STUPIDA RAZZA

martedì 28 dicembre 2021

Nel secondo anno di pandemia le aziende statali cinesi fanno +40%

 

Le aziende statali cinesi nei primi 11 mesi del 2021 sono cresciute del 40,2%, raggiungendo la cifra di 650,5 miliardi di dollari. Come riporta China News S e r vic e, agenzia di stampa cinese, il ministero delle Finanze ha registrato per le Soe (imprese a conduzione statale) un aumento dei ricavi del 21,4% rispetto all’anno precedente. La Cina, probabilmente grazie ai due anni di pandemia e l’energy crunch degli altri mercati, è ad oggi la seconda economia mondiale e possiede il maggior numero di imprese statali nel mondo, oltre 150.000. Secondo l’elenco di Fortune Global 500, 117 delle prime 500 aziende nel mondo hanno sede in Cina e 91 di queste sono a conduzione statale. Ma quali sono i fattori che hanno determinato l’ulterio - re crescita di questi ultimi mesi? L’11 dicembre del 2021 la Cina ha celebrato 20 anni dal suo ingresso nel Wto, l’orga - nizzazione mondiale del commercio. A quel tempo in pochi si resero conto dell’enormità di quel passaggio, oggi invece è chiaro che quella data segnò il ventunesimo secolo almeno nella stessa misura in cui lo fece l’attacco alle Torri gemelle. Da quel momento, in meno di un decennio, le esportazioni cinesi sono cresciute di sei volte mentre le importazioni di quasi cinque volte. Oggi il Dragone è la più grande economia del mondo misurata dalla parità del potere d’acquisto e la seconda più grande ai tassi di cambio di mercato. È il più grande partner commerciale con 120 Paesi, compresi gli Stati Uniti. Le motivazioni di tale crescita sono uno dei più grandi malintesi occidentali. Alcuni analisti infatti credono che questo successo dipenda dal modello cinese, dalla terza via del capitalismo socialista. I più statalisti credono dipenda dall’influenza di Pechino sulla propria economia. Eppure non è così. Intanto il World Economic Forum ha registrato in un working paper che è proprio il settore privato a muovere la crescita della Cina. La ricchezza privata cinese è infatti responsabile del 70% degli investimenti e del 90% delle esportazioni. È soprattutto la strategia commerciale della Cina ad aver favorito la sua incredibile crescita e bisogna constatare che nonostante i 20 anni di Wto, le regole del fair trade non sono mai state rispettate. Pechino, in cambio dell’aper - tura all’Organizzazione mondiale del commercio, si era impegnata a rispettare le regole e le pratiche commerciali del libero mercato, ma non ha mai mantenuto le promesse. Prima di tutto lo Stato non ha ridotto il suo peso nell’econo - mia, anzi. L’esperienza di Alibaba e Jack Ma possono confermarlo. Per operare in Cina bisogna cedere tecnologia ad un partner cinese e le aziende estere non sono trattate come quelle cinesi. Le informazioni non sono trasparenti e i furti di proprietà intellettuale continuano ad essere alti. Il mercato dell’Information technology non è stato aperto alle aziende estere e le banche straniere sono trattate in modo diverso rispetto a quelle n a z io n a l i . Dalla pandemia in poi, ogni volta che si è potuta usare una qualsiasi scusa per bloccare le esportazioni lo si è fatto, mandando di fatto in tilt le catene di approvvigionamento e favorendo i colli di bottiglia attualmente in essere. Solo per fare un esempio, le politiche che la Cina ha adottato per favorire l’industria dell’acciaio hanno messo in ginocchio il settore in tutto il mondo, impedendo alle imprese estere di competere con quei prezzi. La storia commerciale della Cina negli ultimi 20 anni è costellata di scorrettezze, intanto però la sua popolazione ha sfruttato il libero mercato per uscire dalla povertà estrema. La Cina si difende sostenendo di aver aderito ai protocolli del Wto, «almeno nello spirito» scrivono gli editorialisti sulle colonne dei quotidiani nazionali. E riguardo gli aiuti statali, Pechino si difende dicendo che gli sono concessi dallo status di Paese in via di sviluppo. E che sviluppo: dal 2001 il reddito delle famiglie urbane è aumentato del 431%. La Cina, specialmente negli ultimi due anni, ha dettato le regole del commercio ponendo limiti alle esportazioni soprattutto delle terre rare di cui detiene il monopolio e che non sono solo fondamentali per le auto elettriche e per i pannelli fotovoltaici, ma anche per la costruzione dei velivoli militari. Intanto, il rapporto annuale del dipartimento di Difesa degli Stati Uniti ha evidenziato come l’Aeronautica cinese costituisca la terza forza più grande del mondo. La crescita cinese deriva soprattutto dal controllo sulle imprese e sulle informazioni, proprio quelle che non sono arrivate tempestivamente in Occidente per bloccare la pandemia sul nascere. Per l’occidente è fondamentale capire che l’ascesa di Pechino non è figlia del caso o della fortuna, né del lavoro instancabile e deregolamentato dei cinesi, ma di una precisa strategia geopolitica che parte dal commercio ma arriva alla Difesa.

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