STUPIDA RAZZA

mercoledì 28 dicembre 2016

La Banca europea per gli investimenti finanzia i paradisi fiscali

La Banca europea per gli investimenti finanzia i paradisi fiscali

La Banca europea per gli investimenti (BEI) è il braccio finanziario di Bruxelles. Il suo giro di denaro è pari al bilancio di un piccolo stato: 77 miliardi e mezzo di euro finanziati nel 2015 destinati a infrastrutture, finanziamenti alle imprese e progetti al fine di produrre posti di lavoro, crescita e innovazione. Tutto questo è ben pubblicizzato sul sito della BEI. C'è però un lato oscuro, al quale non viene dato lo stesso risalto, fatto di investimenti non trasparenti in paradisi fiscali. Di giurisdizioni sospette, casi di conflitti di interesse e «revolving doors» che coinvolgono gestori dei fondi i quali hanno precedentemente lavorato per la Bei o altre istituzioni finanziarie internazionali.
Questi aspetti controversi sono ben documentati nel Rapporto della ONG Counter Balance "The dark side of EIB funds: How the EU's bank supports non-transparent investment funds based in tax havens", pubblicato lo scorso settembre. Il rapporto svela che, nelle proprie attività, la Banca europea per gli investimenti fa uso di una serie di intermediari per i suoi prestiti, sia all'interno che all'esterno della UE. La BEI, quindi, non presta direttamente i soldi ai progetti finali ma piuttosto fa uso diintermediari finanziari per un terzo delle sue operazioni. Nei progetti extra UE si parla addirittura del 40% delle operazioni totali. In Africa, in Medio-Oriente e nella regione pacifica la BEI lavorerebbe principalmente attraverso private equity funds. Nel rapporto della Counter Balance si parla di 50 progetti di questo tipo, per un valore totale di circa 5 miliardi. Nella regione cosiddetta ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) la BEI nel 2015 ha investito 154 milioni in 9 private equity funds.
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