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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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giovedì 21 febbraio 2019

Lavoro, con fine settimana di tre giorni saremmo più produttivi



Per essere soddisfatti basterebbe fine settimana di tre giorni

Jan-Emmanuel De Neve, professore di economia alla Saïd Business School di Oxford, ha indicato nel fine settimana di tre giorni la soluzione per soddisfare i lavoratori. Nel suo studio si definisce “l’obiettivo prioritario” per avere il giusto equilibrio tra vita lavorativa e personale. Avere più tempo per sè è un bisogno primordiale.
Anche l’OCSE condivide lo stesso punto di vista. Da un’analisi condotta di recente sui progressi economici degli stati membri, emerge che nelle nazioni in cui le ore di lavoro settimanali sono più lunghe, i dipendenti sono tra i meno  È il caso della Corea del Sud – dove il tasso di suicidi è il più alto al mondo – e della Grecia, che viene considerato il “cattivo scolaro” dell’Eurozona.
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Dall’oro una sentenza chiara per i mercati



Lunedì la Borsa americana era chiusa per festività. Martedì la riapertura ha coinciso con la ripresa dei colloqui a Washington con le autorità cinesi sul tema della guerra commerciale, quindi una giornata in cui gli indici – già in arrivo da un weekend lungo – cercavano una direzione di marcia, appigliandosi a segnali meramente politici. Insomma, ottimismo e pessimismo legato alla questione dazi, tutto di derivazione meramente ministeriale e della Casa Bianca. Roba quasi da rabdomanti. In realtà, un primo segnale arrivava dai dati di vendita di Walmart, la principale catena di grande distribuzione degli Stati Uniti. A dicembre, vendite stellari, tanto che il titolo in Borsa metteva a segno il quinto miglior rialzo degli ultimi due anni.
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https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/2/21/spy-finanza-dalloro-una-sentenza-chiara-per-i-mercati/1850325/

M5S: la creatura



Il nostro Giggino Di Maio è troppo giovane per guidare una forza politica della portata del M5S, troppo giovane e inesperto, non perché abbia sbagliato qualche congiuntivo in corso d’opera, quello può capitare anche ai pasdaran della cultura accademica, magari nell’epoca degli apocalittici e degli integrati, ma soprattutto perché è privo di letture fondamentali per affrontare un compito così arduo.
Probabilmente non ha letto “Il Principe” di Machiavelli (a differenza di Salvini), un manuale di strategia politica criminale che insegna ai governanti a conquistare il potere, a potenziarlo e infine a mantenerlo, anche attraverso la truffa, l’inganno, il tradimento, l’omicidio, la strage. Diversamente saprebbe che nel suo caso, nell’abbraccio mortale con un politico navigato come Salvini, complice delle più immonde schifezze dei governi berlusconiani, lui è destinato ad essere spellato vivo, ingoiato e digerito in un sol boccone .
Probabilmente non ha letto nemmeno “Non pensare all’elefante” di George Lakoff, che ci insegna che le persone non votano secondo ragione, ma secondo emozione valoriale, non votano per il proprio interesse, ma per i valori in cui si identificano. Un voto in cambio di un desiderio, un voto in cambio di un’identità. Il marketing elettorale per convincere gli elettori dovrebbe limitarsi a trasferire nelle loro coscienze i loro stessi modelli di vita.
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mercoledì 20 febbraio 2019

Qe perenne o reset globale, il bivio pronto con la recessione

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Sapete cosa è successo in Cina a inizio di quest’anno, la vera ragione del cambio di marcia della Pboc, su ordine diretto di Xi Jinping? Due default aziendali. Ma non come i 17 che hanno colpito lo scorso anno, nuovo record assoluto, ma di entità tamponabile e, soprattutto, occultabile sotto il tappeto del salvataggio di Stato silenzioso. Questi hanno fatto rumore. A livello globale. Per il semplice fatto che sono arrivati come cadeau di inizio anno e alla vigilia di una recessione di dimensione globale, sospinta a livello industriale dalla crisi del comparto automobilistico – vedi la produzione e l’export tedeschi – proprio per il crollo delle vendite in quello che si credeva un Eldorado almeno ventennale: il mercato interno cinese, insieme a quello indiano.
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Le domande scomode sull’indipendenza della Banca d’Italia

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La presunta indipendenza di Bankitalia è il tema caldo di questi giorni. Di fronte alle evidenti lacune nella sorveglianza del sistema bancario, lacune ripetute negli anni, alcuni esponenti del Governo hanno iniziato a parlare di rimozione di azzeramento dei vertici di Bankitalia e Consob. La risposta è stata veemente quanto “sbilanciata” su un altro tema: infatti, nessuno ha obiettato sulla mancata vigilanza, però tutti quelli che hanno reagito hanno affermato che Bankitalia deve rimanere indipendente. Ma indipendente da chi? E soprattutto indipendente a quale fine?
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https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/2/20/finanza-le-domande-scomode-sullindipendenza-della-banca-ditalia/1849934/

L’unità nazionale è in pericolo? E se sì, perché?



L’Italia vive uno dei momenti più difficili dal secondo dopoguerra: una nuova recessione trova il Paese ancora sotto i livelli di produzione del 2009, appesantito da un debito pubblico in costante crescita e isolato sul piano internazionale. Parallelamente, continua l’iter per l’autonomia delle regioni del Nord, avviato con i referendum dell’autunno 2017: sebbene nessun governatore parli esplicitamente di secessione, non c’è alcun dubbio che l’iniziativa indebolisca ulteriormente un sistema-nazione già molto fragile. La secessione mascherata delle regioni del Nord è solo un effetto collaterale della crisi o nasce da un disegno geopolitico? Per rispondere al quesito non si può che spostare l’analisi a livello internazionale e riflettere sugli equilibri post-UE.
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https://comedonchisciotte.org/lunita-nazionale-e-in-pericolo-e-se-si-perche/

martedì 19 febbraio 2019

LE COLPE DI BANKITALIA

SALVATORE ROSSI IGNAZIO VISCO

L'attacco alla Banca d'Italia del governo gialloverde - o più precisamente di Matteo Salvini e Luigi Di Maio - è senza precedenti. Il semaforo rosso acceso in Consiglio dei ministri sul rinnovo per altri sei anni di Luigi Federico Signorini, uno dei cinque membri del Direttorio guidato dal governatore Ignazio Visco, è il primo concreto limite mai posto all'indipendenza di Palazzo Koch - o al suo potere incontrollato, a seconda dei punti di vista. La vicenda, di prima grandezza, è dominata dalla schizofrenia di tutti i giocatori.
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http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/colpe-bankitalia-ldquo-fatto-rdquo-randella-ldquo-dieci-195267.htm

BRAGGIOTTI DI FERRO – IL BANCHIERE GERARDO BRAGGIOTTI DIVENTA COUNTRY ADVISOR DI GOLDMAN SACHS.

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Famosa per prestare i propri uomini alle istituzioni, Goldman Sachs sceglie il banchiere Gerardo Braggiotti come country advisor. Una poltrona prestigiosa, che in America ha rappresentato il viatico verso la Casa Bianca per Robert Rubin e Henry Paulson, diventati segretari del Tesoro dopo l’esperienza nella banca Usa, e che in Italia è stata occupata da nomi di spicco, spesso esponenti politici. L’ex presidente del Consiglio ed oggi senatore a vita Mario Monti, per esempio, ha ricoperto l’incarico di international advisor di Goldman dal 2005 al 2011.
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http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/braggiotti-ferro-ndash-banchiere-gerardo-braggiotti-diventa-country-195774.htm

UNA PIETRA NERA PIOMBA SU GENOVA?

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In arrivo le offerte definitive per gli Npl della Carige, passaggio propedeutico per stringere nella ricerca di un partner: allo stato sul dossier ci sono prevalentemente fondi, tra i quali BlackRock. Venerdì 22 sono attese le proposte finali all' advisor Ubs che assiste i commissari Fabio Innocenzi, Raffaele Lener, Pietro Modiano. Ci saranno Sga e Fonspa, gli unici rimasti dopo il passo indietro di molti pretendenti, tra cui Guber, Illimity, doBank e Banca Ifis.

CARIGE
La gara quindi sembra segnata a favore di Sga e Fonspa che potrebbero insieme aggiudicarsi l' acquisizione del pacchetto di 1,5-2 miliardi di crediti deteriorati. I commissari vogliono far confluire la scelta nel piano che verrà presentato mercoledì 27. La Sga è la società del Tesoro che, stante il commissariamento dell' istituto attuato da Bce e Bankitalia e la garanzia di 4 miliardi prestata dal Mef con il decreto salva-Carige (3 miliardi per i bond, 1 miliardo per la ricapitalizzazione precauzionale) è il partner quasi automatico.
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NEL MOVIMENTO CINQUESTELLE LA SITUAZIONE È CHIARA: DA UNA PARTE C'È BEPPE GRILLO (E CON LUI ROBERTO FICO E UNA BASE MILITANTE ORTODOSSA), DI LÀ, CI SONO DAVIDE CASALEGGIO E LUIGI DI MAIO

BEPPE GRILLO ROBERTO FICO

È una brutta storia che, a questo punto, bisogna raccontare.
Poi, certo, la smentiranno.
Non è vero niente. Ci vogliamo bene, tra noi c' è ancora grande stima, grande affetto.
E invece no.
Beppe Grillo, in privato, con i monaci a guardia del grillismo duro e puro - che sono ancora tanti e tanto arrabbiati, dopo il risultato della consultazione online sulla piattaforma Rousseau - lo chiama «il piccoletto» (in un miscuglio di ironia e fastidio).
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