Con il cosiddetto «decreto capienze» dello scorso 7 ottobre (cioè il dl 139/21), è stata infilata alla chetichella anche una norma (l’art. 9) che modifica notevolmente la normativa sulla privacy. Con un tratto di penna, infatti, l’amministrazione finanziaria, e le pubbliche amministrazioni in generale, vengono sollevate da una quantità di obblighi a tutela dei contribuenti nella raccolta e nel trattamento dei dati, anche quando sono particolarmente sensibili. Di fatto, quindi, vengono meno una serie di garanzie per il contribuente. In più vengono superati importanti sbarramenti che il Garante della privacy aveva imposto quando, tra il 2019 e il 2020, erano state adottate alcune norme che, in nome della lotta all’evasione, attribuivano al fisco poteri estremamente incisivi nella raccolta di dati e nel trattamento dei personali dei contribuenti, anche attraverso metodi e tecnologie particolarmente invasive, come l’intelligenza artificial e. Ed ecco che oggi viene abrogata proprio quella norma del codice della privacy (l’art. 2-quinquiesdecies del dlgs. 196/2003), che attribuiva al Garante privacy il potere di imporre alle pubbliche amministrazioni specifiche misure a garanzia dell’interessato come quelle concretamente imposte nel 2019 e nel 2020. Il risultato finale, dunque, è che, rispetto alle attività di (art. 18); niente diritto ad ottenere notifica di rettifiche, cancellazioni e limitazioni del trattamento (art. 19); niente diritto alla portabilità dei dati trattati (art. 20). Potrebbero essere esclusi anche il diritto di opposizione al trattamento anche mediante profilazione (art. 21), e il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida significativamente sulla sua persona (art. 22). In tutto questo, il Garante privacy non avrà più il potere di intervenire per correggere possibili aberrazioni. La cosa è grave perché la mole di dati di cui il fisco in Italia può disporre sul contribuente è enorme: lo stesso Garante in più occasioni ne ha evidenziato la palese sproporzione rispetto alle finalità effettive del trattamento. Un brutto colpo per i diritti del contribuente. Ma è da capire anche fino a che punto questa riduzione di tutele sia compatibile con la normativa europea.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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