STUPIDA RAZZA

venerdì 24 dicembre 2021

Scatto di «nonno» Mario Si butta sul Colle e passa la palla all’Au l a

 

 E meno male che non era un «politico»! M ario Draghi t rasforma la conferenza stampa di fine anno in quella di fine mandato (a Palazzo Chigi), si candida, anzi si stracandida, al Quirinale utilizzando con raffinata maestria l’a r s en a l e retorico del politichese old school. La trovata del «nonno al servizio delle istituzioni» è stata studiata accuratamente, e raggiunge l’effetto di conquistare i titoli dei giornali on line e dei tg, consegnando agli italiani l’immagine rassicurante di «Nonno Mario» e imbiancando di colpo la chioma del premier, troppo corvina per quel che è l’immagine che gli italiani hanno del presidente della Repubblica, quella di una figura che dopo aver servito la nazione nel suo ambito di competenza ascende al Colle e assume il ruolo di arbitro super partes. Nonno Mario, però, sa bene, molto bene, che tra la sua ambizione di diventare capo dello Stato e la realizzazione del progetto c’è di mezzo un Parlamento terrorizzato dall’idea che la sua elezione al Colle comporti il ritorno alle urne, e cerca in ogni modo di tranquillizzare deputati e senatori: «È essenziale», sottolinea D ra g h i , «per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, di attuazione del Pnrr che la legislatura vada avanti fino al suo termine n atu ra l e » . Riavvolgiamo il nastro di questa conferenza stampa così attesa, e partiamo dalla risposta alla prima domanda, la più scontata: «Presidente, considera indispensabile che la legislatura prosegua per un altro anno, e per garantire continuità all’azione del governo, considera necessario che lei rimanga alla guida?». Draghi scoppia a ridere, rivolge un applauso alla giornalista e risponde: «Noi abbiamo conseguito tre grandi risultati. Abbiamo reso l’Italia uno dei Paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e abbiamo raggiunto i 51 obiettivi, quindi abbiamo creato le condizioni perché il lavoro sul Pnrr continui. Il governo ha creato queste condizioni indipendentemente da chi ci sarà: l’impor - tante», sottolinea D ra g h i , «è che il governo sia sostenuto da una maggioranza come quella che ha sostenuto questo governo, ed è la più ampia possibile. È una maggioranza che voglio ringraziare molto perché capisco benissimo che non è facile per i partiti lavorare insieme pur avendo idee spesso drammaticamente diverse. Eppure», aggiunge Dra - ghi, ci siamo riusciti». Dunque, gli obiettivi sono stati raggiunti e il lavoro sul Pnrr continuerà indipendentemente da chi sarà a Palazzo Chigi. Traduzione: per quanto mi riguarda, posso tranquillamente andare al Quirinale. Le immaginiamo, le facce di quelle centinaia e centinaia di deputati e senatori che, tra taglio dei parlamentari e crolli di consenso dei rispettivi partiti, hanno pregato e acceso ceri affinché D ra g h i re s ta s s e a Palazzo Chigi per conservare la poltrona per un altro annetto, almeno fino a settembre, quando matureranno i vitalizi per quelli alla prima legislatura. Nonno Mario prova a rassicurare tutti: «È essenziale», dice il premier, «per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, di attuazione del Pnrr che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale». Basterà a tranquillizzare deputati e senatori? A convincerli che eleggere Dra - ghi al Quirinale non vorrà dire tornarsene a casa? Certo che no, e infatti D ra g h i alla carota fa seguire il bastone: «Avendo detto che ci vuole una maggioranza ampia», sottolinea Dra - ghi, «anche più ampia della attuale perché l’azione di governo continui, è immaginabile una maggioranza che si spacchi sulla elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga nel sostegno al governo?». Traduzione: attenti che se si elegge un capo dello Stato senza una super maggioranza, ovvero un capo dello Stato che non sia io, crolla tutto lo stesso. La risposta all’en nesi ma domanda sul Quirinale è u n’altra conferma alla sua ambizione di succedere a Ser - gio Mattarella: «Il mio destino personale non conta assolutamente niente», dice D ra gh i , «non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. (NO,AL SERVIZIO DEL POTERE FINANZIARIO !) Io non immagino il mio futuro all’interno o all’esterno delle Istituzioni. L’ho detto una volta rispondendo ad una domanda fatta da alcuni ragazzini al punto luce di Torre Maura: l’importante è vivere il presente», filosofeggia Nonno Mario, «e farlo al meglio possibile. Forse sbaglio, ma i motivi del successo del governo, per me sicuramente ma credo anche per altri ministri, è che ha lavorato sul presente senza chiedersi cosa c’è nel futuro, cosa c’è per me nel futuro». Ma i partiti sono in grado di trovare un altro premier che possa tenere unita l’attu a l e maggioranza? «Questo», risponde D ra g h i , «dovete chiederlo a loro. Il governo comincia con una chiamata del presidente Mattarel la, che si è tradotta con una vicinanza costante all’azione di governo. Ma la responsabilità dell’azione di governo sta nel Parlamento. È il Parlamento che decide la vita del governo». È immaginabile un presidente della Repubblica che possa incidere sull’azione del governo? (CONE TE SICURAMENTE !) «Il governo previsto dalla Costituzione», sottolinea ancora D ra g h i , «è parlamentare. Il presidente della Repubblica non è tanto un notaio quanto un garante». Infine una nota sulla crisi tra Russia e Ucraina: «Le relazioni tra l’Uc ra i n a e la Russia», sottolinea il premier, «sono disciplinate dagli accordi di Minsk, che non sono stati osservati da nessuna delle due parti. Quindi l’o sservanza di questi accordi potrebbe essere un primo passo per sdrammatizzare la situaz io n e » .

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