In questi anni mi sono intimamente persuaso, e così l'ho ripetuto in diversi contributi e in quella stessa sede, che l'auspicabile e possibile nascita di un soggetto politico di dissenso radicale nei confronti dell'attuale deriva para-totalitaria, tecnocratica e transumanista, l'opposizione reale, che rende manifesto il vasto dissenso prodottosi a partire dalla fase distopica di emergenza pandemica indotta, non può che risultare dalla saldatura virtuosa tra una struttura partitica (non necessariamente e immediatamente un partito) nazionale (compresi i suoi correlati: intellettuali "organici" e sindacato di riferimento) e i numerosi gruppi territoriali che ‒ con particolare intensità negli ultimi cinque anni ‒ animano in vari modi, talvolta creativi e originali, talaltra in forme più convenzionali, le piazze, fisiche e virtuali.
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