Se la modernità è Babbo Natale gay, lasciatemi il mio medioevo


L a s c i ate m i
nel medioevo
della mia infanzia, ve ne prego.
Quel magico eldorado anagrafico in cui Babbo Natale era
asessuato, quel piccolo mondo antico in cui le tradizioni
venivano omaggiate per
quello che erano, riti condivisi in cui tutti erano accettati e accolti.
Perché se per essere alla moda, up to date, devo trovare geniale la provocazione delle Poste norvegesi, che in occasione del cinquantesimo anniversario della depenalizzazione dell’omosessualità hanno
deciso di girare uno spot in cui
Babbo Natale si bacia con un
altro uomo (che a uno, già così,
verrebbe da domandare: «Dovendo genufletterci davanti al
totem della modernità, a
quando una bella ammucchiata nel presepe all’o m b ra
della stella cometa?»).
Perché se per non apparire
un reazionario conservatore
devo gioire per l’i n i z i at iva
presa a Modena, issare in una
delle piazze principali una
maxistatua di Papà Noel, o di
Santa Claus, fate voi, però rigorosamente in tutù.
Ecco, se per venire applaudito come contemporaneo
evoluto devo dire di sì a queste, come ad altre manifestazioni del movimento di liberazione 3.0, la mia educata risposta è: grazie, ma anche no.
Pronto a ripeterlo anche di
fronte ad altre iniziative che
finiscono con l’i nce ne ri re
l’innocenza della mia giovinezza, quando le tempeste ormonali erano scatenate da
donne maestre nel gioco del
«vedo e non vedo», e il massimo dell’eccitazione si raggiungeva sbirciando il reggicalze che Laura Antonelli la -
sciava intravedere salendo su
una scala nel film Mal iz ia di
Salvatore Samperi.
Perché se per non farmi appiccicare la lettera scarlatta di
retrogrado oscurantista devo
cadere in deliquio davanti ad
Alessia Marcuzzi, persona
piacevole e ironica, che su Instagram esibisce il suo privato
scrigno di sex toys, «vi porto
nel mio arsenale». Con Mari -
na La Rosa, l’ex «gatta morta» -
e quindi vivissima - del primo
Grande Fratello, la quale interpellata: «Che ne pensi del tabù
sfatato da M a rcu z z i ?», ha elegantemente sghignazzato:
"Ma quale tabù? Tutti noi abbiamo a casa dei sex toys. E
menomale!», postando anche
lei l’immagine del suo compagno di giochi.
E dopo che l’ormai ex attrice Gwyneth Paltrow ha messo
in vendita la candela «che profuma come la mia vagina»
(sold out in poche ore, a conferma del vecchio adagio per
cui la madre dei followers è
sempre incinta), ebbene, di
nuovo: grazie, ma anche no.
Intendiamoci: qui non si sta
sindacando la libertà del singolo di organizzare il proprio
Natale, la propria sessualità,
l’intera sua esistenza, come
caspita più gli aggrada, ci
mancherebbe pure altro. Ma
non può accadere neppure
che, in ossequio a una visione
a senso unico della tolleranza,
io arrivi a rinnegare la (o rinunciare alla) mia, d’id e nt i tà:
antropologica, sessuale, relig io s a .
Una società che abdichi ai
propri valori prevalenti non è
né più democratica né più
«aperta», come l’avrebbe definita Karl Popper.
Perché se non ci deve essere
la prevaricazione del gruppo
su l l ’individuo, non può neppure avvenire il contrario.
Il tentativo è in corso. In nome di una legittima richiesta
di rispetto delle minoranze o
di categorie considerate in via
presuntiva più deboli (personalmente ho sempre ritenuto
che il sesso caratterialmente
davvero forte sia quello femminile, anche se le leve del potere sono quasi sempre in mano di uomini e ominicchi), l’esplicita rivendicazione a muso duro «così è, se vi pare» cerca di mettere la mordacchia
alla maggioranza, di cui si vorrebbe conculcare il diritto di
esprimere il proprio punto di
vista, antagonista o indifferente che sia.
Un magnifico ossimoro, a
ben guardare, un paradosso
nel paradosso. Perché una
maggioranza ridotta al silenzio si trasforma, in concreto,
in una minoranza.
Così, perseguendo ossessivamente l’inclusione (altro
mantra che ha portato al lunare documento della commissione europea sull’uguaglian -
za ad uso dei funzionari della
Ue, linee guida - poi ritirate -
atte a non urtare la suscettibilità di chi non è cristiano, e che
di fatto abolivano l’espressio -
ne «Buon Natale»), si tende all’esclusione dei dissidenti.
Un gulag alla rovescia, a voler enfaticamente esagerare.
Quello per cui poi si prova un
sempre maggiore fastidio è
l’esibizionismo di ritorno di
persone che ti sbattono in faccia il loro status (compresi i
maschi alfa, che ci tengono a
farti sapere di essersi accoppiati con centinaia di donne,
riducendole a tacche da segnare sul calcio del fucile: «almeno 700», evocando una datata autocertificazione contabile di Antonio Cassano, che
però sportivamente aggiungeva: «Ma ai tempi chi cuccava
più di tutti era Francesco Totti », alè), senza che tu abbia avvertito alcuna necessità di
avere lumi al riguardo.
Vedi da ultimo l’attrice Elia -
na Miglio, che, segnala il sito
D ag o s p ia , «sorprende con un
libro autobiografico sul proprio disordine erotico, tra
fluidità dei sensi e ambivalenza dei desideri», e vai con il
coming out tendenza lesbo
senza margini per l’immagi -
nazione: «Mi tuffo dentro di
lei, la sento ansimare sotto di
me, vorrei fare l’amore facendole un po’ male».
Il dibattito e la critica è consentito solo tra simili, e tanti
saluti alla crescita garantita
dalla dialettica degli opposti,
te s i - a nt i te s i - s i nte s i .
Gay che si confrontano con
gay, donne con donne, neri
con neri, perché tu bianco, tu
maschio, tu etero, tu insomma «diverso» ma da sempre
«privilegiato», che ne puoi sap e re?
Sicché, l’altra sera quel
marpione di Maurizio Cos ta n zo ha apparecchiato una
puntata del suo show con un
duello tra un reduce del Gran -
de Fratello, Tommaso Zorzi, e
il mai allineato Maurizio Coruzzi in arte Platinette, con il
primo a rieccheggiare la cultura del piagnisteo, «Noi (gay)
per anni siamo stati vittime di
un sistema eterocentrico», e il
secondo a rintuzzare facendo
ondeggiare il parruccone:
«Ma se la televisione è piena di
f**ci! Quale visione eterocentrica! Basta con questo vittimismo! Siamo ovunque!».
Per chiudere: pensatela come più vi garba, ma non rubateci i nostri usi e consuetudini. La banale visione del mondo delle anime semplici: gli
uomini, le donne, Babbo Natale e la Befana, il mistero del
sesso e della vita.
Soprattutto per i nostri figli, che avranno, si spera, tutto
il tempo per scoprire che
que ll’anziano con la barba
bianca, che dispensa doni
viaggiando su una slitta trainata da renne, è una leggenda.
Che quello tra il papà e la
mamma, o - se preferite - tra
un maschio e una femmina,
non è l’unica forma di amore,
fisico e spirituale, che esiste. E
che i bambini non li portano le
cicogne. Ma neppure una provetta .
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