
Ormai anche i meno intellettualmente dotati cominciano ad intuire (“capire” in Italia è una parola grossa) che i cambiamenti indotti dalla “emergenza sanitaria” non sono che un pretesto per imporre un rimodellamento sociale profondo.
Si sa, quando le religioni latitano abbondano i profeti -specialmente in cattiva fede- e così si sprecano gli sproloqui su come sarà questa vita che ci attende.
Seguitemi nel ragionamento: non ci vuole Einstein per comprenderlo, ma un’intelligenza appena superiore a quella che rendeva idonei per le compiante scuole differenziali.
Prendiamo il caso dei ristoranti. Imporre le regole del cosiddetto “distanziamento sociale” riduce in modo sensibile il numero dei coperti, con la conseguenza che i soli locali a potersi permettere di rimanere su piazza saranno quelli di alta fascia, con prezzi inaccessibili ai più. I ricchi potranno passare le serate in ristoranti dall’atmosfera esclusiva; gli altri al massimo ambire ad una “quattro stagioni” da asporto, consegnata a domicilio fredda il sabato sera .
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