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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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giovedì 23 ottobre 2014

Apologia dell’immigrato

Il fenomeno dell’immigrazione rappresenta forse la sfida più ardua per la società contemporanea. Secoli di colonizzazioni e successive decolonizzazioni, che in realtà si sono concretizzate in diverse ma non meno aggressive forme di dominio territoriale, hanno reso il continente africano un campo di battaglia senza tregua. L’alternarsi di regimi dittatoriali e di pseudo democrazie imposte dai vertici delle organizzazioni internazionali e dall’Occidente, non hanno fatto che peggiorare una situazione già abbastanza complicata a causa di lotte fratricide, di persecuzioni religiose e dello strapotere dei così detti Signori della Guerra, armati guarda caso proprio dalle democrazie occidentali.
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Colpa nostra

 Perché i responsabili non sono né i sindaci, né il governo, né il Servizio metereologico, né la Protezione civile. Responsabili siamo noi tutti, vittime comprese, che abbiamo accettato e accettiamo senza fiatare, senza un guaito, anzi cercando ciascuno di trarne la propria piccola o grande convenienza, un modello di sviluppo demenziale che non poteva portare che al dissesto idrogeologico.
Genova. Parma. Grosseto. Trieste. L'Italia cade in pezzi. Ogni autunno, ma ormai anche in altre stagioni, ci sono alluvioni del tipo di quelle cui stiamo assistendo in questi giorni. E ogni volta si grida allo scandalo e si additano al ludibrio delle genti i responsabili che possono essere, a piacere, il sindaco, il governo, la burocrazia, il Servizio meteorologico che ha sbagliato le previsioni, la Protezione civile che non è intervenuta in tempo e con mezzi adeguati. Ogni volta questa o quella Procura apre un fascicolo contro ignoti per 'disastro colposo'. E proprio in questo termine, 'ignoti', sta la chiave dell'intera faccenda.
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La piazza contro la Leopolda, farsa del 25 ottobre


mi raccomando,prendetevi una feria per andare a farvi prendere per il culo.
Giocare al poliziotto buono e a quello cattivo, fingere una competizione che non c’è, simulare improbabili opposizioni, politiche e sindacali, contrastare il capoccia per poi sostenerlo in parlamento e chiamarlo “il mio segretario” davanti ai microfoni, come fa Bersani con Renzi. Il pd, con la cgil e la fiom che gli reggono il sacco, è abilissimo in questi giochetti, è bravissimo nell’inscenare farse come “la piazza contro la Leopolda”, o anche “la sinistra contro i renziani” di turno.
Parte la cgil con una manifestazione pacifica e palesemente inutile, da incontro in piazza nel week-end, e l’”opposizione” interna piddina ne approfitta. Evidente che dietro c’è un copione da seguire, ma senza spaccare il pd e far cadere il governo … che è comunque il loro governo, benedetto e sostenuto dalla troika almeno per il momento.
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mercoledì 22 ottobre 2014

Il populismo come punto di congiunzione

 condivido in pieno,l'unione fa la forza.
Beppe Grillo è stato il primo tramite il suo Blog (fonte d’informazione e di formazione della comunità pentastellata) a portare al centro del dibattito politico e culturale “mainstream” quei temi sacrosanti ma oscurati per decenni dall’apparato mediatico-giornalistico. Questo è il suo grande merito. Ma se prima era la Lega Nord ad inseguire il Movimento 5 Stelle su alcune tematiche (quelle economiche ed europee in primis) adesso il rapporto di forza sembra essersi invertito (seppur le percentuali di votanti dicono il contrario). Nessuno saprà mai se Beppe Grillo con i numeri stratosferici che aveva un anno fa abbia avuto paura di andare fino e in fondo e vincere oppure se Gianroberto Casaleggio si fosse accontentato di una rivoluzione, diremo, “scolorata” (la progressione elettorale del M5S non possiede le caratteristiche delle rivoluzioni colorate tradizionali e d’importazione) funzionale ad una chirurgica operazione di marketing. Di fatto gli errori strategici hanno portato Beppe Grillo ad inseguire Matteo Salvini.
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La rabbia di un italiano che non vuole morire di euro

Venerdì sera, in occasione dell’assemblea della Camera di Commercio del Canton Ticino ho intervistato pubblicamente Alberto Bagnai. Tema, ovviamente, l’euro. Bagnai in gran forma. A giorni verosimilmente riuscirò anche a pubblicare il video dell’intervista. Nel frattempo ecco la cronaca del Corriere del Ticino, il post di Bagnai su goofynomics. E qualche citazione:
Bagnai ha ricordato l’evoluzione dello spread dei titoli pubblici italiani contro quelli tedeschi: in realtà non sono state l’uscita di scena di Berlusconi o le riforme attuate da Monti e dai Governi successivi a farlo scendere, ma la fatidica affermazione di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, di «essere pronto a far tutto il necessario in favore dell’euro».
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http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=49601

Poveri, profughi economici e vittime dei massacri sociali, ossia il progetto europeo

“Il numero di persone a rischio di povertà potrebbe rimanere nel 2020 vicino a 100 milioni. E’ uno scandalo per l’Unione Europea che è la prima potenza economica del mondo. Accettare questo è inconcepibile“. Lo ha detto Laura Boldrini, presidente della Camera nell’intervento alla Conferenza sulla Carta Sociale Europea. (ANSA – Torino, 18 ottobre, ore 13:34)
In prima battuta, prima di entrare nel merito della questione, si potrebbe ben dire “da che pulpito viene la predica”! Trattandosi della Boldrini, che rappresenta le istituzioni di un paese asservito alla troika, la denuncia suona di moneta falsa, ha un che d’ipocrita ed è assolutamente manierista. Infatti, Boldini è un prodotto della sinistra più moderna, infame e mercenaria, che per sopravvivere ai grandi cambiamenti dell’ultimo ventennio si è messa al servizio delle élite neocapitaliste. Di tanto in tanto, ne denuncia i crimini guardandosi bene, però, dall’indicare i colpevoli. Se l’unione europoide, con le sue politiche economiche improntate all’assoluto rigore, è responsabile di questa grande ondata di povertà nel vecchio continente, la Boldrini dovrebbe essergli ferocemente avversa. Eppure le cose non stanno in questi termini, perché l’”europeismo” invasivo della sinistra, adoratrice del feticcio sopranazionale, riemerge sempre e così la devozione nei confronti dei padroni e della loro unione finanziaria-elitista.
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Delfina, Totò e i robot al posto degli uomini


Caro Totò,
sul Fatto quotidiano on line del 6 ottobre è stato pubblicato un trafiletto che riportava un intervento del capo del personale della Volkswagen, Horst Neumann, sul giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung, a cui non è stato dato molto risalto dalla stampa italiana, anche se, a mio parere, spiega le cause della crisi in modo chiarissimo e non paragonabile alle fumose analisi con cui cercano di rimbambirci gli economisti italiani. Tipo questa dichiarazione rilasciata dal ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, lo scorso 24 settembre, al ritorno dall’Australia, dove aveva partecipato al G20: «Per definizione una crescita nominale così bassa, data da crescita reale negativa e inflazione molto bassa, è un problema in più per la dinamica del debito. Se la crescita nominale fosse più in linea con gli obiettivi della Bce, l’Italia vivrebbe su un pilota automatico. Il nostro surplus strutturale al netto degli interessi, più tassi d’interesse ragionevolmente bassi sul debito e una crescita nominale superiore al 2 per cento, sommando un po’ di crescita reale e un po’ di inflazione, darebbero risultati chiari: il debito sarebbe in calo a velocità più che soddisfacente».
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Cavie da laboratorio

 Ed ecco che è bello pronto un pacchetto di misure che domani potrà tornare buono per qualche altra categoria, magari i manifestanti nelle piazze. Certo, solo quelli violenti e cattivi. Tipo, che so, i NO TAV. Una bella pistola elettrica calmerà anche i loro bollenti spiriti.
Il c.d. “decreto stadi” è stato definitivamente approvato dal Parlamento, con la rapidità e la solerzia dovuta ad un problema di ordine pubblico così rilevante. In un Paese che conta circa 500 morti all’anno per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, è evidente che debba avere la priorità assoluta il fenomeno della violenza negli stadi, che di vittime ne ha causate meno di dieci (compresi gli omicidi commessi da poliziotti) negli ultimi 30 anni. Del resto la dittatura mediatica significa proprio che ciò che conta è solo quello che finisce nell’occhio della telecamera. La morte del povero Ciro Esposito indigna (giustamente), mille altre passano inosservate. Chi “regge” la telecamera, in definitiva, detta la priorità dell’agenda politica. Niente di sorprendente, la storia recente è piena di episodi ancora più significativi di questo meccanismo, vedasi da ultimo le vittime dell’ISIS a confronto con quelle di oltre dieci anni di stragi americane in Afghanistan.
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Il malvagio piano di Putin. Come combattere contro l’impero globale

L’isteria infinita nel campo di patrioti ostinati, occasionata dal rifiuto categorico del cessate il fuoco di Minsk che vedono come abbandono della Novorossija e presa di una delle torri del Cremlino dalla giunta di Kiev, sono emozioni che oscurano la ragione ed impediscono la comprensione di alcuni aspetti assai importanti dell’informazione, senza cui non si può concepire una visione completa del confronto geopolitico.
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Come costruire in Italia una coalizione anti euro

L’attuale periodo può essere così sintetizzato: “la casa brucia e non sto a vedere chi porta i secchi d’acqua, ma che l’incendio venga spento!” Questa metafora, che calza perfettamente con la tragica situazione in cui è precipitato il nostro Paese, fa anche emergere che non c’è coesione fra le forze che attualmente professano il ritorno alla completa Sovranità come l’unica via percorribile per la salvezza dell’Italia. Sarebbe invece in questo momento quanto mai opportuno e producente stringere alleanze funzionali, mettendo da parte per una volta per tutte le divisioni e i contrasti propri della dialettica politica in nome dell’interesse supremo nazionale per la salvaguardia del bene comune. Che senso ha che partiti o movimenti come la Lega, FdI-Alleanza Nazionale, M5S, frange di Forza Italia, tanto per citare quelli con rappresentanza parlamentare, conducano separatamente la loro battaglia per poi confrontarsi singolarmente contro lo squadrone compatto e fedelmente supino agli ordini della Troika?
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