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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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martedì 5 maggio 2020

Exit? prego, dopo di lei



Se ad abbandonare l’euro fosse la Germania o la Francia per noi sarebbe decisamente un grande, auspicabile, vantaggio. Viceversa, un’uscita repentina ed unilaterale da parte nostra rischierebbe di peggiorare le cose. Se ad uscire, sbattendo la porta fosse, infatti, l’Italia, ci si potrebbe trovare addebitate le passività registrate in target 2 (meno di 400 miliardi euro) e quelle presso la BCE (200 mld nel 2018) – da restituire “post exit” in euro… Meglio, allora, sperare attivamente ossia fare in modo, che siano altri ad abbandonare per primi l’eurozona, se possibile, incoraggiando strategicamente tale scelta. Un tale “incoraggiamento” sarebbe concretabile se il governo attuale, o più realisticamente quello futuro prossimo, facesse finalmente quella necessaria scelta di autonomia, ricorrendo all’enorme mole di risorse interne, disponibile secondo i modi virtuosi proposti dal piano di salvezza nazionale (PSN), smettendo nel contempo di continuare a infrangersi sullo scoglio del consiglio europeo; scelta, quest’ultima, che non può che definirsi criminale perché ritarda pericolosamente i tempi della risposta alla crisi economica per partorire strumenti di ulteriore indebitamento che non potranno non condurci tra le “amorevoli” braccia della Troika. Sono tanti gli economisti che avvertono intorno ai rischi connessi ad un exit unilaterale come l’economista Nino Galloni, tra i principali compilatori del PSN.
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