| MO SO CAZZI ! |
Le conseguenze della guerra in
Ucraina mettono a rischio l’ap-
provvigionamento delle nostre
stalle. Secondo la Coldiretti, gli
allevatori italiani sono già co-
stretti a ridurre del 10% le razio-
ni di cibo a mucche, maiali e
polli, per quella che al momento
è già la più grave crisi alimenta-
re dalla fine del secondo conflit-
to mondiale. Pochi giorni fa an-
che Assalzoo, l’associazione dei
produttori di alimenti zootecni-
ci, in questi giorni aveva lancia-
to l’allarme: le scorte di materie
prime agricole per i mangimi
basteranno per 20 giorni, mas-
simo un mese, e se non verran-
no attivati canali alternativi di
fornitura si rischia addirittura
di ricorrere all’abbattimento
degli animali nelle stalle.
L’allarme nasce dal combi-
nato disposto di due blocchi al-
le esportazioni: il primo è quel-
lo del granturco ucraino, il se-
condo è stato deciso venerdì
scorso dell’Ungheria, che in
violazione delle norme euro-
pee sulla libera circolazione
delle merci ha scelto di blocca-
re le vendite all’estero dei pro-
pri cereali per garantire il mer-
cato nazionale. Ucraina e Un-
gheria insieme rappresentano
circa la metà delle nostre im-
portazioni di mais: ecco perché
questi due stop costituiscono
una vera emergenza.
Il Parlamento europeo, at-
traverso la sua commissione
Agricoltura, ha già chiesto l’in-
tervento urgente della Com-
missione: occorre che i suoi
membri facciano tutto il neces-
sario per evitare che il mercato
dei prodotti cerealicoli venga in
qualsiasi modo ostacolato al-
l’interno dell’Unione. Intanto,
la decisione degli allevamenti
di tagliare le porzioni alimen-
tari agli animali starebbe già
provocando effetti sulle forni-
ture alimentari, con riduzioni
della produzione di latte, carne
e uova. L’Italia, ricorda la
Coldiretti, è già deficitaria in
tutti i settori dell’allevamento e
produce solo il 51% della carne
bovina, il 63% della carne di
maiale e il 49% della carne di
capra e pecora che consuma.
Mentre per latte e formaggi la
produzione nazionale compre
solo l’84% dei consumi.
«Siamo di fronte a una nuova
fase della crisi - ha detto il pre-
sidente della Coldiretti, Ettore
Prandini - dopo l’impennata dei
prezzi arriva il rischio concreto
di non riuscire a garantire l’ali-
mentazione del bestiame. Da
salvare ci sono 8,5 milioni di
maiali, 6,4 milioni di bovini, 6
milioni di pecore e centinaia di
milioni di polli e tacchini». In
Italia la zootecnia - tra latte,
carne e uova - genera un giro
d’affari di circa 40 miliardi di
euro: «Quando una stalla chiu-
de - dice Prandini - si perdono
posti di lavoro e si intacca un si-
stema fatto di persone impe-
gnate a combattere lo spopola-
mento e il degrado dei territori
più svantaggiati». E secondo la
Coldiretti oggi, a rischio, c’è una
stalla su quattro.
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