Scuole chiu -
se, no aperte.
Classi in Dad, no
in aula. Nella
giungla dell’I-
struzione vige il
ping-pong istituzionale, si
arriva perfino a dover sce-
gliere fra mascherina e me-
rendina. E le famiglie desta-
bilizzate da protocolli, smen-
tite, ordinanze, ricorsi sono
oltre la crisi di nervi. La decisione napoleonicadi Mario Draghi di tenere il
punto sulle riaperture «a tut-
ti i costi» sta balcanizzando il
Paese. E per lunedì sembra
concretizzarsi la profezia di
Antonello Gianne lli, presi-
dente dell’Associazione pre-
sidi, che a Rainews ha detto:
« C ’ è u n a p re v i s i o n e d i
200.000 classi in didattica a
distanza, facile perché appli-
cando una crescita di tipo
esponenziale si arriva a que-
sti numeri. Per evitarlo ba-
stava ritardare la riapertura
di due settimane; ora quello
che il governo non ha voluto
fare, lo farà la pandemia».
Duecentomila, quasi il 40%;
nelle scuole pubbliche le
classi sono 370.000, più
120.000 private.
L’esempio più illuminante
del caos organizzativo arriva
dalla Sicilia. Dopo l’avvio a
singhiozzo del 13 gennaio i
sindaci di Palermo e Agri -
gento avevano pubblicato or-
dinanze di chiusura in con-
trasto con la legge regionale
che prevede l’adesione totale
alle norme governative. Al-
cuni genitori hanno fatto ri-
corso al Tar («il decreto im-
pone la chiusura solo nelle
zone rosse o arancioni»), che
ieri lo ha accolto smantellan-
do i provvedimenti comuna-
li. Un’analoga sentenza è ar-
rivata ad annullare la so -
spensione delle lezioni in
presenza fino al 23 gennaio
decisa da Messina. Tutti in
classe? No, perché a Catania
nessuno è intervenuto, quin-
di gli studenti si presente-
ranno solo lunedì 17.
Una battaglia a colpi di de-
creti, un Vietnam. Eppure il
governatore Nello Musumeci
chiede un ’interpretazion e
unitaria: tutti in classe. «Gli
assenti per positività non su-
perano il 5%, il dato emerge
dal monitoraggio dell’Uf f ic io
scolastico regionale che co-
munica di avere censito 706
istituti, l’86% del totale. Alla
luce di questi dati, pur com-
prendendo le preoccupazio-
ni che hanno ispirato la con-
dotta restrittiva dei sindaci,
confermiamo l’inte ndim en-
to di favorire la ripresa delle
attività scolastiche in pre-
senza, nel rispetto delle di-
sposizioni nazionali». L ’a s-
sessore all’Istruzione Rober-
to Lagalla va oltre: «L’obiett i-
vo è di privilegiare il ritorno a
scuola e di riservare alla Dad
una funzione complementa-
re da adottare solo per una
documentata necessità. La
finalità è quella di ridurre le
diseguaglianze e di evitare
ritardi nell’apprendimento e
marginalizzazione sociale».
Nobile intento che il mon-
do della scuola, non solo sici-
liano, considera disancorato
dalla realtà. La riprova in Ca-
labria, provincia di Crotone,
dove tutti i sindaci tranne
quello del capoluogo hanno
disposto all’unisono la chiu-
sura delle scuole «di ogni or-
dine e grado fino a lunedì,
con la possibilità di proroga
di una settimana» in barba
alle decisioni di Palazzo Chi-
gi. Un ammutinamento? Se-
condo il potente sindacato
degli insegnanti Gilda le
chiusure sarebbero motivate
«non solo dall’emergenza
epidemiologica ma anche
dalla difficoltà di traccia-
mento da parte dell’ente sa-
nitario locale. In ogni scuola
si registrano diversi casi di
positività, le famiglie hanno
fatto richiesta dell’attivazio-
ne della Dad. In più resta irri-
solto il problema dei traspor-
ti». Curioso aggiungere che a
Crotone, dove le scuole sono
aperte, nessuno ci va perché
gli studenti sono in stato di
agitazione.
Nel l’inverno Omicron il
fuoco avvampa, il pentolone
ribolle e non è difficile vede-
re all ’opera dirigenti fai-da-
te impegnati a inventarsi -
certamente in buona fede -
ordinanze cervellotiche. Una
su tutte, quella della scuola
elementare Falcone e Borsel-
lino di Castano Primo (Mila-
no), dove la preside Maria
M e rol a ha invitato i genitori
degli alunni «a supportare la
scuola affinché la mensa di-
venti il più possibile luogo
sicuro di consumazione del
pasto». E come? «Sollecitan-
do i bambini a limitare, se
non abolire, le chiacchiere,
in modo da continuare a ga-
rantire il servizio». Dopo il
divieto di cantare per non
trasmettere il virus, ecco
quello di parlare. In attesa di
quello di respirare.
Se studenti e famiglie vivo-
no giorni di t otale smarri-
mento, gli insegnanti non
stanno meglio: il personale
assente da scuola in Italia ar-
riva fino a punte del 30%
(Bergamo, Brescia), mentre a
Roma il 15% dei docenti è po-
sitivo o in quarantena. E il
ministro dell’Istruzione, Pa-
trizio Bianchi, è al centro
delle critiche. «L’affermazio-
ne che la scuola sia un luogo
sicuro è poco più di una bat-
tuta», spiega Rino Di Meglio,
coordinatore nazionale di
Gilda. Poi smonta l’improba-
bile narrazione ufficiale che
presenta il settore come un
angolo di Svizzera, una volta
rottamati i banchi a rotelle
della coppia Lucia Azzolina-
Domenico Arcuri. «Soltanto
in rari casi gli interventi di
qualche en te locale hanno
reso davvero sicura la riaper-
tura, in realtà ben poco è sta-
to fatto per rendere la scuola
più sicura di quanto non fos-
se prima della pandemia. Il
governo ha messo la polvere
sotto il tappeto e le chiusure
sono arrivate inevitabilmen-
te con il progredire dei con-
ta g i » .
Come se non bastasse l’e-
mergenza sanitaria, gli isti-
tuti sono in balia di chi non
vedeva l’ora di strumentaliz-
zarla. Per esempio con occu-
pazioni surreali come quella
del liceo classico Manzoni di
Milano, dove gli studenti
hanno deciso di «autogestire
la nostra salute». Il Collettivo
politico (consueto melting
pot della sinistra in movi-
mento) è preoccupato per -
ché «dopo due anni passati in
Dad abbiamo trovato una
scuola più attenta a valutarci
in modo ossessivo che a tra-
smettere conoscenze». Tra-
duzione dal politichese li-
ceale: ci eravamo abituati be-
ne e adesso fioccato i quattro.
Spiace ragazzi, ma è la vita.
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