STUPIDA RAZZA

domenica 16 gennaio 2022

Caos scuola, famiglie in lockdown

 

Ne ll’inverno Omicron c’è una sola certezza: l’Uff ic io complicazioni affari semplici funziona alla perfezione. E quello del ministero dell’Istruzione riesce a superare in bizantinismi gli S p e ra n za bo - ys che presidiano il dicastero della Salute. La conferma arriva dalla nota operativa che il ministro Patrizio Bianchi ha inviato ai presidi per l’appli - cazione delle misure vecchie e nuove; un calembour, un complicato gioco dell’oca per le famiglie italiane che rischiano di vedersi sconvolgere ancora una volta l’esisten - za. Per comprendere la rigidità da burocrazia sovietica, il metodo migliore è riassumere il protocollo. Scuola per l’infanzia: con un bimbo positivo, dieci giorni a casa per tutti. Scuola elementare: con un contagiato tutta la classe deve sottoporsi a tampone immediato il prima possibile (qui cominciano le penombre lessicali) e un altro dopo cinque giorni; se l’esito è negativo gli alunni possono tornare in classe ed evitare la didattica a distanza. Se però i contagiati sono due l’in - tera classe va in quarantena per dieci giorni e le lezioni proseguono in Dad. Già ci sono genitori preoccupati per quel «prima possibile», essendo a conoscenza delle difficoltà congenite delle Ats regionali a processare tamponi scolastici a causa delle migliaia di richieste contemporanee. Scuola media e scuola superiore: un positivo prevede per tutti autosorveglianza (con tamponi preventivi gratuiti) e mascherine ffp2. Con due contagiati la faccenda si complica. Chi ha completato il ciclo vaccinale con booster o è guarito da meno di 120 giorni continua ad andare in classe. Gli altri (non vaccinati, senza terza dose, guariti oltre i 120 giorni) entrano nella casella Dad, a casa davanti al computer. Se invece i positivi al Covid sono tre o di più, l’in - tera classe finisce in quarantena per 10 giorni. Una giungla amazzonica. Al di là del cubo di Rubik si materializza un problema di gestione dei dati sanitari perché, nel caso di chi frequenta in presenza in regime di autosorveglianza, «i requisiti per poter frequentare devono essere dimostrati dall’alunno. E la norma di legge autorizza le scuole a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti, senza che ciò comporti una violazione della privacy». Di fatto la responsabilità di effettuare tamponi a raffica e di dimostrare lo status sanitario degli studenti ricade sulle famiglie. Inoltre l’isti - tuto può controllare lo stato vaccinale e non dei ragazzi. Con tre conseguenze di non indifferente impatto: l’atte s a infinita dell’esito dei tamponi che si sovrappongono l’uno con l’altro, il rischio di lockdown per interi nuclei famigliari e la possibile emarginazione sociale dei ragazzi più fragili. Con le sue incrostazioni normative da emicrania, la circolare ministeriale lascia spazio alle interpretazioni più fantasiose che già stanno affiorando con una contagiosità anche superiore a quella del virus cinese. All’isti tuto tecnico industriale Enrico Fermi di Siracusa, il preside ha deciso che gli studenti positivi asintomatici non potranno neppure partecipare alla Dad. Forse per non contagiare con un virus sconosciuto il computer. Antonio Ferrarini spiega così il suo diktat: «Potrei mai interrogare una persona malata? Se uno studente è malato non è nelle condizioni di svolgere attività didattica». Al di là della discriminazione a distanza, sarebbe interessante scoprire con quale artificio spionistico il preside è in grado di smascherare un asintomatico collegato online. L’istituto superiore Albert Einstein di Vimercate si sta invece concentrando sul problema del vitto. Poiché il ministero prevede due metri di distanziamento fra gli allievi nella consumazione pasti, la preside Michelina Ciotta ha pubblicato una circolare per proibire «di abbassare la mascherina per consumare pasti anche durante l’i nte rva ll o» . Poi, con un sussulto di umanità, ha aggiunto: «Gli studenti potranno consumare spuntini o pasti chiedendo al docente di uscire dall’aula, uno per volta e con il cartellino di classe, in modo da poter mangiare in corridoio o nelle aree permesse». Davanti alla guerra della merendina non resta che arrendersi.

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