Il quotidiano "la Repubblica" qualche giorno fa, a proposito dell'ultima
sortita europea di Matteo Renzi, titolava trionfalmente: "vince la linea della crescita", con in sottotitolo una frase-ossimoro attribuita a Matteo Renzi: "chi fa le riforme avrà diritto alla flessibilità".
Conta molto poco in realtà la voce grossa che Renzi avrebbe esibito di
fronte alla Merkel ed alla Commissione Europea, diretta da un personaggio ormai screditato e delegittimato come Juncker. In questo
caso infatti la vera "flessibilità", la vera possibilità di deroga,
rispetto ai "parametri europei" consisterebbe nel non fare le cosiddette
"riforme", termine che, nel gergo del Fondo Monetario Internazionale,
indica una serie di misure di privatizzazione e finanziarizzazione che
vanno a vantaggio delle solite lobby, ma che, nel complesso, deprimono
l'economia ed impoveriscono la popolazione, diminuendo drasticamente
anche il gettito fiscale. La retorica renziana del "fare" si
identificherebbe quindi con il fare guai. I media contrappongono il
presunto attivismo di Renzi al presunto immobilismo di Letta, ma anche
quest'ultimo di guai ne ha fatti parecchi, a cominciare dalla
privatizzazione delle Poste, che attualmente rappresentano pur sempre il
maggior datore di lavoro in Italia.
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http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=106331&typeb=0&Loid=315&Il-FMI-peggio-della-NATO

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