Post in evidenza

Robert Kennedy e il discorso sul PIL

😔😔😔  

venerdì 4 febbraio 2022

Londra avverte Mosca: pronte sanzioni a banche e oligarchi

 

Giro di vite contro gli interessi eco-
nomici russi in Gran Bretagna. Il mi-
nistro degli Esteri Liz Truss ha an-
nunciatoieriinParlamentocheilGo-
verno britannico introdurrà nuove
sanzioni contro banche e imprese
russe e contro oligarchi che hanno
stretti legami con il regime.
Una nuova legge ad hoc sarà ap-
provata questa settimana «per colpi-
re obiettivi che sono cruciali per la
continuazione del regime russo - ha
detto Truss -. Abbiamo nel mirino
istituti finanziari russi, imprese nel
settore dell’energia e oligarchi vicini
al Cremlino».
La mossa punta a dissuadere il
presidente Vladimir Putin dall’inva-
derel’Ucraina.«Un’invasioneoqual-
siasi incursione in Ucraina oltre i ter-
ritorichelaRussiahagiàannessonel
2014 sarebbe un disastro totale per il
mondo, ma sarebbe soprattutto un
disastro per Mosca», ha dichiarato
ieri il premier Boris Johnson.
Ieri sera era attesa una conversa-
zione telefonica di Johnson con il
presidente russo Vladimir Putin per
inviargli il messaggio che «la Russia
deve fare un passo indietro».
Johnson e Truss oggi saranno a
Kievperunincontroconilpresidente
Volodymyr Zelenskyj, mentre ieri il
ministro della Difesa britannico Ben
Wallace ha avuto una lunga conver-
sazione con il premier ungherese
ViktorOrbanaBudapest.Orbanoggi
è atteso a Mosca dove vedrà Putin.
Il Governo britannico ha anche
annunciato che la Gran Bretagna è
prontaaraddoppiarelasuapresenza
militare in Estonia, dove ha già 900
soldati,eainviarecacciabombardieri
inRomaniaeBulgariaenavidaguer-
ra nel Mar Nero.
Dopo l’annessione della Crimea
nel2014laGranBretagnahaimposto
sanzioni che da allora hanno colpito
180 individui e 48 società russe, ma
ora intende alzare il tiro per colpire
direttamente gli interessi strategici
del Governo russo.
«Le sanzioni attuali sono troppo
limitate e possono colpire solo socie-
tà direttamente coinvolte nella de-
stabilizzazione dell’Ucraina - ha
spiegato ieri la Truss -. Adesso inten-
diamoampliareilraggiod’azioneper
poter colpire qualsiasi società legata
al Cremlino e al regime russo. Gli oli-
garchi di Putin non avranno più mo-
do di nascondersi».
Le nuove sanzioni annunciate ieri
da Londra saranno un boomerang
che farà più danni economici alla
Gran Bretagna che alla Russia, ha
detto ieri il Cremlino. Reagendo alla
mossa della Truss, il portavoce Dmi-
trij Peskov ha detto che la minaccia
rappresenta un attacco contro le im-
prese russe, danneggia gli investi-
menti nel Regno Unito e aggrava le
tensioni in Europa.
La dura presa di posizione del go-
verno britannico punta anche a
smorzare le forti critiche al ruolo di
Londra come “oasi” preferita dagli
oligarchi russi per riciclare i loro mi-
liardi, riclaggio che - secondo la Na-
tional Crime Agency - costa com-
plessivamente al Regno Unito oltre
100 miliardi di sterline all’anno. Il
partito conservatore al potere inol-
tre è stato accusato di avere accettato
ricche donazioni da parte di miliar-
dari russi senza controlli sulla pro-
venienza dei fondi.tannico «l’uso di Londra come base
per i fondi corrotti di individui lega-
ti al Cremlino è chiaramente colle-
gata a una più vasta stratega russa
e ha conseguenze per la nostra sicu-
rezza nazionale».
La settimana scorsa il Center for
American Progress, un think tank
vicino al presidente americano Joe
Biden, aveva consigliato «azioni
più decise da parte del Governo
britannico».
Ridurre l’influenza degli oligar-
chi russi allo stato attuale è difficile
«a causa degli stretti legami tra il
denaro russo e il partito conserva-
tore al potere, la stampa, il settore
finanziario e il settore immobiliae», secondo il think tank.
Transparency International ha
calcolato che fondi russi di prove-
nienza sospetta siano stati utilizzati
per acquistare case per un valore di
1,5 miliardi di sterline in Gran Breta-
gna. Il Governo aveva promesso di
compilare un registro dei proprietari
di immobili all’insegna della traspa-
renza, ma non lo ha ancora fatto.
Ieri la Truss non ha escluso la
confisca di immobili di proprietà di
oligarchi russi. «Non escludiamo
niente - ha detto -. Difendere la li-
bertà e la democrazia è più impor-
tante degli interessi economici a
breve termine».


Draghi: per Mattarella e governo stesse priorità,ora verifica su Pnrr

 

Èstatodavverounnuovoinizio.Ilgi-
ro di tavolo, la stretta di mano a cia-
scun ministro, seguito dal lungo ap-
plausodituttiipresentiaSergioMat-
tarella, che ha voluto ringraziare per
aver accettato di rimanere per un se-
condo mandato. Mario Draghi si è
presentato al Consiglio dei ministri
della «ripartenza» (copyright della
Guardasigilli Marta Cartabia) sorri-
dente. Molto più - raccontano - di
quanto lo fu un anno fa, in occasione
della prima riunione. Stavolta c’era
infatti bisogno di stemperare la ten-
sione accumulata la scorsa settima-
na,conministrischieratisufrontidi-
versi e anche avversi nella corsa al
Colle. La faccia scura di Giancarlo
Giorgetti,cheavevalasciatointende-
re di essere pronto a dimettersi, in
qualche modo lo conferma. Il clima
non è teso, semmai impacciato. Co-
me il 13 febbraio del 2021, anche ieri
però il premier ha voluto richiamare
all’ordine la sua squadra sulle priori-
tàdell’esecutivo.Chesonopoilestes-
se espresse dal Capo dello Stato: la
lotta alla pandemia e la ripresa della
vita economica e sociale del Paese.
IlpresidentedelConsigliosièdetto
«soddisfatto»perquel6,5%dicrescita
certificato ieri per il 2021 dall’Istat. A
spingerlo-hasottolineato-nonèstata
sololacongiunturapositivamaanche
lesceltemesseincampodalgoverno,
a partire dalla campagna di vaccina-
zione e dalle politiche di sostegno al-
l’economia.Tuttavia-comeharipetu-
to spesso nell’arco di questi 12 mesi -
l’obiettivo è quello di passare da un
rimbalzo a una crescita strutturale. E
per realizzarlo bisogna anzitutto ri-
spettarelatabelladimarciadelPiano
nazionale di ripresa e resilienza. Già
domani - ha messo subito in chiaro
Draghi - si terrà un nuovo Consiglio
deiministridedicato«aunapuntuale
ricognizionedellasituazionerelativa
ai principali obiettivi Pnrr del primo
semestredell’anno».Lapressioneèal-
tissima in particolare su tre ministeri
tecnici: Infrastrutture, Transizione
ecologica, Transizione digitale. Ogni
ministrodovràindicarelostatodiat-
tuazionedegliinvestimentiedelleri-
forme di competenza, «segnalando
l’eventualenecessitàdiinterventinor-
mativiecorrettiviconnessiallarealiz-
zazione dei suddetti obiettivi e tra-
guardi».Insomma,secisonoproblemi da risolvere che vengano eviden-

ziatiperchéadessobisogna«correre».
L’erogazione della seconda rata di
24,1miliardi,inscadenzaal30giugno
2022, presuppone infatti il consegui-
mentodi45traguardieobiettivi.Afine
anno poi ci sono in pagamento altri
21,8 miliardi ai quali se ne sommano
ulteriori27perilgiugnodelprossimo
anno. «Un risultato di straordinaria
importanza per questo Governo - ha
rilanciato il ministro della Pa, Renato
Brunetta,intervenutoieriaRadio24-
cheavrebbecompletatoallascadenza
delsuomandato180tramilestonese
targetsui520complessivi,consenten-
doall’Italiadiottenereilpagamentodi
quattro rate per un totale di 88,4 mi-
liardidiEuro:quasilametàdellerisor-
se previste dal Piano».
L’altra priorità resta la pandemia.
Draghièconvintocheilpeggiosiaor-
mai alle spalle. La proroga di soli 10
giorni(inizialmentel’ipotesieradi15)
per le mascherine all’aperto e per te-
nereancorachiuselediscotechecon-
fermachecistiamoavviandoallasta-
gionedelleriapertureeallafinedello
stato di emergenza, in scadenza il 31
marzoeche-salvosorpresechenes-
sunosiaugura-nonverràquindipro-DomaniilConsigliodeimini-
stri darà poi le nuove direttive sulle
rogato.DomaniilConsigliodeimini-
stri darà poi le nuove direttive sulle scuole.Alterminedellariunionediieri
proprio per questo il premier si è in-
trattenutoconititolaridell’Istruzione,
PatrizioBianchi,edellaSalute,Rober-
toSperanza.Nonèmancatoneppure
un rapido confronto con Dario Fran-
ceschini,ilministrodeiBeniculturali
delPdchenonhamainascostolasua
opposizione al trasloco di Draghi da
Palazzo Chigi al Colle.
Le tensioni politiche non sono in-
fatti svanite e Draghi sa che dovrà te-
nere al riparo l’esecutivo soprattutto
dalle fibrillazioni interne ai partiti
della sua maggioranza. L’incontro
conilleaderdellaLega,MatteoSalvi-
ni, inizialmente annunciato per ieri,
non è stato ancora inserito formal-
mente nell’agenda del premier. Ma il
sussultodiGiorgettiieri,chehachie-
stocontoconuna«certagravità»del-
l’aggiornamento della lista dei sog-
getti fragili, esprime bene il nervosi-
smo che si registra nel Carroccio con
il ministro dello Sviluppo alle prese
con le principali crisi industriali. Ma
anche nel M5s l’aria è tesissima. Con
ilministrodegliEsteri,LuigiDioMa-
io,moltovicinoalpremier,colpitoda
un attacco via Twitter che secondo i
suoi fedelissimi è stato orchestrato
dagli avversari interni.


Il Pil europeo risente della flessione tedesca

 

Ai livelli del 2019. Il pil di Eurolan-
dia risente, nel quarto trimestre
del 2021, della flessione tedesca e
del rallentamento complessivo
delle sue grandi economie, ma
permette all’attività economica di
tornare al punto di partenza pre-
pandemico. Non recupera tutto il
terreno perduto – l’economia sa-
rebbe cresciuta ulteriormente,
senza il Covid – ma almeno si
chiude una brutta parentesi.
I numeri segnano però anche
una battuta d’arresto rispetto ai ritmi veloci di primavera ed estate.

I dati flash mostrano un pil in cre-
scita dello 0,3% trimestrale, con-
tro le attese di un +0,4%: sono ci-
fre lontane dal +2,2/+2,3% dei due
trimestri precedenti. La crescita
annua, però, segna ancora un so-
lido +4,6 per cento. Manca il det-
taglio delle diverse componenti
del pil – arriveranno l’8 marzo –
ma è evidente che l’attività econo-
mica ha risentito dell’ultima on-
data invernale della pandemia, e
delle persistenti interruzioni delle
catene di fornitura internazionali.
Alcuni dati delle grandi econo-
mie confermano questa ipotesi.
Ha sofferto soprattutto la Germa-
nia, il cui pil ha segnato una fles-
sione dello 0,7% trimestrale, dopo
il +1,7% dell’estate e il +2,2% della
primavera, con una crescita an-
nua dell’1,4 per cento. Sono calati
soprattutto – ha spiegato l’istituto
di statistica Destatis – i consumi
delle famiglie, una flessione non compensata dall’aumento dei
consumi pubblici. Il Paese soffre
molto delle interruzioni nei flussi
di forniture di manufatti e materie
prime e ha così chiuso l’anno con
un pil inferiore al prodotto lordo
del 2019 dell’1,5%.
La Francia, invece, si conferma
in buona salute e ha chiuso il 2021
con un pil superiore dello 0,9% ri-
spetto a quello del 2019. Il quarto
trimestre ha comunque segnato
una frenata: +0,7% in autunno
contro il +3,1% dell’estate e l’1,3%
della primavera. Sono aumentati anche se a ritmi molto meno
brillanti di primavera ed estate –
sia i consumi sia gli investimenti,
mentre le esportazioni nette han-
no dato un contributo leggermen-
te negativo (meno 0,2 punti per-
centuali) a causa di una crescita
delle importazioni più rapida di
quella delle esportazioni. I dati
diffusi la scorsa settimana hanno
però segnalato un forte ricorso ai
risparmi da parte dei cittadini
francesi nel terzo trimestre.
Un po’ in controtendenza la
Spagna, che dopo sei mesi relati-
vamente sottotono, ha visto il pil
crescere in modo relativamente
più rapido sia nel terzo (+2,6%) sia
nel quarto trimestre: +2% a di-
cembre, più delle attese dell’1,4%,
dunque. Il pil resta al di sotto del
livello del 2019 del 4%, ma investi-
menti ed esportazioni nette stan-
no spingendo il mercato del lavo-
ro e l’economia.

SENSO di Sé E REDDITO, equilibrio per pochi

 

La grande fuga dal lavoro evoca
un esodo che ci sorprende
abituati come siamo a
ragionare di mercato dei lavori da
trovare, più che da cambiare. Solo
in base alle turbolenze dei mercati,
si mobilitano gli strumenti per
l’uscita, cassa integrazione e scivoli
quando va bene. I numeri celano,
segnalano un funzionamento del
mercato del lavoro più fluido in cui
crescite e cadute si mischiano.
Anche con la faglia tra Nord e Sud
sempre più profonda. Visto che il
grosso della fuga la si registra
soprattutto al Nord, dove
contemporaneamente in alcune
filiere si è quasi raggiunta la piena
occupazione. C’è altro più in
profondità, che attiene invece al
rapporto tra personale e sociale.
Per capire il motivo per il quale si
decide di dimettersi o di cambiare:
occorre inforcare altri occhiali per
vedere l’esodo. L’esodo evoca
l’attraversamento del deserto alla
ricerca della terra promessa del
lavoro nella terra del latte e del
miele, con la speranza
dell’ascensore sociale. Un deserto
attraversato da due carovane che
vanno in direzione contraria anche
se entrambe verso la speranza. Una
che si dismette dal lavoro cercando
oasi dove dissetarsi; l’altra che si
mette in cammino lasciando la
terra della disoccupazione e del
precariato continuato. Senza
dimenticare i milioni di giovani
neet che nemmeno si mettono in
marcia. Le due carovane non si
incontrano nel mitico mercato del
lavoro perché questo si è fatto
sabbia nella frammentazione del
diamante del lavoro. Diamante
sempre più scheggiato e
frammentato perché non tiene più
assieme senso e reddito. Il lavoro
non è solo ricerca di reddito, ma
anche senso e significato del
vivere, di appartenenza, di identità
e di senso di sé. Non basta più
chiedere dimmi che lavoro fai e ti
dirò chi sei come nel 900. Quando
si capiva anche dove uno abitava e
addirittura per chi votava. Oggi
sono tante le domande da porre
per capire le carovane in direzione
ostinata e contraria: di che genere
sei, da dove vieni straniero, quale
dimensione del tempo tra vita e
lavoro, cosa pensi e cosa senti, e
desideri oltre il tuo curriculum? E
si potrebbe continuare. Domande
spesso senza risposte sia per
offerta di reddito, basta guardare ai
salari europei ai nostri contratti a
tempo e alla gig economy, che per
crisi di senso ammantata da una
retorica sui nuovi lavori flessibili
per molti e in equilibrio tra senso e
reddito per pochi. E cosi una
carovana cerca oasi di tempo per sé
sperando in una terra promessa
dove si lavori comunicando, e la
tecnica liberi tempo e creatività,
libertà dalla fatica con imprese 4.0
e smartworking, e per chi può il
prendere una pensione da reddito
da integrare cercando per una
volta il senso di un lavoro in
empatia con i desideri. L’altra
arranca nella sabbia verso il
miraggio di un reddito per la vita
nuda fatta dall’abitare il mangiare
il vestirsi lo scaldarsi.
Sperimentando uno squilibrio tra
pressione crescente del lavoro
sulla vita ed effettiva possibilità di
salita sociale. Alla passione
operosa del “mettersi sotto
sforzo”, dove lavoro e rete sociale
spesso coincidevano, subentra
verso il lavoro un sentimento più
freddo e la carovana diventa una
comunità del disincanto.
Entrambe le carovane nel
cammino alla ricerca di senso e di
reddito si selezionano in una
composizione sociale dove pochi
sono i salvati e molti i sommersi e
pochi quelli che, iniziato l’esodo,
trovano nuovo senso nel lavoro e
pochi il reddito per la vita nuda.
Manca il luogo di incontro, il
caravanserraglio dove si
incontrano le due carovane del
senso e del reddito. Una volta il
luogo era la fabbrica, poi lo
abbiamo definito ceto medio, la
grande oasi per l’ascensore sociale,
che oggi va ricostruito oltre le mura
dell’impresa rimettendo in mezzo
il fare società tra i salvati e i
sommersi, tra chi sta sui flussi
degli algoritmi dei lavori e chi li
subisce. Questione non solo
socioeconomica nella tempesta di
sabbia provocata dalla pandemia,
ma direi antropologica nell’averci
fatto riscoprire il corpo, non solo al
lavoro con tanto d’inadeguatezza
dei codici Ateco per i sommersi, ma
nell’essenzialità della cura di sé e
degli altri come tempo di vita. Ci ha
fatto apparire anche il miraggio
dello smartworking come oasi ove
trovare forme di lavoro ibrido che
tengano assieme senso e reddito.
Siamo tutti nell’esodo, il tema del
lavoro non è solo questione
giuslavorista e dei codici Ateco da
riformare. Interroga il fare
carovana per fare società.

Imu e coniugi con due case: accertamenti senza sanzioni

 

Accertamenti Imu sulle doppie residenze dei coniugi senza irrogazione di sanzioni, per sussistenza dell’obiettiva incertezza sull’ambito di applicazione della norma. A decorrere dal 2022, invece, la scelta dell’unità immobiliare esente deve essere fatta con la dichiarazione da presentarsi a giugno 2023, a cura del proprietario della casa. Questi i chiarimenti offerti dal dipartimento delle Finanze del Mef in occasione di Telefisco 2022, pubblicati oggi per la prima volta sul Sole 24 Ore del Lunedì (si vedano le risposte ufficiali nelle pagine seguenti). L’antefatto Con l’introduzione dell’Imu, la nozione di abitazione principale ha subìto alcune modifiche. In particolare, mentre nell’Ici non era normato il caso dello sdoppiamento di residenze tra coniugi, nel nuovo tributo si è espressamente previsto che in caso di due abitazioni principali ubicate nello stesso Comune, solo una di esse – a scelta del contribuente – ha diritto all’esenzione. Ciò ha indotto il Mef ad affermare, nella circolare 3/DF/2012, che la mancanza di indicazioni legislative in ordine all’ipotesi delle residenze disgiunte in Comuni diversi implicasse il raddoppio del l’esenzione, a tutela di esigenze effettive dei coniugi, quali ad esempio quelle lavorative. Questa tesi non è stata tuttavia accolta dalla Cassazione che, in numerose sentenze, ha affermato che l’esenzione per l’abitazione principale non può mai essere duplicata, neppure in caso di residenza in Comuni diversi. Il punto è però che, sempre alla luce di tale orientamento, laddove non sia dimostrato che il nucleo familiare risieda e dimori nello stesso immobile, l’esonero non compete per nessuna unità (Cassazione 17408/2021). Questo significa penalizzare proprio i casi in cui i coniugi hanno effettivamente l’esigenza di tenere dimore distinte, ad esempio per necessità lavorative. Va tuttavia segnalata, in proposito, la parziale apertura contenuta nell’ordinanza 17408/2021, nella quale la Corte pare ammettere l’esenzione per una abitazione in presenza di dimostrate esigenze professionali. La soluzione legislativa Con l’articolo 5-decies del Dl 146/2021 si è intervenuti, peraltro non in via interpretativa, modificando la disposizione di riferimento e accomunando la situazione delle due abitazioni principali nello stesso Comune e quella relativa alle abitazioni in Comuni diversi. Si è pertanto stabilito che in entrambe tali fattispecie solo una delle due unità è esente, a scelta del contribuente. Le risposte del Mef Ora il dipartimento Finanze chiarisce che la scelta dell’unità esente deve essere fatta dal soggetto passivo del tributo, in sede dichiarativa. Ne consegue che l’onere compete al titolare (proprietario o titolare del diritto reale di godimento) dell’immobile che sarà indicato come destinatario dell’agevolazione. Ciò avverrà – precisa ancora il ministero – in occasione della compilazione della dichiarazione Imu riferita al 2022, e cioè entro il mese di giugno 2023. Allo scopo, occorrerà barrare il campo 15 relativo all’esenzione e riportare nelle annotazioni «Abitazione principale scelta dal nucleo familiare ex art. 1, comma 741, lett. b), della legge n. 160 del 2019». Non è superfluo ricordare che le condizioni per l’esonero non sono state modificate dalla novella del 2021: resta perciò la necessità che il proprietario della casa non solo vi risieda anagraficamente ma vi dimori altresì abitualmente. In sostanza, continuano a non essere legittimate le residenze “fittizie”. I controlli per il passato Il dipartimento conferma che per le annualità pregresse vale il principio recato nell’articolo 10 dello Statuto del contribuente, in base al quale non sono irrogate sanzioni in caso di obiettiva incertezza sull’ambito di operatività di una norma. Nel caso di specie, sempre secondo il ministero, la previsione normativa in questione è stata oggetto di interpretazioni divergenti da parte della Suprema corte, che hanno pertanto creato le premesse per la disapplicazione delle sanzioni. A ben vedere, peraltro, nella situazione in esame potrebbe ugualmente richiamarsi il principio della tutela dell’affidamento del contribuente, pure sancito nel medesimo articolo 10, al comma 2. In forza di questo, non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori nei casi in cui il contribuente sia stato indotto in errore da atti dell’amministrazione finanziaria. Ma è indubbio che molti contribuenti abbiano ritenuto di poter contare sulla circolare 3 del 2012 delle Finanze che per l’appunto aveva affermato il diritto alla doppia esenzione, trovandosi successivamente “spiazzati” dalla Cassazione.

Nell’era del Metaverso un ruolo di primo piano anche per il gaming

 

Quando il gioco si fa duro i colossi iniziano a giocare. Così in questi giorni TechCrunch ha raccontato l’acquisizione di Microsoft per 68,7 miliardi di dollari di Activision Blizzard, uno più grandi produttori di videogiochi al mondo con 8 miliardi di fatturato, noto per titoli come Call of Duty e Candy Crush. Non è un caso isolato. Sempre Microsoft in autunno ha acquisito Bethesda Softworks, mentre Savvy Gaming Group ha preso due società tedesche leader nei campionati e nelle infrastrutture degli e-sport. L’avanzata dei game designer «Siamo in un periodo di fermento per l’industria video ludica. I grandi player tendono a consolidarsi con continue acquisizioni di studio e relativi cataloghi di gioco. L’obiettivo è prepararsi ad essere leader nella più ampia sfida del Metaverso. Sono sempre più le aziende non gaming che hanno iniziato una corsa ad accaparrarsi creativi, designer e progettisti di videogiochi per comprendere e sviluppare gli ambienti hardware e software alla base dell’idea di Metaverso. I game designer saranno gli artefici delle nuove industrie legate al Web3. D’altronde si tratta di coloro che hanno maneggiato comunità con milioni di persone», afferma Fabio Viola, uno dei più noti game designer italiani, co-autore de “L’arte del coinvolgimento” per Hoepli e di “Giocarsi” per Hogrefe. I numeri raccontano di un comparto inarrestabile: oggi nel mondo giocano 2,8 miliardi di persone con un'età media di 37 anni, 180 miliardi di dollari di fatturato con l’Italia a 2,2 miliardi. Il mantra dell’engagement Per i brand siamo all’alba di una rivoluzione. «Quello che si intravede è un mondo ibrido che non parte più dal prodotto fisico e con regole commerciali che si rifanno a percorsi integrati e interattivi. E-commerce e social tenderanno ad essere cannibalizzati in un hub che ha una parte di gioco legato alle community, una parte transmediale con musica come avviene in Fortnite e una parte diretta di acquisto digitale. Così l’esperienza verrà sempre più contestualizzata nel gioco per poi tornare indietro in una dimensione fisica, magari con capsule collection», precisa Viola. Negli ultimi 5 anni a innovare maggiormente è stata la moda: Nike, Louis Vuitton, Gucci, Ralph Loren hanno sperimentato forme di contaminazione col gaming. A scommettere sulla gamification in Italia ci sono anche Costa Crociere, Mulino Bianco, Technogym. Flowe, la carta di credito di Mediolanum, ha una divisione interna sul gaming. «Sin dalla sua nascita il gaming si è focalizzato sulla capacità di coinvolgere i giocatori. E non c’è monetizzazione senza coinvolgimento. Gli operatori hanno capito che i pubblici sono più legati a voler fare le cose, più che a dover fare le cose e hanno ingegnerizzato i prodotti in logiche di premialità intrinseca. Oggi le aziende comprano queste tecniche di progettazione e di design per cooptarle in mondi che non sono gaming» conclude Viola. In gioco c’è la sfida dell’attenzione, che implica protagonismo e controllo sull’esperienza nel segno della convergenza. 

E-commerce via social in ritardo ma la svolta è sempre più vicina

 

E ra stato battezzato come “Holiday Shop-Along Spectacular”. Questo il titolo del format di un’ora, organizzato da Walmart a metà dicembre del 2020 negli Stati Uniti: un evento di “livestreaming shopping” con 10 fra i migliori creator di TikTok, testimonial di prodotti acquistabili direttamente tramite il social. Bastava toccare i video per saperne di più sui prodotti visualizzati e completare l’acquisto. Senza uscire da TikTok. Ed è riuscita così bene che Walmart ha voluto fare il bis sulla stessa piattaforma nei mesi successivi fino a spingersi a fare da apripista, lo scorso novembre, quale primo brand a utilizzare la nuova funzione di livestream shopping di Twitter. Dagli Usa al Regno Unito, L’Oreal è stato il primo brand ad attivare, la scorsa estate, una partnership con TikTok per vendere prodotti direttamente all’interno della app. Del resto il gigante mondiale di beauty e cosmetica il fenomeno era già andato a testarlo nella tana del lupo: in una Cina da anni punto di riferimento quanto a nuovi trend social ed e-commerce e in cui L’Oreal si è messa al lavoro con la piattaforma di video brevi Douyin (TikTok cinese), appunto per vendere direttamente agli utenti. Esempi di un cambiamento che, sull’asse che lega e-commerce e social, promette di ridisegnare il panorama dello shopping. «Il fenomeno del social commerce, inteso come possibilità di completare il processo di acquisto senza mai dover uscire dal social network, è uno dei più importanti cambi di paradigma con cui i brand stanno cominciando a confrontarsi» commenta Federica Setti, Chief research officer di GroupM Italy. Il modello del social commerce, aggiunge, «non è ancora pienamente operativo in Italia, ma lo sarà prossimamente. E andrà a rappresentare la nuova frontiera evolutiva dell’e-commerce capace di rivoluzionare, ancora una volta, il modo in cui gli italiani si approcciano a prodotti e servizi». I numeri messi in fila in uno studio di GroupM evidenziano i grandi margini di crescita del fenomeno che, dall’altra parte, si traducono nella necessità per aziende investitrici e centri media di muoversi per tempo, per  non rimanere travolti dall’onda. Secondo eMarketer negli Usa gli acquisti social sono arrivati a 36 miliardi di dollari. Una cifra enorme ma che vale un decimo rispetto ai 351 miliardi di dollari di vendite realizzate tramite le piattaforme cinesi come come Wechat, Douyin e Kuaishou. Insomma si parla di un fenomeno che già ora, nei due mercati più avanzati, pesa fra il 4% (negli Usa) e il 14% (in Cina) del totale e-commerce. A dare la misura dell’apertura dei consumatori italiani sono i dati di fonte GroupM Business Intelligence & Insight. E il risultato è eloquente: il 64% di chi dice di aver scoperto prodotti grazie ai social, si dichiara pronto all’acquisto attraverso le piattaforme. E attenzione: perché la nuova era dello shopping strizza l’occhio anche ai mondi di streaming e app di messaggistica. Tant’è che i consumatori si dicono propensi ad acquistare anche tramite Amazon Prime Video (56%) o WhatsApp (54%) o ancora Netflix (46%). Abbigliamento, libri, e cosmetica sono i principali target di spese perlopiù immaginate nell’ordine dei 25-50 euro (32%). Certo, i fattori di riluttanza non mancano: dal lasciare i dati di pagmento al social network ai dubbi su servizio di assistenza, reale qualità dei prodotti o del servizio di consegna. Ma la realtà è che i social sono già una fonte di ispirazione trasversale per gli acquisti. E non solo per i giovanissimi. Il 76% degli utilizzatori di social network dice di aver scoperto almeno un nuovo prodotto o brand grazie ai social. E si va dall’89% degli interpellati appartenenti ai “GenZ”, al 62% dei “boomers”. Instagram e Pinterest fanno oggi la parte del leone quanto a offerta di esperienze di social commerce più rilevanti per i marchi. Ma Facebook, Snapchat e TikTok stanno crescendo. Per un fenomeno che sta rimodellando il customer journey – riducendo la distanza fra scelta e acquisto del prodotto – ma che inevitabilmente promette ripercussioni anche in chiave advertising. Livestreaming, story-reel, video e post non hanno infatti lo stesso tasso di conversione in acquisti. Si va dal 65% del primo al 46% di stories e reel al 42% dei video al 39% dei post. Le televendite in chiave 4.0 vincono quindi di gran lunga. Ma qui la battaglia si combatterà sempre di più a colpi di influencer.

Via al green pass base anche per Poste, banche e shopping

 

Scatta da domani la nuova stretta anti Covid: per andare a pagare un bollettino postale o a versare un assegno in banca bisognerà avere il green pass, anche in formula base, ovvero ottenuto da tampone. Solo per gli ultra cinquantenni, poi, sempre da domani, termina il periodo di “tolleranza” verso chi non si è ancora vaccinato e possono scattare le prime sanzioni da 100 euro. Quella del 1° febbraio è, quindi, un’altra data spartiacque nella lotta al virus: a fissarla è l’ultima normativa anti-Covid (il Dl 1/2022) approvata dal Consiglio dei ministri a inizio gennaio nel pieno della quarta ondata del virus. Finisce, infatti, il periodo “transitorio” concesso dal decreto a chi tra gli over 50 non si è ancora vaccinato. Già oggi, intanto, il Governo potrebbe decidere la proroga per le mascherine obbligatorie all’aperto e per la chiusura delle discoteche, e avviare il superamento dell’Italia a colori per l’emergenza Covid.Si sta valutando, inoltre, di allungare la validità del green pass - che sempre da domani scende da 9 a 6 mesi - solo per chi ha già ricevuto la terza dose, forse anche senza una scadenza. Accesso riservato ed eccezioni Dopo una prima tappa concentrata sui servizi alla persona (parrucchieri, barbieri ed estetiste) a cui già dal 20 gennaio si accede solo con il possesso del passaporto vaccinale, ora questo requisito si allarga alla gran parte delle attività al chiuso: tabaccai, negozi di abbigliamento ma anche banche e uffici postali, nonché tutti gli uffici pubblici, solo per citarne alcune. Il Dpcm, approvato il 21 gennaio scorso, indica solo le eccezioni. Così si potrà entrare senza verifiche negli alimentari e nei supermercati (e le faq del Governo precisano: «Per l’acquisto di qualsiasi tipo di merce, anche se non legata al soddisfacimento delle esigenze essenziali»), nelle farmacie e negli studi medici o veterinari, nelle caserme e negli uffici giudiziari per attività indifferibili quali le denunce. Negli altri negozi e, in generale, nelle «attività che si svolgono al chiuso» (spiega il Dpcm) scatta l’obbligo del green pass, almeno fino al 31 marzo. Compreso quello ottenuto grazie a tampone, rapido o molecolare. Di pari passo viaggia l’obbligo per i titolari delle attività di controllare il documento, come già accade ad esempio per bar e ristoranti, pena una sanzione che va da 400 a 1.000 euro. Più la possibile chiusura temporanea dell’esercizio. Questo a grandi linee. Quando poi si scende nel dettaglio il quadro è più articolato. Così, ad esempio, se è vero che dal tabaccaio si entrerà solo con il green pass, sembra altrettanto chiaro che dal commercialista si potrà andare anche senza. Perché il decreto impone l’obbligo solo per i clienti delle attività “commerciali”, lasciando fuori, quindi, ad una prima lettura, chi entra in uno studio professionale: non solo di commercialisti, ma anche di notai o avvocati, per citarne alcuni. Mentre, paradossalmente, in quegli stessi studi entrano solo con il green pass - già dal 15 ottobre - tutti i lavoratori, dalla segretaria fino, appunto, allo stesso commercialista. Altre piccole incongruenze riguardano gli uffici: certificato verde indispensabile in tutti quelli pubblici, solo in banche e servizi finanziari per i privati. Così ad esempio può capitare che la stessa operazione sia soggetta a regole diverse a seconda di dove sia svolta: se ad esempio si sottoscrive una polizza assicurativa in banca o alla posta serve il green pass, se lo si fa allo sportello di un’assicurazione privata, no. In definitiva, però, i “bachi” non sono molti, in quella che è una normativa di emergenza che si è andata affastellando in questi ultimi mesi nella rincorsa alle varie ondate del virus. Esteso l’obbligo vaccinale Sempre da domani il perimetro dei lavoratori soggetti ad obbligo vaccinale, a prescindere dall’età, si allarga fino a ricomprendere tutto il comparto dell’istruzione, con il personale universitario, quello dei conservatori e degli istituti tecnici superiori. E, ancora, dal primo febbraio tutti gli ultra cinquantenni, compresi gli europei e gli extracomunitari, che non si sono ancora vaccinati (anche con terza dose se scaduti i termini) sono passibili della sanzione di 100 euro. O meglio: da domani partiranno i controlli, mentre la procedura - tra notifiche e contraddittorio con il soggetto - in realtà si prospetta decisamente lunga e le prime sanzioni arriveranno di fatto fra diversi giorni. I lavoratori Un altro giro di boa è fissato al 15 febbraio, quando i lavoratori over 50 potranno accedere ai luoghi di lavoro solo con green pass rafforzato, e non più con il semplice tampone. Chi non lo ha va considerato assente ingiustificato, ma conserva il posto. Di pari passo viaggia l’obbligo per i datori di lavoro di controllare il documento, pena una sanzione che va da 600 a 2.500 euro.

Pa più digitale con cloud e sistemi che si parlano

 

Nel Pnrr ci sono 65 miliardi di euro che, a vario titolo, sono destinati a rendere l’Italia più digitale. Di questi, 9, 72 sono riservati all’e-government, a sviluppare le capacità informatiche della pubblica amministrazione. Una dote importante e su cui occorre puntare per permettere al Paese di fare un grande passo in avanti nell’uso delle nuove tecnologie. La prospettiva è di ridurre sensibilmente, se non annullare, il divario tra due Italie: quella del Centro-Nord più “connessa” e quella del Centro-Sud che arranca. Si va dalla provincia autonoma di Trento - che fa da capofila dei territori virtuosi grazie al più alto tasso di competenze digitali avanzate da parte dei cittadini e al loro uso per colloquiare con la Pa - alla regione Molise, in coda alla “classifica” così come è stata stilata dall’Osservatorio agenda digitale del Politecnico di Milano sulla base di alcuni parametri, dal livello di digitalizzazione dei servizi pubblici alla connettività, dalle competenze all’integrazione delle tecnologie digitali. Questo squilibrio si proietta anche su un orizzonte più vasto. Secondo gli indici Dmi (Digital maturity indexes) messi a punto dall’Osservatorio, il nostro Paese è 17esimo nella Ue riguardo ai fattori indispensabili per la digitalizzazione (per esempio, la copertura di banda larga) e al 23esimo per i risultati ottenuti (per esempio, l’utilizzo di banda larga da parte di cittadini e imprese). Risultati che non fanno che confermare quanto ci era stato detto dal Desi (Digital economy and society index: l’indice di digitalizzazione predisposto dalla Commissione europea). Seppure meno raffinato rispetto a quello del Politecnico, il Desi 2021 (riferito a dati raccolti nella seconda metà del 202o) ci vede, per esempio, al 18esimo per la digitalizzazione della Pa. Il Pnrr può cambiare questo quadro, a partire proprio dalla pubblica amministrazione, che può contare su 6,14 miliardi per la digitalizzazione e 3,58 per l’innovazione, di cui 2,31 per il comparto giustizia. Si tratta, spiega la ricerca del Politecnico, di far arrivare al traguardo i vari progetti previsti dal Piano, che possono davvero trasformare la Pa solo se si compie anche lo sforzo di “unire i puntini”, ovvero raccordare sia la pubblica amministrazione alle imprese sia il Pnrr agli altri piani strategici nazionali elaborati per dare un nuovo volto digitale al Paese. «In questi anni - spiega Luca Gastaldi, direttore dell’Osservatorio agenda digitale - l’Italia ha fatto tanti investimenti in componenti per ammodernarsi. Pensiamo alla diffusione di Spid, all’Anagrafe della popolazione residente, al sistema pagoPA, alla carta di identità elettronica, al fascicolo sanitario informatizzato. Ciò che ancora manca è l’interoperabilità tra queste soluzioni, la possibilità di farle parlare tra loro. Nel Pnrr ci sono 650 milioni dedicati al tema. Eppoi occorre sviluppare il cloud dove trasferire i dati della pubblica amministrazione, operazione a cui il Piano riserva risorse per 1,9 miliardi: 900 milioni per la realizzazione delle infrastrutture e un miliardo per attuare la migrazione delle informazioni». L’attuazione del Pnrr - suggerisce la ricerca - deve anche passare per il miglioramento dei processi di procurement della Pa, che acquista da aziende private la quasi totalità delle soluzioni digitali. Una spesa destinata verso poche grandi aziende: 50 fornitori si spartiscono il 67% degli investimenti in tecnologia e addirittura 5 imprese possono contare sul 32% dei contratti. C’è poi il fattore tempo: occorrono in media 4,5 mesi per assegnare una gara per soluzioni digitali. Bisogna fare più in fretta e allargare il mercato.