A questo punto la sfida comune, per i
diversi Occidente e Oriente, i diversi Nord e Sud del mondo, non è tra
globalizzazione e coronavirus.
Come
se la grave crisi respiratoria dell’economia interconnessa e
l’incognita di un incubo sanitario in perenne agguato si disputassero
tra di loro una partita riservata solo agli allenatori, usando il solito
mazzo di carte e negando possibilità e autonomia di interventi a
giocatori, arbitri, spettatori tramortiti da uno shock mentale e
materiale senza paragoni.
Il
prezzo tragico pagato fin qui in lutti, dolori, sofferenze e solitudini,
mentre la pandemia sposta la sua aggressività fluttuando di latitudine e
longitudine, impone di non confondere i piani, non tirare giù bilanci
affrettati e non dare per scontato né lo svolgimento della gara né il
risultato finale.
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