bilancio dell’Unione. A Londra il governo è spinto a fare la voce grossa contro la Ue mentre c’è chi pensa a un referendum per uscire dall’Europa. Di fronte alla recessione che colpisce l’intera area euro, ieri a Francoforte la Bce non ha ridotto i tassi e Mario Draghi ha elogiato come “stupefacente” il risultato del consolidamento fiscale dell’eurozona, che della recessione è una delle cause. La disoccupazione è quasi ovunque a livelli record e la crisi comincia a mordere anche nel “centro”, colpendo la base produttiva in Francia e le esportazioni in Germania. L’Europa appare sempre più in frantumi, la spaccatura tra centro e periferia sempre più profonda, la via per uscire dalla crisi sempre introvabile.
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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/I-frantumi-d-Europa-e-le-altre-voci-di-Firenze-15367

Una norma distributiva per l'Europa che verrà

Protezione sociale, con standard di diritti e salari, e protezione dalla finanza. Queste sono le due condizioni essenziali per poter affrontare una politica economica, che aggredisca il nodo irrisolto della costruzione europea: le differenze strutturali tra le economie nazionali
Sono ormai cinque anni che la crisi finanziaria, con tutte le sue crisi derivate (recessione, crisi dei debiti sovrani ecc.), ha messo in luce il carattere economicamente recessivo e socialmente repressivo della politica economica europea. Nella gestione del conflitto distributivo generato per riparare i danni causati dalla finanza, è la stessa finanza a costituire lo strumento che detta i tempi di cosa e come “riformare”. 
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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Una-norma-distributiva-per-l-Europa-che-verra-15397

Il giovane esercito di leva della grande recessione

Tredici milioni in Europa, più di 2 in Italia. Il numero di giovani esclusi da lavoro, scuola e formazione è esploso nel corso della crisi. L'Eurostat ne stima il costo: 153 miliardi per l'Europa, 32 per l'Italia
Una fila interminabile di macchine vecchie, cariche all'inverosimile e di gente e masserizie, in marcia sulla Highway 66. Se la Grande Depressione ci rimanda alla mente le immagini di Furore, dei contadini cacciati dalle loro terre e in cerca di futuro verso la terra promessa dell'ovest, la Grande Recessione dei nostri anni è ancora in cerca di una narrazione e un'immagine. La prima è difficile (in fondo, anche Furore uscì nel '39, dieci anni dopo); la seconda difficilmente componibile. A meno di non mettere tutti in fila, su un'immaginaria Highway 66, i tredici milioni di giovani europei definiti per negazione: i né-né. Né al lavoro, né a scuola. Persone dalle quali “dipende l'immediato futuro dell'Europa”, e che l'Europa sta bruciando. Sacrificando più o meno due generazioni, come eserciti di leva nella guerra dell'economia.
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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Il-giovane-esercito-di-leva-della-grande-recessione-15373

Cosa fare della finanza, e perché nessuno lo fa

perchè i politici sono i camerieri dei banchieri.
A cinque anni dallo scoppio della bolla sub-prime, ormai da più parti si riconosce che la riforma della finanza è necessaria. Eppure non si fa. Anche se quest'inerzia mette a rischio tutto il sistema economico. Il capitalismo è diventato cieco?
“…noi abbiamo assistito, prima, ad una crisi indotta dalle disuguaglianze e, da ultimo, alle diseguaglianze indotte dalla crisi…” Andrew Haldane
Premessa
La crisi cosiddetta del sub-prime è scoppiata già da parecchi anni. Ufficialmente essa è partita nel febbraio del 2007 quando una banca britannica, la HSBC, rivelò di avere dei grandi problemi nel settore dei prestiti immobiliari negli Stati Uniti; peraltro, alcuni sostengono che le difficoltà erano cominciate già prima, ma riguardando esse essenzialmente la clientela hispanica e nera delle zone povere, essa non faceva notizia. Solo quando la crisi ha cominciato a toccare i quartieri della classe media bianca si è cominciato a parlarne. 

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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Cosa-fare-della-finanza-e-perche-nessuno-lo-fa-15334

Budget Ue, più o meno Europa?

Entro novembre si fissa il budget dell'Unione europea per i prossimi sette anni: è l'unico strumento di politica per investimenti strutturali, e lo scontro tra governi stavolta è molto forte. E influenzerà l'Ue per il prossimo futuro
Mentre in Italia si discute di politica interna, delle prossime elezioni, delle primarie, della legge elettorale, di nuovi e vecchi partiti, l’Unione europea si appresta a vivere uno dei momenti più decisivi che ne determineranno il futuro per parecchi anni a venire. Una volta ogni sette anni si decide il budget dell’Ue, cioè il “quanto”, il “come”, ed il “perchè” dell’Europa. Vogliamo più o meno Europa? Come va costruita? E per quali obiettivi?
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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Budget-Ue-piu-o-meno-Europa-15375

Economia, campo minato di Barack Obama

molto minato..........
La rielezione di Barack Obama alla Casa bianca elimina un fattore di incertezza nella politica Usa, ma si aggravano le incognite dell’economia, con il debito (privato e pubblico), il deficit dei conti pubblici ed esteri, una finanza fuori controllo
La campagna elettorale Usa ha insistito sulla disoccupazione scesa al 7,9% (Obama) e sulla crescita ferma quest’anno al 2% (Romney). Si è parlato del “dirupo fiscale” che incombe sul bilancio federale: se non ci saranno accordi al Congresso, il 1 gennaio scatteranno automaticamente 600 miliardi di dollari di tagli di spesa e nuove tasse, una manovra enorme (dell’ordine del 15% della spesa pubblica Usa) che precipiterebbe il paese nella recessione. Una prospettiva che ha preoccupato più il G20 che gli elettori Usa. I democratici controllano il Senato mentre alla Camera dei rappresentati la maggioranza è dei repubblicani più estremisti, che hanno bloccato ogni mossa di Obama e difendono gli sgravi fiscali ai più ricchi. Le elezioni del 6 novembre non hanno mutato quest’impasse ed è difficile pensare a un consenso che risani i conti Usa evitando il “dirupo”.
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 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Economia-campo-minato-di-Barack-Obama-15333