Quando mia figlia era bambina, le chiedevano spesso
perché continuasse a leggere
Il Signore degli Anelli, e di solito questa domanda non le veniva posta da quei bambini
che, come lei, non frequentavano la scuola pubblica e studiavano a casa. Le ho detto di
rispondere: «Perché voglio
sapere come funziona il mondo». La fantasia di Tol k ie n e ra
radicata nella verità. Egli aveva studiato millenni di saggezza umana. Aveva sperimentato in prima persona la
miseria della Prima guerra
mondiale, e attraverso la persona di suo figlio Christopher
(pilota della Royal Air Force),
anche la miseria della Seconda. Era un signore inglese con
l’inchiostro sulle dita e la terra sotto le unghie: un uomo
abbastanza solido da non essere soggetto ai facili oscillamenti degli entusiasmi politici. Desideravo per mia figlia
quella stessa solidità, e io e
mia moglie sapevamo che non
l’avrebbe appresa a scuola.
Perché il fatto è che non si
va più a scuola per conoscere
ciò che è reale. A questo proposito ricordo una discussione che ebbi una volta con un
gruppo di cattolici nell’un iversità in cui insegnavo. Uno
dei più giovani tra loro mi disse che il suo professore di Introduzione alla sociologia, un
corso tipicamente appioppato a ignare matricole durante
l’orientamento, aveva espresso il suo disprezzo per quello
che al tempo era il corso da 20
crediti sullo Sviluppo della civiltà occidentale,
obbligatorio per
tutti gli studenti.
In quel corso gli
studenti leggevano
O me ro, P lato ne,
A r i s totel e, C ic e ro -
n e, V irgil io, s an
Paol o, s a nt’A go s ti -
no e molto altro,
soltanto durante il
primo dei quattro
semestri. «Dovreste studiare qualcosa che vi sarà utile nel mondo reale», aveva detto,
«come la sociologia
femminista». Uno
dei sintomi dell’irrealtà è sicuramente l’incapacità di riconoscere la propria stupidità.
Ome ro, Pl aton e, Ari stotele,
C ic e ro n e, V i rg i l io, san Paolo,
s a nt’Agostino a quanto pare
sono inutili per lo sviluppo intellettuale. Tutti, in qualche
maniera, siamo degli sciocchi; ci sono gli sciocchi che lo
sanno, e gli sciocchi che, non
sapendolo, sono ancora più
sciocchi dei primi. Le università sono in gran parte gestite
da quest’ultima categoria.
L’homo academicus saecularis sinister, il tipo di creatura accanto alla quale ho passato tutta la mia vita da adulto, mi è fonte di infinito diletto, è come un bambino dalle
consonanti traballanti che
cerca di parlare come sir
G l ad s to n e. Non riuscii a reprimere il mio divertimento.
«Se una cosa del genere me
l’avesse detta un operaio edile», e intanto ridevo, «o uno
che lavorasse in una miniera
o in una cava di pietra, o in un
cantiere, gli avrei semplicemente risposto: “Ti sbagli,
a m ic o”, ma almeno avrei pensato che ci fosse una ragione
concreta per quel che aveva
detto». Ma l’homo academicus saecularis sinister non ha
molto riguardo per muratori
e minatori. Lui non percorre
mai l’autostrada dicendo:
«Quanto sono fortunato! Non
devo rompermi la schiena
sotto il sole, ho tre mesi di
ferie l’anno e sono pagato abbastanza bene rispetto a quello che viene dato a qualcuno
che fa qualcosa di assolutamente necessario, come ad
esempio gli uomini che hanno asfaltato questa strada sulla quale sto viaggiando a tutta
velocità». Tutt’altro, l’homo
academicus saecularis sinister troverà anche modo di
lamentarsi di non aver mai ricevuto un salario all’a l tez za
della sua intelligenza, che, secondo testimone attendibile,
cioè ovviamente di lui stesso -
il quale invece dovrebbe essere il più severo giudice dei
propri limiti -, è di un livello
incredibilmente superiore alla media.
Quando sento un’e sp re ssione come «il mondo reale»,
usata in senso polemico, confesso di cadere nel peccato di
detrazione. Sottraggo al mio
interlocutore 15 punti di intelligenza e 10 punti di buon
senso. Se tale espressione dovesse essere seguita da frasi
come «società odierna» o
«mercato globale» o «pensare
fuori dagli schemi», la mia attenzione verrebbe inevitabilmente attratta da un oggetto
di maggiore interesse: un
bambino che gioca con la sabbia, un cane da riporto che
scodinzola, o le strisce purpuree delle nuvole che si addensano a occidente. Spero
vivamente che i miei studenti
considereranno sempre il
bambino che fa solchi nella
sabbia, o il cane che corre qua
e là, o il sole al tramonto come
qualcosa di profondamente
reale, misteriosamente, meravigliosamente e temente reale; e spero anche
che il loro incontro con la
grande poesia e l’arte dell’Occidente, con la filosofia intramontabile di A r i s totel e, con
l’eros di P l ato n e volto alla ricerca della saggezza, e con la
stessa parola di Dio li confermerà sempre nel loro amore
per quella realtà. […]
Se dovessi portare alla Cappella Sistina un camionista
che non sapesse nulla di Rinascimento, sono certo che egli
non sarebbe così sciocco da
dire che non è niente altro che
una folla svolazzante di persone nude che cascano una
addosso all’altra. Egli si troverebbe afferrato dall’i nten sa
consapevolezza della propria
ignoranza. In essa percepirebbe un mistero e sentirebbe il bisogno di qualcuno in
grado di accompagnarlo dentro di esso, prendendolo per
mano, dicendo: «Notate la
tensione tra il dito di Dio e il
dito di Ad a m o », o «Guarda come M ich el a n gel o ha dipinto il
proprio volto nella pelle
scuoiata e grinzosa tenuta in
mano da san Bartolomeo».
Il mio amico potrebbe aver
ricevuto un’istruzione inferiore a quella necessaria per
godersi un’ora nella Cappella
Sistina, e chi di noi in realtà
potrebbe dire il contrario di
sé stesso? Ma il professore
universitario che storce il naso davanti all’epopea di Gilgamesh, E s io d o, O m e ro, E s ch i -
l o, S o fo cl e, P i n d a ro, P l ato n e,
Ari stotele, L iv io, Cicero ne,
V i rg i l io, Marco Aurelio, A go -
s ti n o, la Torah, i Salmi, i Vangeli e le lettere di san Paolo, in
un corso scarnificato già di
suo dai professori politicizzati del campus, non è troppo
istruito. Quel professore è
una combinazione di «poco
istruito» e «super indottrinato». Una combinazione micidiale ma, da quello che vedo,
abbastanza comune, e particolarmente comune tra le
persone che riducono tutte le
questioni alla faziosa politica
contemporanea, come l’h omo academicus saecularis sinister è solito fare.
Non insegno più in quella
scuola, che negli ultimi anni è
scivolata considerevolmente
n el l’irrealtà sessuale, ma in
una piccola scuola cattolica
nel New Hampshire, ostinatamente fedele e reale: il Magdalen College of the Liberal
Arts. Tra pochi giorni i miei
studenti del secondo anno
andranno a Roma, dove trascorreranno diversi mesi a
studiare letteratura e arte, e
non saranno mai così autocompiaciuti e assurdamente
seriosi da supporre che Mich el a n gel o e Agos tino non
abbiano nulla da insegnare
loro su ciò che è reale.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
venerdì 8 ottobre 2021
Prof poco istruiti e super indottrinati distruggono il pensiero occidentale
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