STUPIDA RAZZA

mercoledì 9 marzo 2022

Banche ancora giù: conti molto più salati degli asset a rischio

 

L’onda d’urto dell’invasione russa in Ucraina, e delle conseguenti sanzioni occidentali a Mosca, sta squassando le banche europee con una magnitudo analoga a quella vista nel 2020 a seguito dello scoppio della pandemia da Covid-19. Ma se l’origine di queste reazioni borsistiche è inequivocabile, resta da capire che cosa stia scontando esattamente il mercato. E cioè se la reazione degli investitori sia allineata ai rischi generati dalle esposizioni delle banche verso i due paesi coinvolti nello scontro bellico. O se invece il mercato stia incorporando (e in quale misura) scenari e prospettive che vanno ben al di là del conflitto odierno, resta da capire se a torto o a ragione. Di certo, ai valori attuali, e solo per dare l’idea della violenza delle vendite sul mercato italiano, il mercato sta facendo pagare a Intesa Sanpaolo per 5-6 volte l’esposizione in Russia e a UniCredit per 3 volte. Il tracollo borsistico Partiamo dai numeri. Dai massimi di febbraio, l’indice delle banche europee Stoxx 600 ha perso circa il 27% del suo valore. Due delle banche europee più esposte verso Russia e Ucraina, l’austriaca Raiffeisen e la francese Société Générale, in meno di un mese hanno perso rispettivamente il 57% e il 42% del loro valore. In Italia non è andata meglio. Nel giro di un mese il paniere delle banche italiane (Ftse Banks) ha ceduto il 38%: tradotto, significa che oltre 40 miliardi di capitalizzazione sono andati letteralmente in fumo. A pagare il conto più salato sono state le due principali banche del Paese, Intesa e UniCredit, che lasciando sul terreno rispettivamente il 44% e il 35% circa del loro valore, hanno visto prosciugare la capitalizzazione di 14 e 19 miliardi. Numeri impressionanti, che ricordano quelli registrati tra febbraio e marzo di due anni fa, quando lo scoppio della pandemia aveva portato a un tracollo dell’indice bancario italiano del 47% in un mese. Il peso reale della Russia Di fronte a questi numeri, val la pena chiedersi quale sia l'esposizione diretta e indiretta delle banche verso i due paesi teatro del conflitto, e in Russia in particolare. Perché è anzitutto da lì che le perdite rischiano di arrivare. Per UniCredit, che è presente in Russia con la sussidiaria AO UniCredit, la 12esima del paese con una quota di mercato dell’1% e un valore di libro di 2,5 miliardi, meno del 4% del patrimonio del gruppo, le attività ponderate per il rischio verso la Russia sono pari a 9 miliardi circa. A ciò si aggiungono 5 miliardi di prestiti cross-boarder soprattutto su petrolio,gas e commodity e 1,1 miliardi di titoli russi. Intesa, da parte sua, è presente a Mosca da quasi 50 anni con una sussidiaria relativamente piccola (160 milioni di patrimonio e un funding infragruppo di circa 200 milioni, meno dell’1% del patrimonio netto tangibile di gruppo) e circa 70 milioni di titoli di Stato russi. Più significativa la presenza in termini di lending, tramite il business Cib, con cui Ca’ de Sass eroga circa 5 miliardi di prestiti, l’1% del totale. Morgan Stanley ha calcolato che, ipotizzando come scenario estremo l’azzeramento di valore delle controllate locali e una svalutazione progressiva dei crediti verso Mosca, Intesa registrerebbe una perdita di Cet 1 che potrebbe oscillare tra un minimo dello 0,1 e l’1,1% in caso di svalutazione totale delle esposizioni creditizie (pari a una forchetta compresa tra i 0,2 milioni e i 3,6 miliardi). Per UniCredit, la perdita oscillerebbe tra i 40 e 150 punti base, ovvero tra 1,2 e 4,7 miliardi. Semplici stress test e di sensitivity, va detto, ma che portano gli analisti della casa americana a ritenere che le perdite per entrambe «sarebbero gestibili». Tuttavia il dato che colpisce è che ai valori del 2 marzo, la market cap persa da Intesa eccedeva di 4 volte la perdita massima potenziale in Russia, di due volte per Unicredit. A distanza di qualche giorno, e complici gli ulteriori ribassi, il mercato è andato ancora oltre: alla chiusura di ieri di fatto Intesa scontava per 5/6 volte la perdita di tutta la Russia, UniCredit per 3 volte. Il rischio di “overshooting” Ma allora, come si spiega una tale reazione? Tolte le reazioni emotive da “panic selling”, che di certo hanno un peso rilevante in questi casi, forse allora serve andare oltre. E guardare agli effetti di media e lunga durata che il conflitto potrebbe portare con sé. Realistico che il mercato inizi a incorporare una riduzione delle aspettative sulla crescita del Pil, complice il rincaro del gas e del petrolio, così come un ritmo più lento degli aumenti dei tassi da parte delle Banche centrali (che rischia di frenare l’attesa crescita del margine di interesse degli istituti) fino ad arrivare a una riesplosione in larga scala del problema crediti deteriorati, complice il deterioramento dello scenario macro. Questo potrebbe spiegare come mai, segnalava nei giorni scorsi Goldman Sachs, l’Eurostoxx 50 stia incorporando un’intensificazione del conflitto più che proporzionale rispetto ad altri asset, a partire dai mercati Usa. Ciò che resta da capire è se il mercato abbia davvero ragione (e stia calibrando correttamente la scommessa ribassista). Oppure se stia eccedendo in pessimismo, come accaduto all’indomani dello scoppio della pandemia.



Nessun commento:

Posta un commento