Ma chi guida
il governo? Mario Draghi o gli
eredi di quello
che era il Partito
comunista più
forte in Occidente e dei quali
purtroppo non ci siamo ancora liberati? La domanda vi
parrà provocatoria, ma mi
frulla in testa da un paio di
giorni e se me la pongo non è
soltanto per la decisione di
rendere obbligatorio
il green pass per milioni di lavoratori, provvedimento da Stato socialista,
che infatti in nessun Paese
democratico è stato adottato
(ne abbiamo scritto ieri, citando lo stupore di alcuni
grandi giornali stranieri i
quali si sono interrogati proprio sul tema delle libertà civili) e che qui da noi ha trovato il favore della sinistra e dei
sindacati. No, se mi interrogo
su chi effettivamente guidi
l’esecutivo e quale sia la sua
direzione di marcia è anche
per una serie di altri fattori,
che se messi in fila non portano certo a concludere che Palazzo Chigi strizzi l’occhio al
centrodestra, ma semmai ai
suoi avversari. Di che parlo?
Lo spiego subito.
Lasciamo perdere la politica adottata sul tema dell’immigrazione, che si sta rivelando nella sostanza un via
libera a tutti gli extracomunitari che vogliono sbarcare in
casa nostra. Secondo i dati
forniti dal ministero dell’Interno, se nel 2019 a metà ottobre gli immigrati giunti in
Italia erano stati 11.400, da
gennaio a oggi ne sono arrivati poco meno di 50.000,
15.000 in più dell’anno scorso, quando al Viminale già si
era insediata Luc iana L am o rge s e. In pratica abbiamo
quintuplicato gli arrivi, rinunciando a qualsiasi azione
di contrasto nei confronti
dell’immigrazione illegale e
soltanto le preoccupazioni
legate alla pandemia, ai contagi e alle ricadute sull’economia, hanno fino a oggi evitato di affrontare l’a rgo m e n -
to. Ma, dicevo, tralasciando
questo argomento, che dimostra come il governo si stia
comportando esattamente
come gli esecutivi a guida Pd,
e concentriamoci sul resto.
Nelle ultime settimane abbiamo visto adottare una serie di provvedimenti che destano preoccupazione, in
quanto nulla hanno a che fare
con una politica liberale e di
centrodestra. Mi riferisco alla riforma del catasto, che
sbandierata come una revisione delle molte anomalie
che certamente ci sono e impediscono di avere una mappa aggiornata delle consistenze immobiliari in Italia,
di fatto apre la porta a un
aumento della tassazione sul
vero patrimonio in mano alle
famiglie. È inutile girarci intorno, applicando una rivalutazione dei valori prima o poi
ci sarà una rivalutazione delle imposte sulla casa. Alcuni
esperti si sono applicati, immaginando le conseguenze, e
giornali non certamente ostili al governo come il Corriere
della Sera hanno parlato di
rincari anche del 200 per
cento. Di fatto si tratterebbe
della patrimoniale che tanto
piace alla sinistra e che, appena diventato segretario del
Pd, è stata invocata da E n r ic o
L etta .
Non è finita: sono di venerdì sera altre decisioni che dovrebbero far riflettere sulla
direzione di marcia dell’esecutivo. Mentre da un lato si
smonta quota 100, ovvero si
chiude la finestra che consentiva a chi avesse 40 anni di
contributi e 60 di età di andare in pensione (ma anche 65
di anzianità e 35 di versamenti), motivando la decisione
con l’insostenibilità dei costi
a carico dell’Inps, dall’a l tro
invece di rivedere al ribasso il
reddito di cittadinanza, che
non ha contribuito ad aiutare
i disoccupati a trovare lavoro
ma ha creato una popolazione di assistiti senza nulla pretendere in cambio (oltre a favorire centinaia di truffe), lo
si conferma e ci si mettono
anche soldi in più, per poter
elargire altri assegni, togliendoli ai fondi che dovrebbero
aiutare il pensionamento di
chi ha fatto lavori gravosi. In
pratica, chi si gratta la pancia continuerà a grattarsela,
mentre chi ha lavorato sodo
dovrà rassegnarsi a farlo per
altri anni. Una misura che ha
fatto sbottare perfino il più
filogovernativo dei ministri
della Lega, ossia G ian carlo
G io rgetti , titolare di quel Mise che dovrebbe promuovere
lo sviluppo economico e invece si trova a gestire solo il
sottosviluppo imposto dai
grillini e piddini.
Non è finita. Sempre venerdì il governo ha varato altre 13 settimane di cassa integrazione per le aziende. In
apparenza parrebbe una
buona notizia, ma in realtà
non lo è, per lo meno per chi
liberale lo è davvero. Infatti si
tratta dell’ennesimo blocco
dei licenziamenti, che impedisce alle aziende di portare a
compimento piani di ristrutturazione che spesso sono
decisivi per la sopravvivenza
di una società in difficoltà.
Proprio come in nessun Paese occidentale è stato introdotto l’obbligo del green
pass, in Europa ma neppure
in qualsiasi altro posto che
non sia guidato da un autocrate si è varato un provvedimento che di fatto nega la libertà d’impresa che, piccolo
dettaglio, sarebbe pure garantita dalla Costituzione.
Da ultimo, vi segnalo una notizia che va nel solco della
tradizione: i dipendenti di
Alitalia che non passeranno
alla nuova compagnia verranno messi in cassa integrazione, cioè a carico della fiscalità generale, ovvero dei
contribuenti, e guadagneranno più dei colleghi sono
stati assunti da Ita. Vi sembra
tutto normale? A me personalmente no.
Dunque, torno a domandarmi: chi comanda davvero
a Palazzo Chigi? D ra g h i o la
sinistra post comunista composta dai vari Roberto Speran za , Andrea O rl a n do e
compagni vari. Di certo, su
immigrazione, green pass,
tasse, reddito di cittadinanza, blocco dei licenziamenti e
soldi pubblici a gogo a imprese di dubbio futuro la linea è
quella della sinistra, non certo quella di una democrazia
l i b e ra l e.
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