Come sarebbe andata a finire lo si
poteva capire già nella notte di domenica, quando Giusppe Conte,
rivolgendosi all’olandese Mark Rutte, ha detto: “Il mio Paese ha una sua dignità. C’è un limite che non va superato”, aggiungendo il dubbio che “si voglia piegare il braccio a un Paese perché non possa usare i fondi”.
In
quel momento è stato inevitabile ripensare ad Alexis Tsipras, in
un’altra notte di luglio, quella del 2015, che nella stessa sede (solo
qualche faccia diversa) si era alzato togliendosi la giacca per porgerla
alla Merkel sbottando: «A questo punto, prendetevi anche questa…»
Poi,
com’è noto, la Troika si precipitò rapace su Atene, assumendone il
pieno controllo e dando il via al saccheggio di tutto quel che di
pubblico poteva essere svenduto (porti, aeroporti, centrali, ecc),
tagliato (salari, sanità e pensioni), impegnato.
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