“Se vuoi cercare le verdure, la frutta e i grani di una volta […],
lascia da parte internet, dimentica il telefono, non ti curare di cosa
se ne dice o se ne legge. Se li vuoi cercare, bisogna che ti muovi a
piedi, paese per paese, cascina per cascina; e non ti scoraggiare quando
ti dicono che sono scomparsi: qualche volta sono solo 'invisibili' allo
sguardo e alla memoria. Ci vuole pazienza, gusto per l’ascolto e
rispetto perché chi è anziano, se ancora li conserva, accetti di
mostrarteli o di mostrarne la semenza”.
leggi tutto:
http://www.ilcambiamento.it/recensioni/ritornare_agricoltura_contadina_intervista_massimo_angelini.html
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
martedì 10 settembre 2013
“Gli esseri umani tornino a essere il fine”. Intervista a Maurizio Pallante
Ho incontrato Maurizio Pallante a Fosdinovo durante una delle sue
conferenze di divulgazione della Decrescita Felice. Instancabile,
preciso, chiaro. Abbiamo fatto due chiacchiere e deciso di costruire
quest’intervista insieme; cercando di non partire, come al solito,
dall’inizio ma di approfondire alcune tematiche care a tutti e due.
Maurizio, ci sono segnali e si alzano voci, da varie parti, che dicono che l’attuale sistema economico ed energetico sia vicino a un punto di rottura, tu cosa ne pensi?
Preferisco riportare alcuni dati:
leggi tutto:
http://www.ilcambiamento.it/decrescita_felice/esseri_umani_fine_economia_mezzo_intervista_maurizio_pallante.html
Maurizio, ci sono segnali e si alzano voci, da varie parti, che dicono che l’attuale sistema economico ed energetico sia vicino a un punto di rottura, tu cosa ne pensi?
Preferisco riportare alcuni dati:
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http://www.ilcambiamento.it/decrescita_felice/esseri_umani_fine_economia_mezzo_intervista_maurizio_pallante.html
“Una pillola per curare la timidezza” così funziona la fabbrica delle malattie
Cos’è la timidezza? Una malattia o un normale aspetto del carattere di
una persona? Il sesto mercato mondiale per consumo di farmaci, quello
italiano, si alimenta anche di ambiguità . E si finisce a curare tratti
della personalità e fasi fisiologiche della vita, come appunto la
timidezza, il lutto, la gravidanza o la menopausa.
Tutti “problemi” a cui sono state dedicate intense giornate di sensibilizzazione. Che, dati alla mano, hanno portato all’aumento di psicofarmaci ed esami medici. E lo stesso effetto hanno i ritocchi al ribasso dei fattori di rischio, o le operazioni di maquillage su vecchi principi attivi: prassi che escono dalla catena di montaggio della fabbrica delle malattie.
In media un italiano si porta a casa 28 confezioni di farmaci all’anno. Dal 2005 a oggi il consumo di medicinali è cresciuto del 20 per cento e la spesa farmaceutica delle Asl nello stesso periodo è aumentata anche di più, cioè del 33 per cento (sul dato pesano i farmaci ospedalieri). È così che l’Italia, con un esborso pubblico e privato di 27 miliardi di euro all’anno, si piazza al sesto posto nel mondo per consumo di pillole, fiale, sciroppi e quant’altro, secondo l’ultima analisi di settore fatta da Federfarma. Anche prima del Brasile, che però ha 193 milioni di abitanti. O della Gran Bretagna, che ne ha 64 milioni.
Perché? Siamo forse un popolo più malato degli altri? No, siamo vittima più di altri del disease mongering, cioè della commercializzazione delle malattie. Ci fanno sentire tutti malati. E dunque, bisognosi della pillola giusta.
leggi tutto:
http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/39-salute-a-politiche-sanitarie/48245-2013-09-09-07-56-12.html
Tutti “problemi” a cui sono state dedicate intense giornate di sensibilizzazione. Che, dati alla mano, hanno portato all’aumento di psicofarmaci ed esami medici. E lo stesso effetto hanno i ritocchi al ribasso dei fattori di rischio, o le operazioni di maquillage su vecchi principi attivi: prassi che escono dalla catena di montaggio della fabbrica delle malattie.
In media un italiano si porta a casa 28 confezioni di farmaci all’anno. Dal 2005 a oggi il consumo di medicinali è cresciuto del 20 per cento e la spesa farmaceutica delle Asl nello stesso periodo è aumentata anche di più, cioè del 33 per cento (sul dato pesano i farmaci ospedalieri). È così che l’Italia, con un esborso pubblico e privato di 27 miliardi di euro all’anno, si piazza al sesto posto nel mondo per consumo di pillole, fiale, sciroppi e quant’altro, secondo l’ultima analisi di settore fatta da Federfarma. Anche prima del Brasile, che però ha 193 milioni di abitanti. O della Gran Bretagna, che ne ha 64 milioni.
Perché? Siamo forse un popolo più malato degli altri? No, siamo vittima più di altri del disease mongering, cioè della commercializzazione delle malattie. Ci fanno sentire tutti malati. E dunque, bisognosi della pillola giusta.
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http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/39-salute-a-politiche-sanitarie/48245-2013-09-09-07-56-12.html
Se la grande industria diventa piccola
Bisognerà infine prenderne atto. Così come la democrazia non si esporta
con la guerra, neanche il modello della grande impresa capitalistica
attecchisce facilmente in una nazione come l' Italia: disarticolata
nelle sue centinaia di campanili, sotto i quali la piccola impresa ha
dato luogo alla fusione, nel benee nel male, fra economiae famiglia.
Talvolta con le virtù della cooperazione ma altrove con i vizi dei
clan. Sviluppandosi col talento creativo delle arti e dei mestieri, ma
sempre con la tentazione della chiusura protezionistica. Marxisti e
capitalisti confidavano di risolvere nella forma superiore della grande
impresa tale caratteristica molecolare, indicata come una tara di
arretratezza sociale. Ma il panorama desolante delle fabbriche che
chiudono scompagina il loro schema: davvero non esiste un futuro
italiano pensabile senza imprese con migliaia di dipendenti? Basta uno
sguardo d' insieme sui registri delle Camere di Commercio per mettersi
alle spalle la controversia che divide gli economisti e i sociologi fin
da quando, alla fine degli anni Ottanta, Giuseppe De Rita lanciò la
provocazione del "piccolo è bello". Alla quale gli industrialisti
replicarono osservando che la seconda economia manifatturiera d' Europa
non può certo reggersi senza uno scheletro di grandi industrie, pena
ritrovarsi afflosciata su se stessa.
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http://ricerca.gelocal.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/09/se-la-grande-industria-diventa-piccola.html
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http://ricerca.gelocal.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/09/se-la-grande-industria-diventa-piccola.html
La crisi della banca e la" chiusura= "" della="
CARA Repubblica, gli eventi relativi al "caso Carige" descritti in
questi giorni sulla stampa mi portano a riflettere su quanto tali
eventi ci dicano sulla chiusura sociale esistente in Italia e in
particolare nella nostra regione. A quanto si legge, infatti, Carige
(al parie forse peggio di altre banche) non lesinava il credito a
soggetti e società variamente collegate, spesso attraverso vincoli di
parentela, alle stesse persone che decidevano o vigilavano sulle
decisioni, dimenticandosi di chiedere le adeguate garanzie, di
riscuotere i dovuti interessi, insomma di svolgere le elementari
attività che ci si aspetta faccia una banca.
Tutto questo mentre migliaia di giovani si vedevano rifiutare i mutui per carenza di garanzie (oppure li avevano a tassi di interesse elevati) e migliaia di aziende o piccoli imprenditori erano costretti alla chiusura per l'impossibilità di rientrare nei termini imposti dalla banca nei limiti dell'indebitamento concesso.
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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/09/la-crisi-della-banca-la.html?rss
Tutto questo mentre migliaia di giovani si vedevano rifiutare i mutui per carenza di garanzie (oppure li avevano a tassi di interesse elevati) e migliaia di aziende o piccoli imprenditori erano costretti alla chiusura per l'impossibilità di rientrare nei termini imposti dalla banca nei limiti dell'indebitamento concesso.
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FEDERAL RESERVE …LA NEMESI CONTINUA!
Come ho scritto nel mio libro … ma la storia dice e soprattutto
il Duca di St. SImon ministro delle finanze ai tempi della crisi del
Mississippi, il duca di Noailles osservò con estrema lucidità che una
banca che emette moneta cartacea può essere tentata di farlo al di lÃ
delle sue riserve in metallo prezioso e questa tentazione era più
probabile in una monarchia assoluta come quella francese, soggetta alle
necessità di guerre mal condotte.
Da tempo circola negli ambienti che contano, la notizia che ormai è il dado è tratto, il prossimo governatore della Federal reserve che sostituirà , Bernanke, sarà Larry Summers, ex segretario al tesoro dell’ era Clinton e ex capo consigliere economico di Obama, uno dei padri della devastante deregulation che ha distrutto il sistema finanziario mondiale, uno dei cavalli di Troia di Wall Street.
Se Obama sceglierà Summers per i prossimi quattro anni, avremo la conferma definitiva che la nemesi continua e questa volta non ci sarà scampo. Al di là delle motivazioni politiche, Summers conosce bene Wall Street, sembra che nel mondo della finanza si provi gusto ad affidare a dei falliti compiti fondamentali e il nostro principio di Peter si evolve…
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http://icebergfinanza.finanza.com/2013/08/30/federal-reserve-la-nemesi-continua/
Da tempo circola negli ambienti che contano, la notizia che ormai è il dado è tratto, il prossimo governatore della Federal reserve che sostituirà , Bernanke, sarà Larry Summers, ex segretario al tesoro dell’ era Clinton e ex capo consigliere economico di Obama, uno dei padri della devastante deregulation che ha distrutto il sistema finanziario mondiale, uno dei cavalli di Troia di Wall Street.
Se Obama sceglierà Summers per i prossimi quattro anni, avremo la conferma definitiva che la nemesi continua e questa volta non ci sarà scampo. Al di là delle motivazioni politiche, Summers conosce bene Wall Street, sembra che nel mondo della finanza si provi gusto ad affidare a dei falliti compiti fondamentali e il nostro principio di Peter si evolve…
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http://icebergfinanza.finanza.com/2013/08/30/federal-reserve-la-nemesi-continua/
RINAZIONALIZZARE LE PENSIONI CONVIENE
Non c'è due senza tre. Dopo Argentina e Ungheria anche la Polonia governata da un liberista ha rinazionalizzato il sistema pensionistico.
Il governo di Varsavia ha obbligato i fondi pensione a trasferire forzatamente gli investimenti in titoli di stato del valore di 37 miliardi di dollari nelle mani del Tesoro, diminuendo di botto il debito pubblico di un valore pari all'8% del Pil. Con la debacle del sistema cileno di qualche anno fa - che però è una storia un po' diversa - la disfatta dell'offensiva contro la previdenza pubblica guidata una ventina d'anni fa dalla World Bank è completa. E pour cause.
Quello che i primi tre paesi fecero fu semplicemente trasferire la gestione del sistema pensionistico pubblico ai privati sicché, mentre il sistema restava fondamentalmente il medesimo, i costi di gestione si accrescevano per la minore efficienza della gestione privata e dei profitti che questa intende lucrare. Per capire facciamo un passo indietro. Semplicissimo.
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12307
L’IMPERATORE (DELLA FARSA) È NUDO
Non c’è niente di tragico nella Presidenza di B. Obama, capace di
attrarre i talenti analitici di un neo-Plutarco o di un neo-Gibbon.
Questa Presidenza è più una farsa pirandelliana, del tipo “Personaggio in Cerca di Autore”.
I candidati ad essere l’Autore sono ben noti - dalla lobby ebraica alla Casa di Saud, da una ristretta cerchia di industriali bellici ad una élite ancora più ristretta dell’alta finanza, gli unici e soli Padroni del Mondo. Il povero Barack è solo un numero, un funzionario dell’Impero, il cui repertorio decisionale non arriva neanche a stabilire in che modo sorridere ai fotografi.
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12305
I candidati ad essere l’Autore sono ben noti - dalla lobby ebraica alla Casa di Saud, da una ristretta cerchia di industriali bellici ad una élite ancora più ristretta dell’alta finanza, gli unici e soli Padroni del Mondo. Il povero Barack è solo un numero, un funzionario dell’Impero, il cui repertorio decisionale non arriva neanche a stabilire in che modo sorridere ai fotografi.
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lunedì 9 settembre 2013
UN SISTEMA PER SALVARE IL MONDO COME PIACE AI BANCHIERI. ADESSO TOCCA ALLA SIRIA !
"I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio,
niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo
finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di
ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso."
Prof. Caroll Quigley, Georgetown University
"Tragedy and Hope" (1966)
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12298
Prof. Caroll Quigley, Georgetown University
"Tragedy and Hope" (1966)
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Sul concetto di tradizione
Il pensiero tradizionalista colloca l’epoca d’oro dell’umanità ai primordi della sua storia.
Quell’epoca
che si perde nella notte dei tempi è rimasta nella memoria ancestrale
come mito del Paradiso Terrestre, presente in forme differenziate in
tutte le culture antiche, a testimonianza di una Dottrina e di una
Conoscenza comuni, pur nelle differenti manifestazioni legate a climi e
razze diverse.
La storia successiva è la storia di una progressiva decadenza da quella perfezione originaria,
di comunità centrate su un Asse che proiettava verso l’alto, comunitÃ
in cui il terreno si fondeva col sacro in una visione in cui tutto era
simbolo che alludeva a una realtà superiore e in cui i governanti erano
anche sacerdoti e i guerrieri avevano il còmpito di ristabilire un
Ordine provvisoriamente alterato.
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