STUPIDA RAZZA

mercoledì 9 marzo 2022

Borse in balia della volatilità L’Europa entra nella fase orso

 

Sedute per cuori forti in Borsa. La volatilità di questi tempi è talmente elevata che le azioni in Europa nella prima seduta della settimana hanno subito un’escursione, tra minimi e massimi, del 6%. Il forte passivo della mattina si è ridimensionato nel pomeriggio a -1,23% a livello aggregato (indice Eurostoxx 50) con punte negative del -2% (Dax 40 tedesco). Il Ftse Mib di Piazza Affari - che è arrivato a perdere oltre il 6% dopo il -6,24% di venerdì - ha limitato i danni con un -1,3% a fine giornata. Nella seduta di ieri i principali listini europei sono andati a testare la “soglia orso”, quel drawdown da -20% che separa statisticamente una semplice correzione dall’ingresso in un mercato ribassista più profondo, marcato e duraturo. È interessante notare che l’Eurostoxx, dopo essere scivolato a -23% dai livelli del 5 gennaio, ha recuperato terreno fermandosi proprio a -20%. Il Ftse Mib, arrivato ieri a toccare un parziale di -25% dai livelli di inizio anno, ha recuperato ma tecnicamente è entrato in “territorio orso” con un parziale di -21,3%. Come l’indice tedesco, anch’esso a -21%. Queste soglie andranno monitorate attentamente nelle prossime sedute dato che al momento hanno prevalso le “vendite volute”, tanto da istituzionali quanto da retail (come emerso dai riscatti record dai fondi azionari europei). Ci si chiede però cosa accadrebbe se si dovesse passare alle “vendite dovute”, ovvero a quelle operazioni forzate legate a movimenti obbligatori di de-risking da parte dei grandi fondi. Per quanto la situazione resti complicata non siamo, allo stato attuale, in questo secondo scenario. Ma il quadro va attenzionato perché come visto gli indici stanno vacillando su soglie tecniche di “confine”. Insomma, tanto stress e fatica nelle sale operative per cercare di destreggiarsi nel flusso di notizie contradditorio che arriva dal fronte bellico. Il ridimensionamento delle vendite a fine giornata potrebbe essere legato alla proposta di mediazione della Turchia che ha annunciato per giovedì 10 marzo un incontro trilaterale con Ucraina e Russia ad Antalya. Vi parteciperanno il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, e gli omologhi di Kiev e Mosca, Dmytro Kuleba e Sergei Lavrov, Ankara, ha assicurato Cavusoglu, «continuerà a lavorare per una pace duratura». Se però si osserva l’andamento di Wall Street, che nel corso del pomeriggio ha visto intensificarsi le vendite iniziali con i principali indici in rosso di circa il 2%, lo scenario di una tregua non ha convinto tutti gli investitori. Si naviga a vista e lo dimostrano anche i forti acquisti sui beni rifugio. Il dollaro, nella sua espressione ponderata con le più grandi valute internazionali sintetizzata dal dollar index, è balzato oltre i 99 punti e a questo punto non è lontano dai 102 raggiunti a marzo di due anni fa, nel pieno del contagio finanziario della pandemia. L’oro si è spinto in giornata oltre i 2.000 dollari l’oncia per poi fare “campo base” in area 1.980. La volatilità resta elevata. Il Vix è balzato a 35 punti, segno che molti investitori professionali stanno aumentando l’acquisto di assicurazioni (opzioni put) per proteggere i portafogli dall’incertezza geopolitica. Si teme uno scenario di staglazione tanto in Europa quanto negli Usa. E per questo sono aumentate le operazioni di spread trading, del tipo “compro utilities, vendo finanziari”. Lo spettro di stagflazione trova conferma dalla distanza tra i rendimenti americani a 10 e 2 anni, che continua ad assottigliarsi e che ieri è scesa fino a 2o punti. Statisticamente quando questa curva va sottozero anticipa di circa un anno e mezzo la recessione. Questo quadro sarebbe aggravato dalla presenza di inflazione, qualora il rialzo delle materie prime (anche ieri petrolio sugli scudi con il Wti in area 120 dollari) non dovesse mollare la presa. Intanto la struttura finanziaria della Russia continua a degradarsi. Il rublo ha aperto la settimana con un -18%. La valuta di Mosca, in forte flessione verso tutte le altre monete, passava di mano a 150 sul dollaro, dopo aver toccato un minimo storico di 162, con il biglietto verde che è arrivato a guadagnare fin quasi il 32%. Se a inizio anno bastavano 75 rubli per un dollaro, ora ne serve il doppio.

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