non sarebbe una brutta idea.
Quindici
anni fa, in una fase storica che vedeva il Paese ormai impantanato in
logiche politiche incapaci di affrontarne i problemi strutturali
dell'economia e della società, ne L'asino di Buridano (ora
ripubblicato dall'editore Guerini) Gianfranco Miglio immaginò una sua
via d'uscita, essenzialmente basata su una struttura confederale e
macro-regionale. L'Italia doveva lasciarsi alle spalle lo Stato
nazionale e unitario di costruzione ottocentesca, affidarsi a logiche
pattizie più coerenti con una società d'ispirazione democratica e
liberale, ridefinirsi attorno ad aree omogenee per storia e struttura
produttiva.
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