STUPIDA RAZZA

lunedì 18 ottobre 2021

Universitari beffati: in dad anche con la card

 L ’ anno accademico 2021/2022 è iniziato da due settimane per qualcuno e per altri da un mese, ma di università si è sentito parlare solo dopo la lezione sospesa a Bologna per la studentessa senza green pass. Sugli atenei si alza il chiacchiericcio quando montano le polemiche, quando qualche lista occupa delle aule, quando ci sono delle proteste, ma degli studenti universitari non si vocifera granché. Anche loro, come i colleghi di superiori e medie, hanno vissuto il dramma della dad, che è però è passato in sordina. Forse perché più grandi e maturi, forse perché più responsabili, resta il fatto che per molti di loro la didattica a distanza è ancora una realtà presente, e non solo quando un compagno di corso risulta positivo al Covid-19. Nel decreto legge del 6 agosto 2021, approvato il 23 settembre in seconda lettura al Senato, inerente alle «Misure urgenti per l’esercizio in sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali e in materia di trasporti» viene ribadito il principio dello svolgimento prioritariamente in presenza delle attività didattiche e curriculari. Ma attenzione, prioritariamente. La situazione è più articolata rispetto alla scuola, perché ogni ateneo è autonomo nell’imposizione di regole più o meno stringenti rispetto alla presenza a lezione, nelle biblioteche e nelle aule studio. Quindi quel «prioritariamente», lascia intendere che non per tutti i ragazzi ci sia la possibilità di assistere alla totalità delle lezioni in aula. Per accedere alle strutture degli atenei è obbligatorio possedere il certificato verde sia per docenti e personale tecnico-amministrativo, sia per gli studenti, grande differenza rispetto alla scuola. La verifica del lasciapassare viene effettuata nella maggior parte delle università a campione, come all’Univer - sità di Bologna o all’Un ive r s i tà Statale di Milano, mentre in altre è richiesto all’entrata dei campus, è il caso dell’Universi - tà Cattolica del Sacro Cuore di Milano o dell’Università di Salerno. Il punto di diversificazione più grande tra tutti gli atenei rimane la presenza degli studenti in aula durante le lezioni. Ogni plesso ha infatti la sua storia e le sue difficoltà a livello di spazi. Non è certamente un segreto il fatto che, in molte facoltà, il malcapitato ritardatario, solamente due anni fa, non trovando posti disponibili, si sarebbe dovuto sedere per terra o sugli scalini delle aule a gradoni. Proprio per questo motivo, dunque, non tutte le università possono permettersi di ospitare in aula tutti gli iscritti al corso, garantendo la possibilità di seguire da casa. Fa riflettere il fatto che dall’undici ottobre, muniti di passaporto verde, la capienza consentita per cinema, teatri e altri luoghi di cultura sia del 100%, misura che di fatto abolisce la distanza interpersonale di un metro; mentre molti studenti, appartenenti al luogo di cultura per eccellenza, l’università, si vedono ancora costretti a seguire spesso le lezioni a distanza. Dopo due anni. Statale, Cattolica, Bocconi, Politecnico e Bicocca, che hanno tutte la propria sede a Milano, presentano cinque soluzioni differenti. All’Un ive r s i tà Statale da oggi la capienza delle aule raggiungerà il 100%, con la necessità di prenotarsi e la possibilità di seguirle a distanza e recuperarle entro 48 ore. Anche gli studenti del Politecnico, a partire dalla prossima settimana, potranno rivedersi tutti finalmente dal vivo, dopo che aver riempito le aule prima al 50 e poi al 70 percento. L’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Un ive r s i tà degli Studi di Milano Bicocca hanno ancora una capienza ridotta al 50%, con obbligo di prenotazione e nel caso della Bicocca la chance di prenotarsi last minute nelle ultime 24 ore, nel caso siano rimasti dei posti liberi. In Bocconi il sistema è particolare: ogni corso è iniziato suddividendo la classe in due gruppi, matricole pari e dispari, e di settimana in settimana i due gruppi hanno intercambiato la presenza o l’online. Dopo qualche settimana di lezione grazie a dei calcoli statistici per i corsi meno popolosi è stata reintrodotta la capienza al 100%. A Venezia, alla Ca’ Foscari, solo il 75% degli universitari può andare in presenza, previa prenotazione, i restanti online. In EmiliaRomagna, a Parma e Bologna tutti i posti in aula sono occupabili. All’Unibo le lezioni vengono trasmesse anche in streaming, mentre a Parma i docenti sono obbligati a fornire un supporto online aggiuntivo rispetto alla presenza. A Roma, Sapienza e Luiss hanno ancora il tetto massimo del 75%. In Toscana a Siena, si va ad esaurimento posti, senza il bisogno di prenotarsi, mentre a Salerno vige ancora il 50%, con obbligo di prenotazione. Vivere quotidianamente l’università ha un valore aggiunto. È un luogo di incontro e di dialogo con l’altro, con il diverso, che tempra e porta degli adolescenti a diventare uomini e donne pronti a prendere in mano la propria vita. Prendere una laurea non è ottenere un titolo, ma fare un’e s p e r ie n za di vita, esperienza che nonostante green pass, mascherine, temperatura e sanificazioni non a tutti oggi è consentita allo stesso modo, nonostante i proclami dessero per finito l’incubo dad. Eppure, il green pass è sempre stato venduto come strumento di libertà e di ritorno alla normalità. Nemmeno possederlo, però, garantisce agli studenti la possibilità di fare lezione in presenza.

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