STUPIDA RAZZA

martedì 19 maggio 2015

L’ombra del potere finanziario scende sull’Europa dal tempo di Carlo V e Jakob Fugger

L’antica lotta dell’oro contro il sangue, dell’”usura” (per dirla con Ezra Pound) contro il lavoro umano, non è sempre appartenuta alla storia d’Europa: non vi era nel Medioevo, perché in quell’epoca, che alcuni si ostinano a chiamare “oscura”, c’era abbastanza buon senso da mettere a punto tutti gli strumenti utili a contenere i nascenti appetiti degli strozzini e dei banchieri a danno della società e dei lavoratori.
In pratica, essa si accende con la nascita dello Stato moderno: stato che, per definizione, ha bisogno di molto, moltissimo denaro: per tenere in armi un grosso esercito nazionale (dotato di un cospicuo parco d’artiglieria), per pagare uno stuolo di funzionari e amministratori, redigere un catasto, riscuotere le tasse, far funzionare la macchina della giustizia, sostenere la politica estera, nonché per tenere in rispetto l’inquieta nobiltà feudale. In confronto, lo stato feudale viveva di poco: chiedeva poco e spendeva ancora meno. Ma lo stato moderno nasce contestualmente alla borghesia cittadina, alla quale i monarchi si appoggiano contro la nobiltà; e la borghesia imprenditoriale e commerciale non tarda a svilupparsi anche mediante l’impiego disinvolto del capitale finanziario: in pratica, prendendo il posto della vecchia figura dell’usuraio e facendo assai in grande ciò che questi aveva fatto su scala alquanto modesta.
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