
L’attuale stato di emergenza nazionale da Coronavirus non è più un problema sanitario. È un problema psicologico, e sociale, di enormi dimensioni. Rispetto al quale non dobbiamo più chiederci se, e in che misura, il virus è così pericoloso. Tanto da meritare, per intenderci, uno stato di allerta che manco la Ebola haemorrhagic feverin (confidenzialmente detta “Ebola”) in Guinea nel 2014 o il bacillo Yersinia pestis (confidenzialmente detto “peste bubbonica”) nella Padania dei Promessi sposi.
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