STUPIDA RAZZA

mercoledì 15 dicembre 2021

Il cambiamento climatico può essere frenato solo con strategie condivise

 

C inque anni fa entrava in vigore l’Accordo di Parigi che avrebbe dovuto essere la stella Polare della politica globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Il 13 novembre scorso si è chiusa la Cop26 di Glasgow che doveva fare il punto rispetto allo stato di avanzamento dell’Accordo e concordare dei meccanismi per la messa in pratica, sebbene oggi sia difficile affermare quando si arriverà a invertire il cambiamento climatico. Uno degli elementi positivi è dato dalla diversa percezione della problematica in Russia. Nei discorsi di politica, amministrazione e impresa, la tematica green è diventata oggi imprescindibile. Nel 2020 questa tendenza non era ancora evidente, ma dal 2023, ad esempio, diventerà obbligatorio il bilancio carbonico per tutte le società russe. Questo nuovo corso apre molte possibilità di cooperazione per le aziende italiane ed europee del settore. In Russia il volume delle emissioni di gas serra è pari a 2.119 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente all’anno. Il Paese è quarto in termini assoluti, dopo Cina (11.705 milioni), Stati Uniti (5.794) e India (3.346). In termini di emissioni pro capite è pari a 35 metri cubi (13,79 tonnellate). Nello scenario base, entro il 2030 il volume complessivo delle emissioni annuali di gas serra in Russia dovrebbe essere di 2.212 milioni di tonnellate, per poi scendere a 1.830 entro il 2050. La neutralità carbonica dovrebbe essere raggiunta verso il 2060. Ad esempio, dall’anno scorso vengono stabilite, volontariamente, delle quote di emissioni in 12 città industriali tra le più climalteranti, per cercare di ridurle entro il 2024 di 1.501 mila tonnellate. Nella regione di Sakhalin è stato avviato il primo sistema di commercio internazionale di unità di carbonio in Russia e, grazie a questo progetto pilota, già entro il 2025 l’isola dovrebbe raggiungere la neutralità carbonica. L’Accordo di Parigi prevede di contenere l’aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi centigradi, limitandola, se possibile, a 1,5 gradi. Le strade per arrivarci possono essere di cinque tipi: aumento della quota di energia elettrica generata da fonti rinnovabili e riduzione del consumo di combustibili fossili; passaggio a un combustibile carbonicamente neutro (idrogeno); miglioramento dell’efficienza energetica di edifici, industrie, trasporti, ecc.; sviluppo dell’economia circolare; riproduzione delle foreste e gestione efficace delle risorse forestali. Quest’ultimo elemento è, per la Russia, forse il principale, tenendo conto delle sue dimensioni e delle particolarità naturali. Per questo, anche a Glasgow, Mosca ha insistito particolarmente su questo punto. L’azione in favore del clima può svolgersi in due direzioni: limitare le emissioni nocive e assorbirle. Secondo Tom Crowther, ricercatore del Politecnico federale di Zurigo, nel mondo ci sono circa 3 trilioni di alberi, principali assorbitori di gas a effetto serra, e un miliardo di ettari è adatto alla riforestazione. Su questa superficie si potrebbero piantare ancora 1,2 trilioni di alberi per assorbire 205 miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera. La metà di questi territori si trovano in sei Paesi: Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Cina. Si tratta di un metodo facile e poco costoso per avere un’atmosfera terrestre più sana. La Ue mira a ridurre le emissioni di CO2 con varie tecnologie, ma molte di queste sono inaccessibili per i Paesi poveri. In tale situazione una pratica più equilibrata, con una forte componente di rimboscamento, potrebbe essere un’opzione percorribile. Un altro elemento da tener presente è l’impatto ecologico della transizione green. Senza soffermarsi sulle conseguenze economiche – risentite in Occidente quest’autunno sul mercato energetico, poiché le fonti alternative non riuscivano a produrre le quantità necessarie, mentre la domanda aumentava – quali sono le conseguenze, per la natura e il clima, di produzioni per la trasformazione sostenibile? Si vogliono costruire più auto elettriche? Allora ci sarà bisogno di aumentare la produzione di litio e di altri minerali, tra cui le terre rare. Qualcuno ha calcolato quanto costerà questo aumento in termini ecologici? Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, le emissioni a effetto serra nella produzione di litio sono tre volte superiori di quelle della produzione di acciaio, mentre per le terre rare (indispensabili nei panelli solari) di 50 volte. Alcuni dati sono stati forniti dal Ceo di Rosneft, Igor Secin, nel corso del XIV Forum economico eurasiatico di Verona, il quale ha sottolineato che la transizione energetica dovrebbe essere sincronizzata con la fornitura di energia, di metalli e altri materiali, con lo sviluppo tecnologico (secondo i suoi dati, la metà delle tecnologie necessarie per un’economia decarbonizzata nel 2050 non esisterà ancora) e con un radicale cambiamento del comportamento dei consumatori. Inoltre, siamo arrivati al punto in cui diventa necessario sostituire le pale eoliche installate 20 anni fa. E il processo accelererà: nel 2020 bisognava riciclare circa 40 mila tonnellate di pale eoliche, ma già nel 2025 saranno 100mila. E il costo ecologico? Problemi simili li vediamo con i pannelli solari, la cui durata effettiva è inferiore ai 30 anni previsti inizialmente, e dove l’alto contenuto dei cosiddetti metalli pesanti li rende tossici e richiede un trattamento specializzato, 10-30 volte più costoso del normale. Non si tratta di rinunciare alla transizione energetica, ma di farla in modo razionale, prendendo in considerazione tutti i fattori, anche l’impatto ecologico della transizione stessa. Gli slogan non renderanno l’economia sostenibile. Se vogliamo veramente rallentare il riscaldamento del clima e affrontare con razionalità il cambiamento climatico, e se non consideriamo questa problematica come uno strumento di concorrenza economica, dobbiamo cercare di elaborare dei programmi che tengano conto delle priorità e delle possibilità di tutti gli attori. Quello che i Paesi ricchi possono permettersi, risulta un lusso per quelli poveri o in via di sviluppo. Conciliare esigenze differenti per arrivare a un risultato globale soddisfacente, vantaggioso per tutti: questa dovrebbe essere la strada maestra. A suo modo la Russia può essere un esempio, perché si è resa finalmente conto della gravità della situazione, sta cercando di elaborare differenti vie d’uscita, a prescindere dalle proprie possibilità ed esigenze, evitando di imporre agli altri delle soluzioni non convenienti che non prendono in considerazione le loro priorità. Il problema climatico, essendo globale, può avere solo soluzioni globali, equilibrate e condivise.

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