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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

😔😔😔  

domenica 19 maggio 2019

Italia sotto attacco: finanziario e climatico?



Il periodo storico che stiamo vivendo attualmente in Italia è certamente molto pregnante sotto vari punti di vista.
Nonostante i tentativi beceri del Sistema di deviare l’attenzione pubblica mediante le armi di «distrazioni di massa» (tragedie umane, violenze e stupri di gruppo, innocenti incarcerati, ecc.), quello che sta avvenendo è scandaloso. E quello che sta avvenendo non deve essere percepito dal popolo-gregge.
Il nocciolo della questione è questo: che piaccia o meno (che sia coerente o meno) in Italia c’è un governo democraticamente eletto dai cittadini. Abbiamo avuto una serie di governi tecnici (tecnicamente governi golpisti) che nessuno aveva voluto e/o votato. L’ultimo in ordine cronologico, sicuramente il più scandaloso, quello del Pd è stato una emanazione diretta dei Poteri Forti internazionali, e i risultati sono sotto gli occhi di coloro che ancora hanno dei neuroni adibiti a trasdurre la realtà: distruzione sistematica dello stato sociale.
Ora (apparentemente) le cose, anche a livelli internazionali, hanno preso un’altra piega, per qualcuno inaspettata: l’elezione di Donald Trump negli States, l’uscita dalla zona euro dell’Inghilterra e qui da noi l’elezione di un governo per così dire popolare.
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La piccola Greta e i grandi gretini dell’ambientalismo malthusiano



Da settimane i media mainstream hanno acceso e puntato i riflettori su una sconosciuta ragazzina svedese, spuntata letteralmente dal nulla.
Nessuno l’aveva mai vista. Di punto in bianco….puff….esce dal cilindro, viene invitata a parlare al vertice sul clima delle Nazioni Unite e poi al Forum di Davos, oggi addirittura è stata candidata al Premio Nobel.
Tutte cose normali per una qualsiasi ragazza di 16 anni, vero?
Ma i suoi discorsi hanno emozionato e toccato le corde profonde dell’anima, appassionando gli ambientalisti di tutto il mondo, così è stata presa come modello da stimare ed emulare.

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https://disinformazione.it/2019/03/16/la-piccola-greta-e-i-grandi-gretini-dellambientalismo-malthusiano/

Internet: proteggere i bambini dai rischi della Rete e dalle nuove dipendenze!



Internet e tutto quel marasma virtuale contenuto nel cyberspazio sono strumenti molto importanti e utili, se vengono usati correttamente. Quando però lo strumento da mezzo diventa il fine, allora gli effetti collaterali possono essere gravissimi e devastanti.
I principali rischi per gli internauti per così dire non "scafati", vanno dal cyberbullismo all’adescamento on-line, alla pornografia e pedopornografia, alla dipendenza vera e propria da internet, al sexting, ai messaggi offensivi e minacciosi, alle richieste di sesso online. Per non parlare di tutto il mondo delle fake news, o della privacy che letteralmente sparisce quando ci colleghiamo alla rete con un computer…

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https://disinformazione.it/2019/03/26/internet-proteggere-i-bambini-dai-rischi-della-rete-e-dalle-nuove-dipendenze/

Big Data e Deep Learning



Dall’inizio di questo secolo gli stati del mondo occidentale “civilizzato” raccolgono i dati personali dei loro cittadini in proporzioni mai conosciute finora. Una delle fonti fondamentali di questi dati siamo noi stessi! Siamo noi che forniamo i dati, sia con il pieno consenso, sia del tutto inavvertitamente: che siano le nostre email e le nostre telefonate ad essere lette o ascoltate, le nostre abitudini d’acquisto a essere registrate (per mezzo delle tessere fedeltà), i nostri movimenti (non solo) nei luoghi pubblici a essere monitorati per mezzo di telecamere, dei nostri smartphone o del software della nostra auto, o che siano i nostri sentimenti e stati d’animo essere non solo registrati e analizzati, ma ormai anche manipolati per mezzo di Facebook o Twitter, non fa differenza.
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https://disinformazione.it/2019/04/22/big-data-e-deep-learning/

La politica è l’arte dell’inganno e della menzogna?

La politica è l’arte dell’inganno e della menzogna?

Una recente notizia del Washington Post ha dell’incredibile. Secondo una verifica del giornale americano, il presidente americano Trump ha raggiunto il probabilmente record universale di menzogne dette dal suo insediamento fino a oggi. Il giornale ne calcola circa 10 mila con un record di oltre venti balle al giorno negli ultimi sette mesi.
Ormai siamo abituati a qualsiasi cosa ma pensare che la prima potenza al mondo economica e militare possa essere guidata da una persona che praticamente recita balle dalla mattina alla sera è qualcosa che va oltre ogni immaginazione. Come è pensabile, accettabile e fattibile una simile mostruosità? 
Chi come Trump, in qualità di uomo di affari straricco, è abituato a ingannare il prossimo, troverà assolutamente normale mentire e probabilmente riterrà che sia come respirare. E visto dove è arrivato a forza di balle, penserà sicuramente che chi non mente è un perdente, uno che non farà mai successo.  E se si ragiona in questo modo e se ne ottengono risultati, lo si ritiene del tutto accettabile visto che in affari come in politica, l’imperativo è che il fine giustifica qualsiasi mezzo. Se quindi il fine è il potere, arricchirsi e prevalere sugli altri, i mezzi migliori sono proprio quelli della menzogna e dell’inganno.
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Non esiste più la classe dei lavoratori ma solo la classe dei consumatori

Non esiste più la classe dei lavoratori ma solo la classe dei consumatori

Ancora oggi ci sono alcuni nostalgici o sedicenti pittoreschi filosofi rimasti fermi all’Ottocento, che parlano di lotta di classe senza nemmeno rendersi conto di quanto sia inverosimile un'affermazione del genere. Forse non si sono accorti che quelli della classe che doveva cambiare il mondo, in gran parte erano e sono interessati esclusivamente al loro tornaconto.  I nemici di classe di una volta, cioè i cosiddetti padroni, hanno capito che all’operaio, al lavoratore, bastava mettergli una televisione davanti agli occhi (oggi un cellulare nella tasca) e fargli vedere come era bello partecipare all’orgia del consumo; e la battaglia era presto vinta.
Così, i grandi valori, le grandi parole, i grandi sogni sono stati svenduti per misera paccottiglia con cui riempirsi le case. Purtroppo però, riempirsi le case di oggetti ha la non indifferente conseguenza di distruggere l’ambiente, che mai avrebbe potuto essere così tanto devastato se non avesse avuto i fedelissimi servitori dei padroni che, obbedendo ai loro ordini, hanno anteposto sempre il posto di lavoro, cioè i soldi, addirittura alla loro stessa salute e all’ambiente che li circonda. 
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Settimana corta di 28 ore: i tedeschi lavorano meno e vivono di più, perché il tempo è la vera ricchezza

Settimana corta di 28 ore: i tedeschi lavorano meno e vivono di più, perché il tempo è la vera ricchezza

Abituati a pensare ai tedeschi come lavoratori indefessi che lavorano 20 ore al giorno, ci potrebbe stupire conoscere perché è stato recentemente approvato un accordo nel settore metalmeccanico, ad iniziare dalla regione del Baden Wuerttemberg, per avere la possibilità di lavorare 28 ore a settimana. Ma come è possibile che i tedeschi, campioni di tutto, possano lavorare così poco? Chi conosce i tedeschi e la Germania avrà notato che più che lavorare tanto, sono bene organizzati ed efficienti. E quando si è bene organizzati ed efficienti, un'ora di lavoro vale il doppio o anche di più. Ma questi sono concetti troppo sopraffini e complessi per essere compresi da economisti e manager nostrani, forniti di eccelsi studi e master di ogni tipo. Bastano esempi banali per capirlo: se siamo in un ufficio o in un cantiere dove regna il caos, si perderanno interi giorni all’anno solo per cercare quello che non si trova. Se le riunioni di lavoro sono organizzate come una convention di persone dedite all’uso massiccio di marjuana, difficilmente otterremo risultati efficaci. Se è assolutamente normale dare un orario e poi iniziare la riunione almeno mezz’ora dopo, aspettando gli arrivi delle persone alla spicciolata, è evidente che perderemo complessivamente in un anno molti giorni di lavoro. Quando in Italia si cerca di essere seri, organizzati, precisi, puntuali, soprattutto nel settore pubblico o nel terzo settore, si viene quasi sempre tacciati di eccessiva rigidità, di essere tedeschi appunto. Quindi per non essere “tedeschi”, gli italiani lavorano molto di più e male dei tedeschi.  Lo confermano i dati dell’OCSE del 2017 che ci dicono che i tedeschi lavorano trecentocinquanta ore all’anno meno dei Pulcinella.   L’accordo fatto sulle 28 ore in Germania è stato raggiunto anche per dare la possibilità ai genitori di stare maggiormente con i figli e gli anziani. Incredibile, ci si sta accorgendo che molto più dei soldi è importante il tempo. Cosa ci fai infatti con i soldi se non hai nemmeno il tempo di stare con i tuoi cari, di leggere un libro, di fare una passeggiata, di coltivare una passione? Come lavorerai leggero, felice e concentrato se sai che quello che stai facendo ti sta portando via il tempo per quello che ami di più?
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http://www.ilcambiamento.it/articoli/settimana-corta-di-28-ore-i-tedeschi-lavorano-meno-e-vivono-di-piu-perche-il-tempo-e-la-vera-ricchezza

Banca Mondiale, Giano Bifronte

Banca Mondiale, Giano Bifronte

Idee con i denti: questo è il termine colloquiale con cui si riferisce alla Banca Mondiale (BM) l’incipit del primo dei 5 articoli di una serie dedicata recentemente alla stessa dal British Medical Journal (BMJ), in collaborazione con alcuni ricercatori dell’Università di Edimburgo. Idee con i denti perché la BM combina prestigio intellettuale e potere finanziario, due elementi necessari per garantire che ciò che i suoi vertici decidono si traduca in realtà. In questo primo articolo, gli autori analizzano in dettaglio le politiche di credito al settore salute della BM, credito quasi sempre accompagnato da un sostegno “tecnico” su come usare il denaro e da alcune condizioni.
Condizioni che chi, come me, ha attraversato gli ultimi 4 decenni di politiche sanitarie internazionali conosce bene: piani di aggiustamento strutturale, tagli ai finanziamenti pubblici, pagamenti a prestazione, privatizzazione dei servizi sanitari. Il tutto imposto per circa 2 decenni dall’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. Le chiamavano riforme, e credo che risalga a quell’epoca il cambiamento semantico che ha trasformato il termine “riforma” da positivo a negativo. Attualmente, quando sentiamo parlare di riforme, ci mettiamo a tremare, perché sappiamo ciò che ci aspetta.
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Economia circolare e crescita del PIL sono incompatibili

Economia circolare e crescita del PIL sono incompatibili

Visto che ormai sempre più persone hanno consapevolezza che la crescita infinita in un mondo dalle risorse infinite è materialmente impossibile (oltre che portarci alla catastrofe), si cercano termini per indorare un po’ la pillola, mantenendo il termine crescita ma associandola a qualcosa che dia un contentino ai tanti che sulla crescita nutrono grossi dubbi. 
Parlare di decrescita non fa marketing, soprattutto politico, ed è un termine decisamente infelice per chi deve ottenere consenso; ecco allora arrivare l’economia circolare che è una specie di decrescita ma con un nome più spendibile. Gli alchimisti economici che mettono assieme crescita ed economia circolare, dovrebbero spiegarci come fa un paese a crescere se adotta le metodologie dell’economia circolare che non è altro che il riproporre alcune regole naturali cicliche alle attività umane, produttive ed  economiche in particolare. La prima cosa che in natura proprio non accade è la crescita infinita, infatti tutto ha un ciclo.
Andando ancora più a fondo sulla questione, si conferma l’impossibile coesistenza fra economia circolare e crescita. Ridurre gli sprechi? Ma su quello si basa la crescita, se non si spreca, non si butta e di conseguenza si compra, come fa a crescere il PIL? Riutilizzare, ridurre, riciclare su vasta scala? Ma se lo si fa si compra di meno, si utilizzano meno risorse, ergo il PIL non cresce. Risparmiare energia? Utilizzare fonti rinnovabili?  Ma così facendo a medio e lungo termine la crescita si contrae, perché al sole e al vento la bolletta ancora non si paga e tutto quello che non si paga e si autoproduce è nemico acerrimo della crescita. E se seguendo la logica dell’economia circolare si diffondesse il concetto di autoproduzione, sarebbe come l’Anticristo per la crescita. Se ci si autoproduce energia, cibo, cultura, ecc. , si proteggono l’ambiente e la salute, migliora la qualità della vita e delle relazioni, si risparmiano soldi, occorre lavorare meno, ma il PIL non cresce! Quindi disastro e sciagura (per chi ancora crede alla crescita, non certo per le persone e l’ambiente).
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Deindustrializzare e rallentare: che sia questa la strada?

Deindustrializzare e rallentare: che sia questa la strada?

La conclusione alla quale sono giunti gli esperti nell'articolo pubblicato dalla rivista Science suona un po' come un'ovvietà per chi è ormai convinto che non si andrà da nessuna parte se ci si ostina a non voler mettere in discussione un'economia basata sulla produzione industriale, sul "libero inquinamento" e sulla tendenza a favorire i grandi gruppi e la grande industria.
Come scrive l'Agenzia Ansa, secondo quanto riportato sullo studio di Science, «per diversi settori produttivi, che insieme producono il 27% delle emissioni di gas serranon ci sono soluzioni praticabili per diminuire l'impatto ambientale». L'articolo è firmato da oltre 30 esperti pubblicato da Science, che cita tra gli altri i trasporti aerei e la produzione di acciaio e cemento.
Il 6% delle emissioni globali, ricorda l'articolo, è dovuto al trasporto aereo e a quello terrestre a lungo raggio, il 9% alla produzione di cemento e acciaio e il 12% alle centrali elettriche 'accoppiate' a quelle ad energia rinnovabile che aumentano o diminuiscono la propria attività per compensare cali di vento o nelle ore notturne.
Per tutti questi settori, notano gli esperti, le soluzioni per ridurre le emissioni proposte finora, come i biocarburanti per gli aerei o i dispositivi di stoccaggio della CO2, sono troppo costosi per diventare competitivi.
"Se vogliamo essere ambiziosi nel rispettare gli obiettivi sul clima - spiega Steven Davis dell'Università della California, uno degli autori - dobbiamo occuparci di questi settori subito. Abbiamo bisogno di molta più innovazione, ricerca e di un maggiore coordinamento per rendere queste fonti più pulite".
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