
Tra il 1917 e il 1919, proprio durante la fragile Repubblica di Weimar, Max Weber tenne due conferenze dal titolo “Die geistige Arbeit als Beruf“, che potremmo tradurre «Il lavoro dello spirito come professione». Il «lavoro dello spirito» è il lavoro creativo, autonomo, il lavoro umano considerato in tutta la sua potenza, quindi cercare la sua affermazione significa liberarsi di ogni lavoro comandato, dipendente, alienato. Ma il suo dissolversi nella forma capitalistica di produzione, che fagocita quella Tecnica, che pure è l’autentico motore dello sviluppo, finisce col delegittimarne la sua autorità politica, smentendo brutalmente la sua «promessa di liberazione».
La «gabbia di acciaio» è destinata dunque a imprigionare anche quel «lavoro dello spirito» che dovrebbe essere la prassi politica? Diceva Weber. Lo spirito del capitalismo finirà col destrutturare completamente lo spazio della Politica?
Con il termine «politica» Weber intendeva riferirsi alla direzione di un gruppo politico, vale a dire di uno Stato. La politica sarebbe quindi la capacità di «direzione» all’interno di un «gruppo politico», che opera all’interno di uno Stato.
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