IN ITALIA E IN FRANCIA !
https://www.repubblica.it/economia/2017/05/06/news/macron_e_i_suoi_affari_alla_rotschild-164703106/
Nel toto Quirinale i nomi più accreditati in questi giorni sono quelli di M a r io D ra g h i e di Mar ta Car tabia, la seconda più del primo perché il passaggio da Palazzo Chigi al Colle dell’at - tuale presidente del Consiglio secondo alcuni, ad esempio Antonio Tajani, dovrebbe comportare la fine anticipata della legislatura. Una ipotesi che molti temono, a cominciare dai 5 stelle che devono fare in conti con il calo dei consensi che, sommato alla riduzione dei seggi, offre una prospettiva drammatica. Le elezioni le teme Italia viva che naviga intorno al 2 per cento nelle intenzioni di voto, e Forza Italia, anc h’essa alle prese con numeri poco rassicuranti. Vorremmo, tuttavia, invitare i lettori a una riflessione che va al di là del contingente. Per riflettere su questa stagione della politica che ha origini lontane, dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso e si caratterizza per un progressivo arretramento dei partiti dalle responsabilità di governo nei ruoli più significativi, dalla presidenza del Consiglio al ministero del Tesoro, poi dell’Economia e delle finanze. Prima con Lamberto Dini, poi con Carlo Azeglio Ciampi, Ma - rio Monti adesso con M a r io D ra g h i . Non accade in nessuno dei grandi Stati con i quali ci confrontiamo, dal Regno Unito alla Germania, alla Francia, alla Spagna. Nessuno ha o ha avuto un presidente del Consiglio tratto dalle attività private, nella specie dal sistema finanziario e bancario. Questo significa che i partiti italiani sono consapevoli di non disporre di personalità idonee a svolgere un ruolo tra quelli fondamentali nella vita del Paese. Perché, evidentemente, non sono stati capaci di allevare al loro interno personalità che abbiano sensibilità politica e capacità di gestire adeguatamente le funzioni fondamentali dello Stato. Come per la Giustizia, dove siede un docente universitario, Marta Cartabia, per il Viminale, guidato da un ex funzionario, il prefetto Luciana Lamorge s e, per le Infrastrutture, con Enrico Giovannini, economista e statistico. Tutto questo ci appare quasi scontato, naturale. Eppure questa situazione, gravissima, è manifestazione di una crisi profonda della politica che si riverbera, del resto, anche a livello locale. Perché nelle più recenti elezioni comunali il candidato sindaco di Roma è stato scelto dal centrodestra al di fuori dei partiti. Così a Milano, a Napoli, a Torino. Con gli effetti che abbiamo visto. Questa situazione deve preoccupare moltissimo gli italiani a qualunque parte politica appartengano perché affidarsi a personalità, sicuramente di grande esperienza e caratura anche internazionale, non va bene. Anche se avessimo un premio Nobel a Palazzo Chigi o al Quirinale vorrebbe dire che quella speciale capacità di interpretare le aspettative dei cittadini e anche di guidarli attraverso riferimenti di filosofia politica i partiti non l’hanno più. E questa è la più evidente delle conseguenze di quella stagione nella quale abbiamo sentito esaltare la fine delle ideologie, che si è rivelata, in realtà, la fine delle idee e degli ideali alimentati nel corso degli anni dal pensiero di storici e filosofi, a destra ed a sinistra, così smorzando gli entusiasmi e anche le illusioni e la fantasia che deve guidare quanti operano nell’interesse dei cittadini. Dobbiamo tornare alla politica, quando i partiti politici avevano personale che seguiva un cursus honorum, garanzia di apprendimento e conoscenza dei problemi con buona probabilità di riuscire ad affrontarli se non sempre a risolverli. Dalla Dc al Pci al Psi al Pli, tutti disponevano di personalità che dignitosamente hanno potuto svolgere funzioni di ministro, primo ministro, presidente della Repubblica. Tornare alla politica, dunque, è necessario e urgente.

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