di questo non c'è dubbio.
Lato A: l’elezione di Renzi alla
segreteria di PD rappresenta senza dubbio una svolta rispetto al
passato e un taglio netto con la vecchia nomenklatura postcomunista che
ha avuto un ruolo decisivo nella sinistra moderata italiana. Ben
venga, dunque, una ventata di modernità.
Lato B: non mi convince
la caratura dell’uomo. E’ dotato di indubbie capacità dialettiche e di
un certo fiuto per gli umori e le aspettative del pubblico. Ma è
essenzialmente un affabulatore, motivato più dall’ambizione per il
potere che dal desiderio di perseguire una visione del Paese. Non c’è
sostanza, non c’è profondità, non c’è un disegno. L’opportunismo
mediatico e dialettico è la sua arma principale e l’abilità di
presentarsi per quello che in realtà non è, rappresenta un asset
fenomenale nella politica di oggi. Ma non vedo neppure il germoglio di
uno statista e, men che meno, il desiderio di percorrere alternative a
quelle tipiche del “pensiero unico” dominante nei giornali, nei palazzi
della politica italiana ed europea. Non a caso a sostenerlo è
innanzitutto un quotidiano come “Repubblica”.
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