STUPIDA RAZZA

domenica 19 dicembre 2021

La narrativa ormai non tiene più Puntano tutto sulla rassegnazione

 

Stiamo assistendo a uno slittamento della narrazione pandemica. Purtroppo i vaccini non bloccano i contagi né le varianti, anzi molti virologi dicono che le inducono ma lasciamo perdere, ormai da quando il British Medical Journal «è una rivista» gli argomenti tecnici hanno perso interesse. Ormai si parla apertamente di quarta dose e in fondo nessuno di noi vuole accettare ciò che viene detto con serietà ineluttabile in Israele o con delirante euforia distopica in Nuova Zelanda: richiami a vita. La questione è che ormai la narrativa tecnico-sanitaria sta cedendo. Il vaso delle contraddizioni è colmo. E chi è stato a farlo tracimare? La colpa è di una cosa fatta di un materiale molto duro: la realtà. E non mi sto riferendo a quella che Edoardo Ac otto invoca contro Giorgio A ga m b e n , non si tratta della Realtà filosofica, quella che dovrebbe contrapporsi ai complottismi, ma alla realtà quotidiana, quella piccola, quella che ti entra in casa. Un mese fa la narrazione era basata sul fatto che i tamponi erano inaffidabili, «la falla del green pass», la vera causa dei contagi. Roberto S p e ra n za li reintroduce per tutti coloro che entrano in Italia. Va bene la memoria corta, va bene il gregge ma questa volta in nome dell’inattendibilità dei tamponi si sono obbligate le persone a vaccinarsi contro la propria volontà e si sono lasciati a casa dal lavoro molti che di farsi questo vaccino proprio non ne vogliono sapere. Ecco, queste cose, questi fatti, trascendono la narrazione. Ma il colpo di grazia non è stato nemmeno questo. Non è stata neanche la palese contagiosità dei vaccinati che a fronte di sintomi del Covid magari scelgono - non tanto responsabilmente per dei responsabili che si sono sacrificati per gli altri - di non farsi il tampone per non perdere il super green pass, le cene di Natale, i cinema (imperdibili!) e tutta la vita sociale che «i sorci» non hanno. Un vaccinato con terza dose che prende il Covid magari è tentato di buttare giù degli antipiretici e di andare a sciare contagiando tutta la baita, chi lo sa. Ma anche in questo caso la subdola impalpabilità degli argomenti del Covid show non consente la presa di coscienza. C’è un fatto però che ormai bussa sinistramente alle porte dei vaccinati e che è destinato ad assurgere a bieco protagonista, purtroppo, del dibattito: le reazioni avverse. Tristemente e sfortunatamente il tempo e le terze dosi stanno moltiplicando le reazioni avverse gravi tanto che sempre più persone sono a conoscenza diretta di parenti, amici, conoscenti alle prese con disturbi che vanno dallo strano al fastidioso al decisamente grave. E qui entra in azione il più classico dei meccanismi di rifiuto. Comprensibilissimo, ci mancherebbe, ma mi chiedo cosa pensino, nella solitudine della propria camera da letto prima di addormentarsi, tutti coloro che fanno finta di ridere di fronte ai racconti di strani casi di «malori improvvisi», embolie, nevralgie, problemi cardiaci, problemi ematici, quando leggono che Sergio Agüe ro del Barcellona smette di giocare a 33 anni per «aritmia maligna» e in conferenza stampa, senza che nessuno glielo chieda, dice che comunque è contento di essersi vaccinato. Il numero degli episodi ormai ridicolizza i teorici del «nessuna correlazione» così come lo sfortunato Pierpaolo Sileri, incappato in due recenti contraddittori imbarazzanti, sulla contagiosità dei vaccinati e sul concetto di vaccino sperimentale. Prepariamoci dunque allo slittamento della narrazione: meglio i pochi rischi del vaccino che i tanti rischi del Covid. Prepariamoci a un inasprimento della narrazione sui casi gravi di Covid, anche nei bambini, sulle sofferenze indotte dal virus e sulle menomazioni permanenti. Del resto molti colpiti da reazioni avverse hanno già accettato tutto questo, sono infatti in molti a sposare il controfattuale: «Chissà cosa mi sarebbe capitato con il Covid se con il vaccino ho avuto questi problemi». Ma l’accettazione del rischio minore non è quello che avevano raccontato fino a ieri, anzi avevano insistito sul fatto che i «no vax» sono malvagi, irrazionali, disfattisti, perché non ha alcun senso non voler fare «una punturina». Ma una politica che dichiara stati d’emergenza per motivazioni scientifiche, cosa farà quando non potrà più appellarsi neanche alla scienza? 

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