STUPIDA RAZZA

mercoledì 20 ottobre 2021

A Genova mancano 300 infermieri Sospesi un centinaio di non vaccinati

 

Mentre si allungano le code e i disagi dovuti all’obbligo del green pass per lavorare, un altro obbligo, quello della vaccinazione, per il personale sanitario, sta diventando la classica goccia che fa traboccare la sanità ospedaliera. La carenza di infermieri sta mettendo in ginocchio il San Martino di Genova, il più grande ospedale della Liguria. Dei 300 professionisti sanitari che mancano all’appello, un centinaio sono stati sospesi negli ultimi giorni perché non vaccinati. La struttura sta già predisponendo gli accorpamenti dei reparti. Secondo il direttore generale del San Martino, Sa lvato re Giuffr ida, «le assenze sono dovute a carenze pregresse - registrate ancor prima della pandemia, ma, allo stato attuale, soprattutto legate agli infermieri no vax sospesi e a chi - sempre perché non immunizzato - è stato destinato ad altre mansioni». Così, come riporta l’edizione locale di Re - p ub b l ic a , per evitare chiusure e tagli di posti letto, è partito l’accorpamento dei reparti. Le Unità operative di Urologia e chirurgia dei trapianti sono state unite, mentre la chirurgia del trapianto di rene si è spostata al piano di chirurgia vascolare. L’ortopedia ha rimandato l’apertura della seconda sala operatoria, non per la carenza di chirurghi o anestesisti, ma di infermieri per la cura dei degenti. L’o s p e d a l e, che ha un bando per 180 assunzioni, conta attualmente 73 infermieri non vaccinati sospesi senza stipendio a cui si sommano i 24 ricollocati in altri servizi poiché, per ragioni di salute, non possono ricevere il vaccino: 97 professionisti in meno non sono una cosa di poco conto per l’attività quotidiana dell’ospedale. Al disagio si deve aggiungere l’onere dei controlli che, come ha fatto notare G iu f f r id a qualche giorno fa, «hanno impegnato forze e tempo distolti da attività che dovrebbero essere più importanti», visto che molti dei non vaccinati prendevano tempo prenotando e disdicendo l’ap - puntamento per l’inoculazio - ne. Nella vicina Lombardia, dove sono circa 200 gli infermieri sospesi, alla carenza di infermieri l’Ics Maugeri di Pavia ha risposto proponendo una ricompensa a chi porta nuovi colleghi. L’invito campeggia su una serie di maxi poster e l’incentivo economico è di 4.000 euro lordi al dipendente che segnala un medico, 2.000 euro lordi per un infermiere, ma anche terapisti o tecnici sanitari. Il bonus verrà corrisposto in caso di assunzione dopo il periodo di prova. Gli ospedali privati (Aiop), sempre in Lombardia, pensano di assumere infermieri e altro personale specializzato proveniente da Cuba. In Italia sono circa 3.200-3.300 gli infermieri sospesi perché non vaccinati, lo 0,7% degli iscritti all’ordine, secondo Fnopi, la Federazione degli ordini di categoria. Se in percentuale non sembrano molti, bisogna ricordare che questi si aggiungono ai 63.000 che mancano da prima della pandemia: quasi 27.000 a Nord, circa 13.000 al Centro e 23.000 al Sud. Per capire la rilevanza di questi dati, basti pensare che, per i parametri nazionali e internazionali, dice Fnopi, «dovrebbe esserci un infermiere ogni 6 pazienti (ogni due in pediatrie o terapie intensive e così via), mentre si assesta da anni a una media di 9,5 pazienti per infermiere con punte, in alcune Regioni, fino a 17-18 pazienti per infermiere». Gli infermieri italiani all’estero sono 20.000, ma ci pensano bene prima di tornare e non solo per una questione di stipendi e qualità del lavoro, ma anche di stabilità. Degli 8.200 che sono stati arruolati per l’emer - genza Covid, circa un quarto è stato assunto: il resto è precario o a casa, senza lavoro e magari anche vaccinato.

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