STUPIDA RAZZA

martedì 26 ottobre 2021

«Poveri e affamati Con la pandemia sono 1 milione in più»

 

PURTROPPO SIAMO SOLO ALL'INIZIO !
«La pandemia ha determinato un calo degli sprechi alimentari ma l’e nt i tà resta sempre elevata. Si tratta di 5-6 milioni di tonnellate l’anno per ogni italiano. Un numero che fa il paio con 5-6 milioni di poveri certificati dall’Is tat , più 1 milione aggiunti con il Covid. Anche se emergono segnali di miglioramento d e ll ’economia, gli effetti sulle persone fragili si vedranno solo nel lungo termine. Chi durante il periodo più duro del contagio è stato messo in cassa integrazione o ha subìto un calo importante dell’attività può beneficiare della ripresa economica. Ma la situazione di chi era in una condizione di povertà resta invariata. Per questo gli sprechi alimentari sono una realtà ancora più grave». Al presidente della Fondazione Banco alimentare, Giovanni Bruno, abbiamo chiesto uno scenario della situazione in Italia. La povertà c’era già prima del Covid. «Sì: 1,6 milioni di famiglie erano in povertà assoluta, ovvero senza lo stretto necessario per vivere dignitosamente, l’equivalente di oltre 5,6 milioni di individui, 1 milione in più rispetto all’anno precedente. Di questi, 200.000 sono minori. Le eccedenze alimentari che distribuiamo gratuitamente alle 7.600 strutture caritative convenzionate raggiungono in Italia oltre 1.670.000 persone in difficoltà, di cui 340.000 minori. Nel 2020 sono state consegnate oltre 100.000 tonnellate di cibo, e nel 2021, ad oggi, le tonnellate sono già oltre 80.000. Il numero di persone che hanno bisogno di aiuto alimentare è aumentato drasticamente » . Dove c’è maggior spreco alimentare, in famiglia o nella fase produttiva? «Nel 2020 abbiamo recuperato nella filiera agroalimentare oltre 46.000 tonnellate di sprechi. Si tratta di eccedenze, cioè di cibo buono ma che per vari motivi è stato scartato. Un errore di stampa in una etichetta rende antieconomico per un’azienda rifare il packaging, e senza il recupero sarebbe cibo sprecato. Ci sono poi le confezioni danneggiate durante il trasporto o i prodotti vittime di campagne promozionali f a l l i m e nta r i » . Sono ragioni che rendono fisiologica l’ec cede nza n el l ’industria alimentare? «Esattamente. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, gli sprechi sono così suddivisi: il 37% si ha nella fase primaria della produzione. Basta pensare ai frutti lasciati marcire per terra perché per il produttore è antieconomico raccoglierli dal momento che il costo non è coperto dal guadagno. Un 14% degli sprechi è nella fase di trasformazione e distribuzione, poi il 3% viene dalla ristorazione. Abbiamo recuperato una gran quantità di scarti che venivano dalle mense rimaste ferme durante il blocco delle attività con la pandemia. Il 43% degli sprechi è attribuibile ai consumatori anche se questo dato è in m i g l io ra m e nto » . Quindi è in casa che si spreca più cibo? «È vero, ma durante la pandemia abbiamo assistito a un comportamento più virtuoso. Le famiglie hanno trascorso più tempo a casa, hanno riscoperto il gusto della cucina e c’è stata una maggiore attenzione a consumare quanto c’era nel frigorifero. Spesso ci si dimentica di ciò che è stato acquistato e i cibi vanno in s c ad e n za » . Dove si può fare la lotta allo spreco? «Ovunque. Nelle fasi di produzione e di trasformazione come nella ristorazione è più facile recuperare le eccedenze. Per il privato serve una campagna di informazione a tappeto. È opportuno un processo educativo con il coinvolgimento  delle scuole». Chi spreca di più, i giovani o gli adulti? «Apparteniamo all’epoca dell’usa e getta. L’e s e m pio parte dalla famiglia, è ovvio, ma la scuola può fare molto per far crescere la consapevolezza. Il fenomeno Greta dovrebbe comprendere anche la dimensione della lotta allo spreco alimentare. Sostenibilità, riuso delle cose e recupero del cibo, sono anelli della stessa battaglia, tutto si lega. Recuperare il cibo significa ridare un valore a ciò che sembrava averlo perso. E questo ha un significato importante se si considera che quanto recuperato va a chi non può permetterselo. Qualche cifra può aiutare a capire il concetto: 46.000 tonnellate di cibo recuperato equivalgono a 53 tonnellate di CO2 risparmiato. L’e li m in a zione di prodotti non consumati richiede l’impiego di energia e un onere economico. L’ambiente se ne avvantaggia e ci sono soldi in più da destinare alla lotta alla povertà». Qual è la prossima iniziat iva? «A fine novembre c’è l’ap - puntamento con la Giornata nazionale della colletta alimentare. Saranno coinvolti oltre 12.000 supermercati. Ogni consumatore è invitato a fare la spesa per i più bisognosi. Lo scopo primario è di ricordare che non si costruisce nulla lasciando indietro qualcuno». Ci sono istituzioni simili al Banco alimentare in Euro pa? «Il Banco alimentare ha 32 anni di vita e fa parte della Federazione europea dei banchi alimentari presenti in 29 Paesi. Ci sono oltre 300 banchi in tutta la Ue. Tra queste realtà ci sono scambi continui di esperienze e di iniziative».



Nessun commento:

Posta un commento