STUPIDA RAZZA

lunedì 27 dicembre 2021

Terrore in tv e crisi Eppure volevano «salvare il Natale»

 



Il piano del governo per «salvare il Natale» si rivela un disastro. È la logica conseguenza di un protocollo che non cambia: continuiamo a inseguire i numeri dei contagi, a puntare tutto sulle virtù miracolose dei vaccini e a spargere terrore in tv. Così la paranoia cresce inarrestabile e l’economia va a rotoli.E meno male che il governo aveva escogitato il piano per «salvare il Natale». Pensa se ci fossimo presentati senza piano, chissà che diamine sarebbe accaduto: l’Ap ocalis se, probabilmente. Ve ne sarete già resi conto, ma non è che vada proprio tutto benissimo, ultimamente, e non pare che sia stato poi salvato granché. Passata la festa principale e scartati i regali, la nuova ritualità virologica prevede il test per scoprire chi abbia superato indenne cene e pranzi e chi invece si sia beccato il malanno. Jova n otti - uno di quelli che si filmavano in salotto per invitarci a restare chiusi in casa - ora si riprende dal letto per informarci di essersi contagiato, esattamente come Nicola Savino, ma nessuno dei due sembra sfiorato dal dubbio che qualcosa non torni nell’approccio italico alla pandemia. Il punto è proprio questo. Ora esperti e politici si sono trincerati dietro l’e nn es im o scudo retorico: la scienza non offre certezze, ripetono; il virus muta, dunque l’i m p rev i - sto è dietro l’angolo, sostengono. Ed è vero, verissimo. Peccato che fino a ieri gli stessi geni esibissero certezze incrollabili. Le stesse che, in fondo, prevalgono ancora adesso. Se il virus cambia, almeno in teoria, dovrebbe cambiare anche il nostro modo di affrontare la malattia. Dovremmo prendere atto dei mutamenti e agire di conseguenza. Invece continuiamo a insistere con il medesimo atteggiamento chiusurista, insistiamo a seguire il numero dei contagi, proseguiamo a spargere paranoia e terrore. Il risultato è che abbiamo vissuto le feste con il patema, incolonnandoci per il tampone, guardando con sospetto i figlioletti untori e congelando i nonni terzodosati a furia di esporli al vento gelido che penetrava dalla finestra aperta. E, nonostante tutto, il conto dei positivi ha continuato ad aumentare dismisura, e i più si sono trovati a precipitare nella Gehenna burocratica: «Mio cugino di terzo grado si è contagiato, devo mettermi in quarantena fiduciaria?»; «Ah, Giovanni è positivo? Ma mica è un mio contatto stretto! Ma chi lo conosce quello?»; «I bambini? Nel dubbio li tengo a casa tre mesi da scuola, tanto l’i s tr u z io n e non serve, guarda Fe d ez !». Al di là delle questioni emotive, sgradevoli ma in fondo affrontabili, ci sono pure quelle pratiche, molto meno gestibili. I dati sul traffico aereo, tanto per fare un esempio, sono impietosi. Riporta l’agenzia Agi che «il giorno di Natale sono stati cancellati più di 2.800 voli in tutto il mondo, inclusi oltre 990 provenienti o diretti verso aeroporti Usa, con oltre 8.500 ritardi. E la viglia ci sono state circa 2.400 cancellazioni e 11.000 ritardi». Migliaia di persone hanno dovuto riprogrammare le vacanze o rinunciarvi proprio. (CAZZI LORO !) Dopo i milioni di disdette registrati prima del 25 dicembre, l’onda negativa continua a salire. Da tutta Italia albergatori e ristoratori mostrano preoccupazione: gente che rinuncia alle camere d’a l b e rgo, clienti che fanno saltare la cena o il cenone, stranieri che preferiscono starsene a casa. A tutto questo ben di Dio dobbiamo aggiungere il nuovo giro di chiusure delle discoteche proprio in vista di Capodanno, ennesima mazzata per i locali e gli imprenditori del divertimento che ormai si sono abituati alla presa per i fondelli reiterata. E dire che il green pass era stato presentato come la geniale trovata che ci avrebbe permesso di riacquistare la libertà e di riaprire tutto, di tornare a ballare e divertirci. Si è visto. Vale la pena di chiedersi, a questo punto, da dove origini il disastro. Dall’arrivo di Omicron? In parte sì. Soprattutto, però, i danni che stiamo subendo dipendono ancora una volta dalla psicosi che le nostre istituzioni continuano ad alimentare. Insistiamo a legare le restrizioni ai contagi, il terrorismo mediatico non allenta la presa. Le terapie intensive sono piene al 12%, i reparti ordinari al 14%: non è bello, ma non è nemmeno un’ecatombe. Eppure nulla muta: testardi, ancora vagheggiamo la scomparsa del virus. Peggio: le autorità sanitarie insistono a incolpare i no vax, vogliono farci credere che - negando ai non inoculati l’accesso ai bar - risolveremo qualcosa. In pratica, è come se al ministero della Salute fossero convinti di curare il Covid togliendo il caffè a chi rifiuta la puntura. Di fronte a queste trovate viene da chiedersi a che cosa serva l’Is t i tu to superiore di sanità: a certificare i fallimenti? Giusto per rinfrescare la memoria: il 4 dicembre l’Iss spiegava che dopo 5 mesi l’efficacia del vaccino passa dal 75 al 44%. Ora invece chiarisce che il siero dopo 5 mesi copre solo al 30%. Un ottimo lavoro ex post, complimenti, peccato che per raccogliere dati basti l’Istat. L’Iss dovrebbe servire da guida, dovrebbe suggerire ai governanti di cambiare strategia quando il quadro sanitario si modifica. Ma niente: si limita farci sapere che il divin vaccino perde colpi, ma i politici fan finta di non sentire e restano appesi all’i n iezione sperando che li cavi da guai. Forse, piuttosto, converrebbe prendere atto della realtà: no, non abbiamo salvato il Natale, non siamo tornati liberi e anzi rischiamo di sferrare altri colpi mortali all’economia. Se non demoliamo il falso mito del green pass e se non la piantiamo con il delirio sul numero dei positivi, non ne usciremo più. Purtroppo viene il sospetto che sia proprio ciò che vogliono i p o l i t ic i .

Nessun commento:

Posta un commento