Il popolo italiano diserta le urne a larga maggioranza, il governo è nelle mani di un Grande Timoniere che viene dalle banche e non dal voto; l’opposizione, per due terzi al governo, non riesce più a rappresentare largamente la piazza, il dissenso e gli umori popolari. Sia nelle battaglie sociali, civili che sanitarie. Abbiamo imboccato il vicolo cieco della Repubblica. Che in questa situazione di sospensione della politica e di larga disaffezione degli italiani, il centrosinistra vinca le competizioni amministrative raccogliendo un elettore su quattro, è logico, comprensibile, conseguente. Senza essere scopritori di nulla e profeti di niente, lo prevedemmo già svariate settimane fa. Il partito-establishment euro-istituzionale, con i suoi candidati d’apparato, vince facilmente se l’avversario si scompone in tre parti: area di governo, area di opposizione e area extra-politica di protesta. Ma la Repubblica, o forse la democrazia, ha imboccato un vicolo ciec o. Partiamo dalla gente. La percezione più diffusa, che comunque riguarda una massa considerevole di elettori, è che si va inutilmente a votare, come si va inutilmente in piazza. Non si ottiene nulla. Non si aspettano nulla dalla politica, e da nessun leader. I «populisti» non riescono a intercettare questo stato d’animo e di cose; in primis i grillini affidati a un azzeccagarbugli trasformista che è l’antitesi del ribellismo alternativo dei grillini d’origine. Poi la Lega, al governo con tutti gli avversari, sotto la guida di D ra g h i . Infine, di riflesso, Fratelli d’Italia che tengono botta ma sul piano delle opinioni, non del voto amministrativo. A loro si aggiunge lo scarso peso dei candidati: non riescono a trovare di meglio, e quando ce l’hanno (Alber tini a Milano, Ber tolaso a Roma) se lo lasciando s f ug g i re. È falso il racconto dominante che la sinistra si sia ripresa l’Italia, come se l’elettorato dopo la sbandata «populista» e «sovranista» sia tornato all’ovile o si sia convertito alla ragione. È vero il contrario: la fetta più dissidente, più ribelle, non si sente più rappresentata dai grillini, dai leghisti e in parte dalla destra. E indebolendo questi, rafforza quelli. La gente entra nel pulviscolo, nella clandestinità molecolare o di gruppo, si sfoga nei social. A volte si ritrova, in ranghi sparsi e conventicole non componibili, in molte battaglie radicali, e sui temi del vaccino/green pass, che riguardano una corposa minoranza. La sconfitta del centrodestra non è la vittoria dei moderati ma la diserzione dal voto dei dissidenti radicali. In Italia c’è un’area radicale di protesta che si può calcolare del 20-25%, ovvero di pari consistenza a quella del centrosinistra che non si riconosce nei partiti, e che finora in gran parte rifluiva sui 5 stelle e sulla Lega. In minor misura sono ora rifluiti sulla M el oni; in maggior misura si allontanano dalla politica con disgusto e sensazione d’impotenza, si sentono traditi, delusi, qualcuno spera ancora in qualche altro cobas della politica, anzi dell’antipolitica. Insomma, si chiamano fuori. Serpeggia un sentimento diffuso: la politica non è in grado di fare nulla, di cambiare il corso delle cose, di intervenire sui temi più sensibili, di opporsi ai grandi poteri transnazionali, sanitari, lobbistici, ideologici. È ininfluente, comanda D ra g h i , comandano le oligarchie tecno-finanziarie, m ed ic o- fa r maceut ic he, ideologico-culturali; non si sgarra, siamo sotto l’Eu ropa, dentro il guscio global. Sappiamo bene che il voto politico sarebbe un’a l tra cosa, avrebbe altri esiti; ma non aspettatevi il voto politico come il giudizio di Dio, l’ordalia finale o lo showdown, la resa dei conti e il momento supremo della verità. Primo, perché probabilmente non si andrà a votare nemmeno la prossima primavera, e in caso di fuoruscita della Lega dal governo, probabilmente resterebbe una maggioranza Ursula, estesa a Forza Italia, a sostenere D ra g h i e a evitare il voto. Secondo, perché questi due anni, in particolare l’ultimo, hanno logorato e sfibrato le appartenenze politiche e le aspettative di cambiamento. Sono rimasti al più i timori, sul piano del fisco, delle pensioni, delle restrizioni, degli sbarchi. Il Covid e D ra g h i si sono mangiati la politica. Terzo, non sottovalutate il fatto che c’è forse una reale maggioranza del Paese, trasversale, che alla fine preferisce D rag hi o perlomeno preferisce tenersi D ra g h i anziché correre altre avventure troppo c o s to s e. E se dovesse presentarsi l’occasione del voto, ci sarebbero almeno due ostacoli di partenza per il centrodestra o per i sovranisti, oltre il fuoco di fila della macchina mediatico-giudiziaria-europea: l’i n c og n i ta su chi potrebbe essere il premier in una loro coalizione. E l’agibilità interna e soprattutto internazionale di un governo del genere; considerando che difficilmente l’Europa garantirà quel che finora ha promesso e in parte garantito circa il Recovery fund. Un conto è avere uno della Casa, D raghi, un altro è avere un «forestiero». La gente lo ha capito, a naso, e si regola di c o n s eg ue n za . Per dirla in breve, l’a nt ipolitica dall’alto (D ra g h i ) e l’antipolitica dal basso (il populismo autarchico, allo stato sfuso), si stanno mangiando la politica (io stesso scrivo di politica assai di malavoglia, e rifiuto interviste e interventi sul tem a) . L’ipotesi più ragionevole sarebbe quella di mandare D ra g h i al Quirinale, come garante del Recovery e della Repubblica agli occhi dell’Europa, e mandare gli italiani alle urne. Ma allo stato attuale non ci pare la cosa più probabile. Si preferisce continuare a percorrere il vicolo cieco, sapendo che a un certo punto finisce la s trad a .
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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