STUPIDA RAZZA

venerdì 8 ottobre 2021

Prof poco istruiti e super indottrinati distruggono il pensiero occidentale

Quando mia figlia era bambina, le chiedevano spesso perché continuasse a leggere Il Signore degli Anelli, e di solito questa domanda non le veniva posta da quei bambini che, come lei, non frequentavano la scuola pubblica e studiavano a casa. Le ho detto di rispondere: «Perché voglio sapere come funziona il mondo». La fantasia di Tol k ie n e ra radicata nella verità. Egli aveva studiato millenni di saggezza umana. Aveva sperimentato in prima persona la miseria della Prima guerra mondiale, e attraverso la persona di suo figlio Christopher (pilota della Royal Air Force), anche la miseria della Seconda. Era un signore inglese con l’inchiostro sulle dita e la terra sotto le unghie: un uomo abbastanza solido da non essere soggetto ai facili oscillamenti degli entusiasmi politici. Desideravo per mia figlia quella stessa solidità, e io e mia moglie sapevamo che non l’avrebbe appresa a scuola. Perché il fatto è che non si va più a scuola per conoscere ciò che è reale. A questo proposito ricordo una discussione che ebbi una volta con un gruppo di cattolici nell’un iversità in cui insegnavo. Uno dei più giovani tra loro mi disse che il suo professore di Introduzione alla sociologia, un corso tipicamente appioppato a ignare matricole durante l’orientamento, aveva espresso il suo disprezzo per quello che al tempo era il corso da 20 crediti sullo Sviluppo della civiltà occidentale, obbligatorio per tutti gli studenti. In quel corso gli studenti leggevano O me ro, P lato ne, A r i s totel e, C ic e ro - n e, V irgil io, s an Paol o, s a nt’A go s ti - no e molto altro, soltanto durante il primo dei quattro semestri. «Dovreste studiare qualcosa che vi sarà utile nel mondo reale», aveva detto, «come la sociologia femminista». Uno dei sintomi dell’irrealtà è sicuramente l’incapacità di riconoscere la propria stupidità. Ome ro, Pl aton e, Ari stotele, C ic e ro n e, V i rg i l io, san Paolo, s a nt’Agostino a quanto pare sono inutili per lo sviluppo intellettuale. Tutti, in qualche maniera, siamo degli sciocchi; ci sono gli sciocchi che lo sanno, e gli sciocchi che, non sapendolo, sono ancora più sciocchi dei primi. Le università sono in gran parte gestite da quest’ultima categoria. L’homo academicus saecularis sinister, il tipo di creatura accanto alla quale ho passato tutta la mia vita da adulto, mi è fonte di infinito diletto, è come un bambino dalle consonanti traballanti che cerca di parlare come sir G l ad s to n e. Non riuscii a reprimere il mio divertimento. «Se una cosa del genere me l’avesse detta un operaio edile», e intanto ridevo, «o uno che lavorasse in una miniera o in una cava di pietra, o in un cantiere, gli avrei semplicemente risposto: “Ti sbagli, a m ic o”, ma almeno avrei pensato che ci fosse una ragione concreta per quel che aveva detto». Ma l’homo academicus saecularis sinister non ha molto riguardo per muratori e minatori. Lui non percorre mai l’autostrada dicendo: «Quanto sono fortunato! Non devo rompermi la schiena sotto il sole, ho tre mesi di ferie l’anno e sono pagato abbastanza bene rispetto a quello che viene dato a qualcuno che fa qualcosa di assolutamente necessario, come ad esempio gli uomini che hanno asfaltato questa strada sulla quale sto viaggiando a tutta velocità». Tutt’altro, l’homo academicus saecularis sinister troverà anche modo di lamentarsi di non aver mai ricevuto un salario all’a l tez za della sua intelligenza, che, secondo testimone attendibile, cioè ovviamente di lui stesso - il quale invece dovrebbe essere il più severo giudice dei propri limiti -, è di un livello incredibilmente superiore alla media. Quando sento un’e sp re ssione come «il mondo reale», usata in senso polemico, confesso di cadere nel peccato di detrazione. Sottraggo al mio interlocutore 15 punti di intelligenza e 10 punti di buon senso. Se tale espressione dovesse essere seguita da frasi come «società odierna» o «mercato globale» o «pensare fuori dagli schemi», la mia attenzione verrebbe inevitabilmente attratta da un oggetto di maggiore interesse: un bambino che gioca con la sabbia, un cane da riporto che scodinzola, o le strisce purpuree delle nuvole che si addensano a occidente. Spero vivamente che i miei studenti considereranno sempre il bambino che fa solchi nella sabbia, o il cane che corre qua e là, o il sole al tramonto come qualcosa di profondamente reale, misteriosamente, meravigliosamente e temente reale; e spero anche che il loro incontro con la grande poesia e l’arte dell’Occidente, con la filosofia intramontabile di A r i s totel e, con l’eros di P l ato n e volto alla ricerca della saggezza, e con la stessa parola di Dio li confermerà sempre nel loro amore per quella realtà. […] Se dovessi portare alla Cappella Sistina un camionista che non sapesse nulla di Rinascimento, sono certo che egli non sarebbe così sciocco da dire che non è niente altro che una folla svolazzante di persone nude che cascano una addosso all’altra. Egli si troverebbe afferrato dall’i nten sa consapevolezza della propria ignoranza. In essa percepirebbe un mistero e sentirebbe il bisogno di qualcuno in grado di accompagnarlo dentro di esso, prendendolo per mano, dicendo: «Notate la tensione tra il dito di Dio e il dito di Ad a m o », o «Guarda come M ich el a n gel o ha dipinto il proprio volto nella pelle scuoiata e grinzosa tenuta in mano da san Bartolomeo». Il mio amico potrebbe aver ricevuto un’istruzione inferiore a quella necessaria per godersi un’ora nella Cappella Sistina, e chi di noi in realtà potrebbe dire il contrario di sé stesso? Ma il professore universitario che storce il naso davanti all’epopea di Gilgamesh, E s io d o, O m e ro, E s ch i - l o, S o fo cl e, P i n d a ro, P l ato n e, Ari stotele, L iv io, Cicero ne, V i rg i l io, Marco Aurelio, A go - s ti n o, la Torah, i Salmi, i Vangeli e le lettere di san Paolo, in un corso scarnificato già di suo dai professori politicizzati del campus, non è troppo istruito. Quel professore è una combinazione di «poco istruito» e «super indottrinato». Una combinazione micidiale ma, da quello che vedo, abbastanza comune, e particolarmente comune tra le persone che riducono tutte le questioni alla faziosa politica contemporanea, come l’h omo academicus saecularis sinister è solito fare. Non insegno più in quella scuola, che negli ultimi anni è scivolata considerevolmente n el l’irrealtà sessuale, ma in una piccola scuola cattolica nel New Hampshire, ostinatamente fedele e reale: il Magdalen College of the Liberal Arts. Tra pochi giorni i miei studenti del secondo anno andranno a Roma, dove trascorreranno diversi mesi a studiare letteratura e arte, e non saranno mai così autocompiaciuti e assurdamente seriosi da supporre che Mich el a n gel o e Agos tino non abbiano nulla da insegnare loro su ciò che è reale.



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