
Più di cinquant’anni fa Samuel Beckett aveva descritto minuziosamente il lockdown attuale a seguito del Covid-19. “Giorni felici” tratta la miseria di una condizione davvero compromessa ma tenuta in altissima considerazione da Winnie, sepolta fino al seno. Non è il dramma del dialogo borghese poi ripreso, tra gli altri, da uno stratosferico Bunuel. E’ piuttosto la descrizione del disfacimento del Logos, ed il luogo dove si consuma la tragedia non è il teatro, ma il non-luogo. Ovvero tutti i luoghi. Proprio quello che sta succedendo oggi con la supposta-pandemia.
Capolavoro del Teatro dell’Assurdo, Giorni Felici racconta la sfacciata ambivalenza di sapersi estraniati dal flusso della vita ma volersi contemporaneamente inseriti a pieno titolo in esso. Non c’è un crescendo di ansia e tensione, è tutto giocato sul filo della piatta e prevedibile normalità . Quella stessa normalità dei telecomunicati del capo del governo a reti unificate e dei bollettini della Protezione Civile ad orari fissi:“non passa quasi giorno, senza un arricchimento del proprio sapere, per quanto minimo, l’arricchimento voglio dire”. [1-i corsivi fanno riferimento al testo di Beckett].
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https://comedonchisciotte.org/giorni-felici/
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