STUPIDA RAZZA

mercoledì 20 ottobre 2021

Non calano le emissioni prodotte nei campi C’è tempo fino al 2024 per mettersi in regola

 

Cento miliardi spesi, zero risultati ottenuti. Nell’ul timo settennato, l’Unione europea ha investito la bellezza de ll ’equivalente di quattro leggi di bilancio italiane per fronteggiare il cambiamento climatico in agricoltura. Un importo pari a un quarto dei fondi complessivi a disposizione della Politica agricola comune (Pac), e a poco meno di un decimo del budget totale per il periodo 2014-2020, nonché alla metà dei fondi destinati in Europa alla lotta al climate change. Eppure, come ha sottolineato la Corte dei conti europea nella relazione speciale pubblicata lo scorso giugno, nonostante l’enorme esborso di denaro pubblico «le emissioni prodotte dall’agr icoltura non diminuiscono». Premessa doverosa ma t utt’altro che scontata: il contributo dell’ag r ic ol tura alle emissioni di gas serra dell’Ue è tutt’altro che irrilevante. Cosa ancora più preoccupante, nel corso degli ultimi anni questa percentuale è perfino aumentata, passando dall’11,4% del 2011 al 12,7% del 2019. Nella relazione i revisori rilevano che, in effetti, le emissioni legate ai campi e agli allevamenti sono calate del 25% nel periodo tra il 1990 e il 2010, salvo poi bloccarsi nell’ultimo decennio. Quello sancito dalla Corte dei conti europea è un triplo fallimento per le politiche agricole green. Primo: la Pac non ha ridotto le emissioni prodotte dall’al levame nto del bestiame, che rappresentano ben il 53% dei gas serra totali derivanti dalla produzione alimentare. Sono solo tre i Paesi europei - Lituania, Croazia e Grecia - nei quali le emissioni sono calate, mentre nella maggior parte dei casi la variazione è stata nulla o non significativa. Polonia, Ungheria e Irlanda hanno invece mostrato un sensibile incremento. La soluzione sarebbe ridurre la produzione di capi, e di conseguenza il consumo di prodotti di origine animale, ma la Corte rileva che «la Pac non intende limitare il numero di capi di bestiame, né fornisce incentivi per una loro riduzione», anzi «incentiva la produzione dei prodotti di origine animale». Secondo: le emissioni prodotte da fertilizzanti e letame, anziché diminuire, sono aumentate, superando incrementi del 30% in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia. Terzo: dal 2010 le emissioni nette prodotte dalle terre coltivate e dai pascoli non si sono più ridotte. Ora la palla passa alla Commissione europea, cui la Corte dei conti ha dato tempo fino al 2024 per mettersi in regola.


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