Cento miliardi spesi, zero
risultati ottenuti. Nell’ul timo settennato, l’Unione europea ha investito la bellezza
de ll ’equivalente di quattro
leggi di bilancio italiane per
fronteggiare il cambiamento climatico in agricoltura.
Un importo pari a un quarto
dei fondi complessivi a disposizione della Politica
agricola comune (Pac), e a
poco meno di un decimo del
budget totale per il periodo
2014-2020, nonché alla metà
dei fondi destinati in Europa
alla lotta al climate change.
Eppure, come ha sottolineato la Corte dei conti europea
nella relazione speciale pubblicata lo scorso giugno, nonostante l’enorme esborso
di denaro pubblico «le emissioni prodotte dall’agr icoltura non diminuiscono».
Premessa doverosa ma t utt’altro che scontata: il
contributo dell’ag r ic ol tura
alle emissioni di gas serra
dell’Ue è tutt’altro che irrilevante. Cosa ancora più
preoccupante, nel corso degli ultimi anni questa percentuale è perfino aumentata, passando dall’11,4% del
2011 al 12,7% del 2019. Nella
relazione i revisori rilevano
che, in effetti, le emissioni
legate ai campi e agli allevamenti sono calate del 25%
nel periodo tra il 1990 e il
2010, salvo poi bloccarsi nell’ultimo decennio.
Quello sancito dalla Corte
dei conti europea è un triplo
fallimento per le politiche
agricole green. Primo: la Pac
non ha ridotto le emissioni
prodotte dall’al levame nto
del bestiame, che rappresentano ben il 53% dei gas
serra totali derivanti dalla
produzione alimentare. Sono solo tre i Paesi europei -
Lituania, Croazia e Grecia -
nei quali le emissioni sono
calate, mentre nella maggior
parte dei casi la variazione è
stata nulla o non significativa. Polonia, Ungheria e Irlanda hanno invece mostrato un sensibile incremento.
La soluzione sarebbe ridurre la produzione di capi,
e di conseguenza il consumo
di prodotti di origine animale, ma la Corte rileva che «la
Pac non intende limitare il
numero di capi di bestiame,
né fornisce incentivi per una
loro riduzione», anzi «incentiva la produzione dei
prodotti di origine animale». Secondo: le emissioni
prodotte da fertilizzanti e letame, anziché diminuire, sono aumentate, superando
incrementi del 30% in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia. Terzo: dal 2010 le emissioni nette prodotte dalle
terre coltivate e dai pascoli
non si sono più ridotte. Ora
la palla passa alla Commissione europea, cui la Corte
dei conti ha dato tempo fino
al 2024 per mettersi in regola.
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