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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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domenica 24 luglio 2016

LA DISTRUZUONE DELL'EUROPA FA COMODO A TANTI

Risultati immagini per DISTRUZIONE E UROPA

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http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2016/7/20/GEO-POLITICA-La-distruzione-dell-Europa-che-fa-comodo-a-tanti/715616/

Contro disoccupazione e povertà serve la formazione in campo ambientale ed energetico


Questi settori hanno il maggiore potenziale di intervento e di diffusione assieme a quelli dell’agricoltura biologica e della tutela ambientale. Puntandoci, si assorbirebbe velocemente la disoccupazione attuale e si darebbe da lavorare e un futuro dignitoso alle persone indigenti o in difficoltà economiche. Pensare che oggi chi è in difficoltà o senza lavoro possa trovare occupazioni o riprendersi attraverso settori saturi o di nessuna prospettiva, è pura utopia e non fa che mantenere queste persone nella loro condizione.
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http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/disoccupazione_energia.html

Loi travail: il ruolo dell'Europa


Nel recente dibattito sulla loi travail - la recente riforma del diritto del lavoro francese (in chiave "liberalizzante" ed anti-sindacale) che ha scatenato la furibonda reazione di sindacati e movimenti, e l'altrettanto furibonda rappresaglia del governo Hollande, che alla fine ha imposto la riforma manu militari, saltando a pie' pari il parlamento - vi è un elemento che è rimasto relativamente in sordina: il ruolo giocato dalle istituzioni europee, ed in particolare da quel complesso sistema di trattati, regole, leggi, accordi, procedure, disposizioni ed istituzioni che prende il nome, apparentemente innocuo, di "governance economica". Come viene evidenziato in un recente rapporto di Corporate Europe Observatory, su cui questo articolo è largamente basato, sebbene la responsabilità formale per la riforma sia ovviamente del governo francese, «la Commissione europea, con il sostegno del Consiglio, ha utilizzato le regole sui deficit degli Stati membri per esercitare pressioni sul governo francese, minacciando sanzioni qualora il governo non avesse accettato di riformare radicalmente le proprie leggi in materia di diritto del lavoro... al fine di garantire una maggiore redditività per le imprese attraverso una pressione al ribasso sui salari».
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http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126223&typeb=0&Loid=315&loi-travail-il-ruolo-dell-europa

'Distruggere le immagini di Nizza'

Ne parla Le Figaro, che non manca di registrare l'assoluto sconcerto degli operatori del centro di videosorveglianza del Comune, sbalorditi da una proposta tanto irrituale. Eppure è così: se non vogliono avere guai penali, dovranno eliminare immediatamente tutto ciò che le 140 videocamere piazzate intorno al luogo del delitto hanno visto dalle ore 22:30 del 14 luglio alle ore 18:00 del giorno dopo.
La motivazione ufficiale per la distruzione delle prove è evitare diffusioni incontrollate di immagini che possano ledere la dignità delle vittime o che possano essere usate a fini propagandistici dai terroristi jihadisti.
Ma nel concreto accadrà un'altra cosa: in Francia è in vigore da quasi 20 mesi una legislazione da "Stato d'eccezione", per cui le copie incomplete delle registrazioni saranno affidate a un sistema opaco, che agisce con totale irresponsabilità in nome di un'emergenza ormai permanente, senza i normali bilanciamenti e controlli dello Stato di Diritto.
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USEXIT?

In tempi di forti e radicali discontinuità, le idee migliori si trovano nei posti più impensati. 
Michael Moore (http://www.commondreams.org/./sorry-buzzkill-michael-moore-.), che non possiamo definire un fine ed affermato analista ma forse solo una persona politicamente intuitiva, azzarda un paragone tra Donald Trump e la Brexit, dicendo che come nella seconda ha prevalso la media Inghilterra, il primo potrebbe basare il suo prossimo, eventuale, successo sulla "cintura della ruggine", i quattro stati industriali nord-occidentali degli USA, che più hanno pagato la riconversione economica dalla manifattura alla banco-finanza.
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Il Golpe Labour: prove generali di anti-democrazia


BIRMINGHAM (Regno Unito) - Mentre in Turchia si consuma un golpe fallito (seguito da un contro-golpe fin troppo riuscito), pochi in Italia sanno che nel cuore dell'Impero occidentale, alfiere dei principi democratici, è in corso un altro silenzioso colpo di Stato, che assomiglia moltissimo a delle prove generali di anti-democrazia. Un esercizio di anarchia del potere, per usare le parole di Pier Paolo Pasolini. Un esercizio che, se funziona, potrebbe creare un precedente e venire esportato altrove. Stiamo parlando della turbolenza in seno al partito laburista britannico.
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http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126245&typeb=0&Loid=315&il-golpe-labour-prove-generali-di-anti-democrazia-

Ma loro non cambiano

25 maggio 1992: durante i funerali delle vittime della Strage di Capaci Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta, Rosaria Schifani, una delle loro vedove prende la parola.
Il cugino prete ha preparato con lei un intervento pieno di appelli generici alla conversione e al perdono, Rosaria Schifani però non lo segue alla lettera, e più d'una volta va fuori copione.
"Rivolgendomi agli uomini della mafia" legge, e con un'occhiata sbieca alla chiesa gremita di autorità aggiunge "perché ci sono qua dentro".
E dopo aver letto la richiesta agli uomini della mafia d'avere "il coraggio di cambiare" aggiunge "ma loro non cambiano".
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C'è una Corte per giudicare i criminali internazionali che preparano la guerra?

Mentre un decisivo membro della NATO, la Turchia di Erdogan, in cui sono depositate una sessantina di armi nucleari, è in piena convulsione dopo un colpo di stato fallito, converrà rileggere con attenzione il comunicato finale del vertice della Nato di Varsavia del 9 luglio scorso.

Si tratta, a ben vedere di una dichiarazione di guerra. Dichiarazione preventiva, sotto forma di un impegno collettivo ad aggredire la Russia in un tempo indefinito, ma prossimo. "A meno che".la Russia non accetti di "cambiare corso".

Il testo, al paragrafo 15, dice esattamente così: "Siamo dispiaciuti che, nonostante i ripetuti appelli degli Alleati e della comunità internazionale, a partire dal 2014, affinchè la Russia cambiasse corso, non esistano attualmente le condizioni per una relazione. Il carattere dei rapporti dell'Alleanza con la Russia e le possibilità di una cooperazione saranno dipendenti da un chiaro, costruttivo cambiamento delle azioni della Russia, che dimostrino l'accettazione delle leggi internazionali e dei suoi obblighi e responsabilità internazionali. Fino a quel momento noi non potremo ritornare al business as usual".
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Se la priorità della NATO resta la Russia

I recenti avvenimenti di Nizza e il fallito golpe in Turchia aprono sugli scenari internazionali una crisi di grande portata. Se appartiene ormai alla consapevolezza dell'uomo comune che le città europee siano costantemente sotto il rischio attentati, è altrettanto evidente che l'Occidente non è il bersaglio di questa guerra. Il teatro degli scontri è e resta il Medio Oriente dove siamo coinvolti a causa di importanti interessi economici e geopolitici.
L'alleato di sempre, la Turchia, paese con il contingente NATO più numeroso dopo quello americano, base logistica fondamentale per sostenere i costi bellici della guerra in Iraq e Siria, è diventato oggi il principale problema dell'Alleanza. L'accusa rivolta agli USA di essere i mandanti insieme all'imam Fethullah Gülen del fallito golpe, il silenzio delle cancellerie occidentali nelle ore degli scontri e l'isolamento voluto dalle autorità turche della base NATO di Incirlik, segnano una rottura all'interno dell'Alleanza che difficilmente sarà ricucita in tempi brevi. Alla Turchia ormai isolata non resta che chiedere l'appoggio di Israele e riavvicinarsi alla Russia che continua ad essere il bersaglio della strategia geopolitica e militare della NATO.
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COSA FA DI BELLO IL FI­GLIO DI MARIO DRA­GHI?

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Si lo so ormai non ci fate nean­che più caso quan­do scri­vo que­ste cose, fa parte della na­tu­ra di que­sta so­cie­tà apa­ti­ca e tol­le­ran­te.
Ieri du­ran­te la con­fe­ren­za stam­pa di Mario Dra­ghi un gior­na­li­sta qua­lun­que, di certo non uno che è a libro paga della BCE o del­l’e­di­to­re amico di turno, si è preso il lusso di chie­de­re a Dra­ghi che la­vo­ro fa suo fi­glio, visto che è un “dea­ler” del mer­ca­to ob­bli­ga­zio­na­rio a Mor­gan Stan­ley, ag­giun­gen­do se que­sto non si pre­fi­gu­re­reb­be come un pic­co­lo con­flit­to di in­te­res­se, roba da nulla im­ma­gi­no, qual­che mi­lion­ci­no di dol­la­ri che ogni tanto salta fuori gra­zie alla pre­vi­den­za del fi­glio di Mario im­ma­gi­no.
Il so­ler­te Mario ha su­bi­to cor­ret­to il no­stro eroe ri­spon­den­do che il suo Gia­co­mo non è un dea­ler ma un tra­der.
Come ri­por­ta anche l’Huf­fing­ton Post …
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