In 34 grandi città americane i prezzi dei condomini crollano fino al 34%: sei metropoli scivolano sotto i valori del 2006, riaccendendo l’allarme sui bilanci bancari e sui consumi.
Un segnale premonitore per l’intera economia?
La memoria corre inevitabilmente alla crisi del 2007-2008. Anche allora la burrasca non iniziò a Wall Street, ma nelle periferie surriscaldate e nei progetti edilizi sovradimensionati di California, Arizona e Florida.
Il mercato immobiliare non galleggia nel vuoto. Un calo generalizzato del 20% o 30% del valore delle case innesca il temuto “effetto ricchezza negativo”: le famiglie si sentono più povere, riducono i consumi personali e tagliano le spese discrezionali, deprimendo la domanda aggregata dell’intera economia.
Il mattone, considerato per anni un rifugio infallibile, sta presentando il conto di una lunga sbornia speculativa. 🤷♀️
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