]Le banche italiane, quelle che per il governatore Ig nazio Visco erano tra le più solide del mondo, avevano bisogno di smaltire in qualche modo una montagna di crediti «marci», senza svenare i loro azionisti privati con costosi aumenti di capi ta l e. Con due strumenti geniali, Amco (Asset ma nageme nt company) e Gacs (Garanzia ca rto la riz zaz ioni sofferenze), sigle ignote al grande pubblico come le migliori armi segrete, il Tesoro si è caricato sulle spalle oltre 120 miliardi di queste «sofferenze», utilizzando perfino le norme per fronteggiare la pandemia cinese. Il rischio di credito, tra un «sostegno» ai bar e una moratoria delle cartelle fiscali, è passato senza colpo ferire dalle banche ai contribuenti. A occhio, un delitto perfetto. Ma nel silenzio generale, il mercato di queste nuove cartolarizzazioni sta rallentando da mesi. I rendimenti dei portafogli comprati sono in calo, molte operazioni di recupero sono bloccate, le svalutazioni sono continue e la gestione pubblica delle sofferenze ex bancarie preferisce ingolfare i tribunali anziché cercare le transazioni migliori nei tempi più rapidi. Già a inizio del prossimo anno, se la Bce dovesse cominciare a escutere un bel po’ di garanzie della Repubblica italiana su crediti ormai invendibili, si capirà che siamo seduti su una bomba a orologeria che rischia di farci sfondare il muro del 200 per cento nel rapporto tra debito pubblico e Pil (oggi è al 155 per c e nto ) . Le garanzie di Stato, rilasciate materialmente da Consap (Concessionaria servizi a ss ic uraz io ni pubblici, controllata al 100 per cento del Tesoro), dal 2016 a oggi hanno riguardato una quarantina di portafogli di crediti inesigibili per circa 85 miliardi di euro. Quando uno dei grandi specialisti del mercato che ripulisce i crediti compra da una banca un pacchetto da 100 milioni di euro nominali, emetterà titoli «senior» (basso rischio) per il 90 per cento, assistiti da Gacs pubbliche, e poi piazzerà il restante 10 per cento di titoli «junior» (i più rischiosi) a un investitore a lui vicino. Con i primi incassi, lo specialista si rimborsa delle provvigioni altissime e poi chi vivrà vedrà. La banca cedente, con questa operazione, sostituisce i titoli senior, li porta in Bce e si fa dare liquidità. Con questo meccanismo, tutti i principali istituti italiani, a partire da Unicredit,Monte Paschi, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, hanno ripulito i bilanci e abbassato il costo del credito. Se la Banca centrale ottiene il rimborso dei «senior», non c’è problema. Se non l’ottiene, può andare a escutere le garanzie in Italia, suonando al portone della Consap. Cioè, del ministro Daniele Francoe del direttore generale Alessandro Rivera. Dove non si è potuto utilizzare lo strumento delle Gacs, perché il caso era disperato, ci ha pensato Amco, che ha comprato crediti marci dal Monte dei Paschi (7,7 miliardi) da Creval (440 milioni), Banca del Fucino e Igea Banca (30 milioni), Popolare di Bari (2 miliardi), Banca Carige (280 milioni e Banco Bpm (600 milioni). Anche Amco è posseduta al 100 per cento dal Mef e quindi abbiamo lo Stato che compra capitale di rischio a valore di libro e diventa in sostanza il compratore di ultima istanza di Npl (sofferenze) e Utp (crediti difficili) da istituti bancari in gravi difficoltà .A fine 2020, gli asset in gestione ad Amco risultavano pari a 34 miliardi di euro, ripartiti tra crediti in sofferenza (58 per cento) e difficili (42 per cento). Insieme alle Gacs, arriviamo appunto ai 120 miliardi di questo «metadone di Stato» per banche. […] Il problema più grave di Amco, guidata da Marina Nata l e, ex manager di Unicredit, è che distorce profondamente il mercato perché rileva dalle banche crediti a prezzi sganciati dalla realtà e con capitali a costo zero. Non a caso, negli ultimi tempi i grandi investitori esteri, come Deutsche Bank e Morgan Stanley, hanno gradualmente abbandonato il mercato italiano degli Npl […]. Inoltre, il fatto che Amco abbia assegnato ai propri asset valori di riferimento molto alti fa sì che non acconsenta quasi mai a transazioni a valori reali, preferendo andare per tribunali. Così, lo stesso governo che con la riforma Cartabia dice di voler snellire la giustizia italiana per ottenere i fondi del Recovery […] preferisce incassare un milione tra 5 anni con le aste giudiziali, anziché prendersi lo stesso milione subito con un accordo stragiudiziale. […] Con oltre un centinaio di miliardi di crediti che rischiano di essere azzerati, il debito pubblico potrebbe arrivare al 200 per cento del Pil. Significa essere guardati come la Grecia per i prossimi decenni, Draghi o non Draghi. Il Patto di stabilità è sospeso fino al 2023, per fortuna dell’Italia, e la Bce ha invaso i mercati di liquidità, ma se i tassi dovessero risalire, per lo Stato che ha voluto fare lo spazzino delle banche sarebbero dolori. C’erano alternative? Certo sarebbe stato meglio fare come la Germania, che dal 2010 al 2017 ha nazionalizzato una serie di banche locali, spendendo oltre 20 miliardi di euro. Ma in Italia, per coprire i banchieri e chi doveva vigilare su di loro, si è negato il problema almeno fino al 2018 e ora Bruxelles non autorizza facilmente simili operazioni.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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