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Intorno al Covid-19 si susseguono da mesi colpi di scena, rivelazioni e successive rettifiche. Grande è la confusione sotto il cielo. Ma non siamo ai tempi di Mao e quindi la situazione non è affatto eccellente. Cerchiamo di collegare alcuni puntini.
1. Oms: «Il contagio da parte di asintomatici è molto raro»…anzi «non sappiamo». Maria Van Kerkhove, direttrice del team tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la risposta al coronavirus (1),
lunedì 8 giugno osa affermare: «Ci sono casi di persone infettate che
sono asintomatiche, ma i paesi che stanno monitorando in modo
dettagliato i contatti non stanno trovando da questi casi una
trasmissione secondaria». Gli «esperti di salute pubblica» insorgono,
capitanati dall’Harvard Global Health Institute. E così l’Oms aggiusta
il tiro il giorno dopo: «La maggioranza dei casi di trasmissione che
conosciamo si verifica, con le droplets, da parte di chi ha
sintomi. Ma ci sono persone che non sviluppano sintomi, e non abbiamo
ancora risposta sulla questione di quanti infettati non abbiano
sintomi». Alcune ricerche stimano la probabilità di infezioni da
asintomatici (e più spesso pre-sintomatici) con modelli probabilistici,
senza documentare direttamente la trasmissione. Comunque la frase
rivelatrice dell’esperta dell’Oms è: «Per ogni risposta che troviamo
alle domande, ne sorgono altre dieci». La risposta è sempre: dipende
(dalle circostanze): un luogo chiuso affollato e in una zona ad alta
carica virale è un caso specifico, non generalizzabile (vedi ai punti 10
e 12).
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