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La tecnologia può essere affascinante, ma anche nociva per il vero progresso umano e, quando dico “progresso,” non intendo avanzamenti nel mondo delle macchine ma miglioramenti nel mondo delle persone, e il primo non porta necessariamente al secondo.
In primo luogo, riconosco pienamente che ogni volta che qualcuno tenta di criticare l’innovazione tecnologica, rischia di essere etichettato come “svitato” o “vecchio fossile,” una barbara reliquia di un’era ormai passata. Tuttavia, questo atteggiamento è indice di ignoranza. Presume che il percorso che stiamo seguendo come specie sia un miglioramento perpetuo, almeno finché continueremo a seguire il grande dio della tecnologia; ma cosa succederebbe se questa ipotesi fosse completamente sbagliata? E se invece ci stessimo, a tutti gli effetti, devolvendo, piuttosto che evolvendo?
Non sono qui per grugnire e minacciare con la clava la ruota, il motore a combustione interna e il computer programmabile: mi piacciono tutte queste cose. Quello che non mi piace è il futuro oscuro che vedo, quando l’umanità trasformerà le macchine in una grande “bambinaia” digitale di metalli e polimeri e perderemo la nostra capacità di prenderci cura di noi stessi. La dipendenza è la pietra angolare della schiavitù e la nostra civiltà sta diventando sempre più dipendente.
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